Terza Conferenza Generale
dell'Episcopato Latino Americano

(Puebla, 1979)




Istituti Secolari

774. "Per quanto riguarda propriamente gli Istituti Secolari, è importante ricordare che il loro specifico carisma cerca di rispondere in modo diretto alla grande sfida che gli attuali cambiamenti culturali pongono alla Chiesa: recepire le forme di vita secolarizzata, che il mondo urbano-industriale esige, evitando però che la secolarità si converta in secolarismo".

775. "Lo Spirito ha suscitato nel nostro tempo questo nuovo modo di vita consacrata rappresentato dagli Istituti Secolari, per aiutare in qualche modo a risolvere, tramite loro, la tensione tra apertura reale ai valori del mondo moderno (autentica secolarità cristiana) e la piena e profonda donazione del cuore a Dio (spirito della consacrazione). Mettendosi esattamente al centro del conflitto, questi Istituti possono costituire un valido apporto pastorale per il futuro, e aiutare ad aprire nuove vie, valide per tutti, per il Popolo di Dio".

776. "Per altra parte, a motivo della stessa problematica che intendono affrontare e per la mancanza di radici in una provata tradizione, essi sono più esposti delle altre forme di vita consacrata alle crisi del nostro tempo e al contagio del secolarismo. La speranza e i rischi che il loro modo di vivere comporta, dovranno spingere l'Episcopato latino-americano a promuovere e ad appoggiare con particolare sollecitudine il loro sviluppo".

Messaggio al IIº Congresso Latino Americano degli Istituti Secolari

Card. Eduardo Pironio

(12 luglio l979)




Cari fratelli e amici,

1. Benvenuti a questo incontro di grazia! Il Signore è presente poiché siete stati convocati come Chiesa in suo Nome (Mt 18 20). Lo Spirito di Dio che rinnova tutte le cose agirà in profondità nel cuore di ciascuno di voi, all'interno di ciascuno degli Istituti Secolari qui rappresentati. Ne uscirete nuovi e rigenerati: "confermati nella Fede, animati dalla Speranza e rafforzati dall'Amore, per compiere la loro missione evangelizzatrice nel nostro continente latino-americano". Permettetemi di salutarvi con l'augurio di Paolo ai Romani: "Il Dio della speranza vi ricolmi di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per virtù dello Spirito Santo" (Rom 15,13).

2. Il Dio vivente della speranza! E' di Lui che ha bisogno oggi l'America Latina. Ed è Lui che voi annuncerete con la forza di una testimonianza che nasce dalla contemplazione e dalla croce, si realizza "nelle condizioni ordinarie della vita familiare e sociale" (L.G. 31) e si concretizza nella manifestazione e comunicazione del Cristo della Pasqua. Voi non siete testimoni di un Dio lontano, bensì di un Dio che è risuscitato e vive e sta percorrendo la strada degli uomini. E non siete neppure testimoni disincarnati che mostrano agli altri la via della salvezza dalla riva, bensì testimoni che affrontano le difficoltà e i rischi della storia, immersi in maniera radicale in Cristo morto e risuscitato, evangelicamente inseriti nel mondo per trasformarlo, santificarlo, offrirlo a Dio, costruendo così la nuova civiltà dell'amore. Come tutti i laici ma assai di più, per la forza della consacrazione che vi anima "dovete essere testimoni della resurrezione e della vita del Signore Gesù e segni del Dio vivo al cospetto del mondo" (L. G. 38).

3. Voi vi riunite per riflettere alla luce del Magistero e posti di fronte alle esigenze di un Continente in piena ebollizione, segnato dalla povertà e dalla croce ma impregnato di speranze sull'identità degli Istituti Secolari in quest'ora provvidenziale in America Latina in vista di una evangelizzazione piena, di una promozione umana integrale, di una trasformazione della cultura verso la civiltà dell'amore.

4. Io vorrei, con semplicità, ricordarvi tre cose: la vostra identità, la vostra attualità come "modo specifico" di essere Chiesa, le vostre esigenze profonde e radicali.

5. 1. La vostra identità: essa si esprime con una frase molto semplice: "secolarità consacrata". Sono due aspetti di una stessa realtà, di una stessa vocazione divina. Entrambi questi aspetti sono essenziali. Lo dice chiaramente Paolo VI: "Nessuno dei due aspetti della vostra fisionomia spirituale può essere sopravvalutato a scapito dell'altro. Ambedue sono 'coessenziali'"(20.IX.72).

6. Il Signore chiama in quest'ora privilegiata della storia e della Chiesa a vivere la consacrazione nel mondo, dal mondo e per il mondo. Il mondo non può macchiare o impoverire la ricchezza e la fecondità della consacrazione, così come la consacrazione non può strapparvi agli impegni e alle responsabilità dei vostri compiti quotidiani. Radicalmente impegnati con Cristo, aperti a ciò che è eterno, testimoni dell'Assoluto, ma nell'àmbito della vita temporale. E' necessario sottolineare bene e unire indissolubilmente entrambi questi termini: "consacrati secolari".

7. "Consacrati": cioè santificati dall'unico Santo in modo più profondo in Cristo, per opera dello Spirito, in vista di una appartenenza totale ed esclusiva all'Amore. "Ora voi avete l'unzione ricevuta dal Santo e tutti avete la scienza" (1 Gv 2,20). Questa consacrazione che approfondisce e porta alla sua pienezza la consacrazione del battesimo e la cresima penetra tutta la vita e le attività quotidiane, creando una disponibilità totale al Piano del Padre che vi vuole nel mondo e per il mondo. Essa vi caratterizza come uomini e donne dell'Assoluto e della speranza, esclusivamente aperti all'unico Amore, poveri e disinteressati, capaci di comprendere coloro che soffrono e di dedicarsi evangelicamente a redimerli e a trasformare il mondo dal suo interno. Con bella espressione, Paolo VI ha detto: "La vostra vita consacrata, nello spirito dei consigli evangelici, è espressione della vostra indivisa appartenenza a Cristo e alla Chiesa, della tensione permanente e radicale verso la santità e della coscienza che, in ultima analisi, è soltanto Cristo che con la sua grazia realizza l'opera di redenzione e di trasformazione del mondo. E' nell'intimo dei vostri cuori che il mondo viene consacrato a Dio" (Paolo VI, 2.2. 1972).

8. "Secolari". Ma questa consacrazione speciale questa particolare appartenenza a Gesù Cristo nella verginità, nella povertà, nell'obbedienza non sradica i membri di un Istituto Secolare dal mondo né paralizza la loro attività temporale, ma la vivifica e dinamizza, le conferisce maggior realismo ed efficacia liberandola da soddisfazioni, interessi e ricerche che abbiano qualche rapporto con l'egoismo. La "consacrazione secolare" apre l'uomo o la donna al radicalismo assoluto dell'amore di Dio, disponendoli così a una incarnazione più profonda nel mondo, per una secolarità pura e libera, purificatrice e liberatrice.

9. Non siete del mondo, ma siete nel mondo e per il mondo. Lo specifico di questo "modo nuovo" di essere Chiesa è vivere precisamente il radicalismo delle Beatitudini dall'interno del mondo, come luce, sale e lievito di Dio. Questa secolarità che è ben lontana da un superficiale naturalismo o secolarismo indica il "luogo proprio della vostra responsabilità cristiana", il modo unico di santificazione e apostolato, l'àmbito privilegiato di una vocazione specifica per la gloria di Dio e il servizio dei fratelli. Essa esige una vita nel mondo, in contatto con i fratelli del mondo, inseriti come loro nelle vicissitudini umane, responsabili come loro delle possibilità e dei rischi della città terrestre, gravati come loro del peso di una vita quotidiana impegnata nella costruzione della società, coinvolti come loro nelle più diverse professioni al servizio dell'uomo, della famiglia e dell'organizzazione dei popoli. Impegnati, soprattutto, a costruire un mondo nuovo secondo il piano di Dio, nella giustizia, nell'amore e nella pace, come espressione di un'autentica "civiltà dell'amore".

10. Non è un compito facile; richiede discernimento, generosità, coraggio. Paolo VI vi ha chiamati gli "alpinisti dello spirito" (26.9.1970).

11. 2. La vostra attualità. Paolo VI, di indimenticabile memoria e di intuizione profetica, parlava degli Istituti Secolari come di "un fenomeno caratteristico e consolantissimo nella Chiesa contemporanea" (26.9.1970). Voi esprimete e realizzate, in modo originale a voi proprio, la presenza della Chiesa nel mondo. Siete un segno coraggioso dei nuovi rapporti della Chiesa con il mondo: di fiducia e amore, di incarnazione e presenza, di dialogo e di trasformazione. Il Concilio ci ha aperto una via evangelica per ciò che ha poi illuminato il successivo magistero dei Papi, da Paolo VI fino a Giovanni Paolo II. La Chiesa è stata ripetutamente definita come "sacramento universale di salvezza". Per l'America Latina, lo Spirito di Dio ha ispirato due avvenimenti ecclesiali che hanno fortemente caratterizzato la presenza salvifica della Chiesa nel Continente: Medellin e Puebla. Attraverso questi due eventi comprendiamo meglio la responsabilità dei cristiani nella evangelizzazione e trasformazione del mondo. E' un'esigenza dei tempi e un invito pressante dello Spirito. E' una sfida della storia all'impegno della Chiesa, e più specificamente ancora dei laici, a inserirsi nel mondo per trasformarlo dal suo interno. In un momento come questo diceva Paolo VI gli Istituti Secolari, in virtù del loro carisma di secolarità consacrata, appaiono come provvidi strumenti per incarnare questo spirito e trasmetterlo alla Chiesa intera. Se essi, già prima del Concilio, in certo modo hanno anticipato esistenzialmente questo aspetto, con maggior ragione debbono oggi essere testimoni specializzati, esemplari, della disposizione e della missione della Chiesa nel mondo" (2.II. 1972).

12. E immediatamente aggiunge, come un'esortazione e una sfida: "Per l'aggiornamento della Chiesa oggi non bastano chiare direttive e frequenti documenti: sono richieste personalità e comunità responsabilmente consapevoli di incarnare e di trasmettere lo spirito voluto dal Concilio. A voi è affidata questa esaltante missione: essere modello di instancabile impulso alla nuova relazione che la Chiesa cerca di incarnare davanti al mondo e al servizio del mondo".

13. Gli Istituti Secolari se sono veramente fedeli al loro carisma di secolarità consacrata hanno una parola molto importante da dire oggi nella Chiesa. La loro missione è oggi più che mai provvidenziale. Saranno un modo privilegiato di evangelizzazione, di annuncio esplicito dell'Amore del Padre manifestato in Cristo, di un'autentica e profonda promozione umana e di una vera liberazione evangelica operata secondo lo spirito delle beatitudini. Saranno un modo concreto di superare il tragico dualismo tra la fede e la vita, la Chiesa e il mondo, Dio e l'uomo.

14. 3. Le vostre esigenze. Bisogna essere fedeli al Signore che oggi ci chiama di nuovo e ci chiede tutto. Non dubito che questo sia un momento di grazia per gli Istituti Secolari dell'America Latina. Di conseguenza, è un momento di rinnovamento e di speranza. E' necessario "ricreare" nello Spirito i nostri Istituti Secolari, ascoltando la Parola di Dio e leggendo costantemente i segni dei tempi.

15. Vorrei indicare soltanto tre esigenze che mi sembrano fondamentali: il senso della Chiesa, l'esistenza teologale, la dimensione contemplativa.

16. Senso della Chiesa: vivere la gioia di essere Chiesa oggi, in questo momento privilegiato della storia, in questo Continente di possibilità e di speranza, con un modo originale e specifico di rispondere alla chiamata divina. Essere pienamente Chiesa in modo nuovo (come "consacrati secolari"), in profonda comunione con i Pastori e partecipando fraternamente alla missione evangelizzatrice di tutto il Popolo di Dio. Radicalmente concentrati in Dio ed evangelicamente inseriti nel mondo. Essere Chiesa in una linea di autentica comunione e partecipazione.

17. Esistenza teologale: è necessario vivere nel mondo una chiara e salda esistenza teologale. Vivere normalmente il soprannaturale: respirare nella fede, camminare costruendo nella speranza, cambiare il mondo vivendo nella follìa dell'amore. Voi lo dite nella bellissima preghiera del Congresso: "Confermati nella fede, animati dalla speranza e rafforzati dall'amore" .

18. La visione di fede vi aiuterà a scoprire in ogni istante il piano del Padre, il passaggio di Cristo nella storia, il forte invito dello Spirito dell'Amore. La speranza vi impedirà di essere paralizzati dallo scoramento o dalla tristezza, vi appoggerà nel Cristo della Pasqua, vi impegnerà attivamente nella costruzione del mondo. La carità vi porterà a vivere con gioia le esigenze radicali della consacrazione, a incentrare la vostra vita in Gesù Cristo e ad abbracciare la sua croce, a inserirvi serenamente nel mondo senza superficialità e senza paura e a servire generosamente i fratelli .

19. Dimensione contemplativa: Per leggere in Dio le cose che avvengono nel mondo, per scoprire le inquietudini degli uomini e le esigenze di Dio è necessario essere contemplativi. Essere, in altri termini, uomini e donne di preghiera che si soffermano, nel ritmo delle loro attività, per ascoltare Dio, che si spingono di tanto in tanto fino nel deserto per incontrarsi da soli con Lui, che sanno, soprattutto, instaurare nel proprio intimo una zona profonda e inalterabile di silenzio attivo. Persone che sperimentano Dio nel lavoro e nel riposo, nella croce e nella gioia, nella preghiera e nell'attività temporale. Non è facile, la "preghiera secolare", ma è imprescindibile. E' l'unico modo di vivere, per un membro di un Istituto Secolare: respirare ininterrottamente in Dio mentre si segue il ritmo dell'attività professionale e il dolore speranzoso dell'umanità. E' difficile, ma si deve avere il coraggio di interrompere tutto, a volte (per poi tornare al mondo), e cercare un momento e uno spazio di preghiera. E soprattutto, bisogna chiederlo a Dio con la semplicità dei poveri.

20. Questo Messaggio è risultato eccessivamente lungo. Questo si spiega in parte con l'amore ecclesiale che sento per gli Istituti Secolari; la loro esistenza provvidenziale, la loro efficacia attuale come segno di una Chiesa nella speranza, la loro responsabilità speciale in quest'ora di evangelizzazione del nostro Continente latino americano. In parte si spiega anche perché vorrebbe sostituire la mia presenza fisica e ciò che avrei voluto dirvi personalmente se avessi potuto partecipare al vostro Congresso. Dio ha disposto diversamente: che sia benedetto!

21. Ma saranno presenti più delle mie parole scritte due cari amici e testimoni degli Istituti Secolari: Dott. Don Mario Albertini e Mons. José Dorronsoro. Essi sono "la mia lettera" personale, come direbbe San Paolo. Parlate con loro, consultateli con fiducia, ascoltateli. Vi diranno forse la stessa cosa che io vi dico, ma meglio, più succintamente e con maggior autorità. La mia è l'autorità del servizio in Cristo e dell'affetto.

22. Non potrei concludere senza rivolgere uno sguardo a "Maria, modello di secolarità consacrata, che evangelizzò con la sua presenza e la sua parola" come dice con bellissima espressione la preghiera del II° Congresso.

23. Totalmente consacrata al Signore per la sua povertà, verginità e obbedienza al Padre , Maria visse nel mondo: pienamente inserita nella storia del suo popolo, condividendo la sua attesa e la sua speranza, vivendo la sua povertà e anelando la sua liberazione. Essa credette nella Parola che le fu detta da parte del Signore e fu felice. Fu una donna contemplativa: visse sempre "in ascolto" della Parola del Signore. Fu la Vergine fedele, la madre della santa speranza e dell'amore bello: la Vergine che generò Cristo e lo donò nel silenzio della contemplazione e della croce. Fu la figura e il principio della Chiesa: fatta presenza di Cristo, segno di comunione e di salvezza.

24. A Lei, la "stella dell'evangelizzazione", affidiamo ora i lavori di questo II° Congresso latino americano degli Istituti Secolari. In Lei confidiamo e da Lei speriamo. Lasciamo ogni cosa nel cuore silenzioso e fedele di "Maria, dalla quale nacque Gesù, chiamato il Cristo" (Mt 1,16).

25. Con tutto il mio affetto e la mia speranza vi benedico in Cristo e in Maria Santissima.

Prolusione al IIº Congresso Monsiale degli Istituti Secolari

Card. Eduardo Pironio

(25 agosto 1980)




1. Sia questa una semplice parola di speranza detta da chi conosce gli Istituti Secolari e li ama; detta anche da chi, nel nome del Papa Giovanni Paolo II, ha il privilegio e la responsabilità di servirli.

2. Mi sia permesso di salutarvi con le parole di San Paolo ai Filippesi: "Vi giunga la grazia e la pace che provengono da Dio, nostro Padre, e dal Signor nostro Gesù Cristo. Io rendo grazie a Dio ogni qualvolta vi ricordo. Sempre e in tutte le mie preghiere prego con gioia per tutti voi, pensando alla collaborazione che avete prestato per la diffusione del Vangelo dall'inizio fino ad ora" (Fil. 1,2 5).

3. Il vostro Congresso si apre nel segno dello Spirito Santo e con la protezione di Maria, modello di consacrazione secolare in un momento privilegiato per la missione della Chiesa: un mondo che è desideroso della parola di Dio, che sente l'esigenza della presenza trasformatrice della Chiesa, che chiede ragione della sua speranza, che interroga la Chiesa sui temi della verità, dell'amore, della giustizia e della pace, della libertà e della comunione. Il mondo sfida la Chiesa sul terreno che le è proprio e peculiare: la trasmissione della Buona Novella di Gesù per la conversione dei cuori e la costruzione di una nuova società.

4. E' proprio qui che si inserisce, nel mistero di una Chiesa comunione, il provvidenziale ministero laicale degli Istituti Secolari: nella relazione essenziale di una Chiesa fatta per salvare l'uomo (tutto l'uomo e tutti gli uomini) e per trasformare il mondo dal di dentro per la gloria del Padre. "La Chiesa non è mossa da alcuna ambizione terrena. Desidera soltanto una cosa: continuare sotto la guida dello Spirito, l'opera stessa di Cristo, che venne nel mondo per dare testimonianza della verità, per salvare e non per giudicare, per servire e non per essere servito" (GS 3).

5. Mi sia permesso, all'inizio di questo Congresso che giudico di fondamentale importanza per il futuro degli Istituti Secolari (per la loro vitalità interiore, l'efficacia della loro missione e l'imprescindibile risveglio delle nuove vocazioni) di ricordarvi tre cose: la fedeltà alla vostra identità di laici consacrati, il significato ecclesiale della vostra vita e della vostra missione evangelizzatrice, la necessità di una profonda vita in Cristo, l'inviato dal Padre e salvatore degli uomini.

Fedeltà alla propria identità

6. Siate pienamente voi stessi. Non temete di perdere la vostra irrinunciabile identità di laici vivendo radicalmente nel mondo la libertà interiore e la pienezza dell'amore che danno i consigli evangelici.

7. La consacrazione non vi allontana dal mondo: piuttosto vi inserisce più profondamente, in modo nuovo, nel Cristo Pasquale portando a maggior maturità e pienezza la consacrazione essenziale del Battesimo. Vivere a fondo il Battesimo, per un laico consacrato, vuol dire impegnarsi in modo nuovo ad essere nel mondo una "lettera di Cristo", "scritta non con inchiostro ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulla carne, cioè nei cuori" (2 Co 3,3).

8. Siate fedeli alla vostra "secolarità consacrata", cioè: vivete l'inseparabile unità di questa vocazione unica e originale nella Chiesa. Non sentitevi laici declassati, laici di seconda categoria, laici clericalizzati, strano miscuglio di laico e religioso: sentitevi pienamente laici impegnati direttamente nella costruzione del mondo avendo scelto di seguire radicalmente Gesù Cristo.

9. Per la stessa opera di evangelizzazione tanto intimamente connessa con la promozione umana integrale e con la piena liberazione in Gesù Cristo è necessario che voi viviate, con tutta generosità e spontaneità quotidiana, i due termini di una indivisibile vocazione: la "consacrazione secolare". Per questo siete stati amati ed eletti, consacrati ed inviati.

Senso ecclesiale della vostra vita e missione evangelizzatrice

10. E' tutta la Chiesa che ha accolto, in questi ultimi anni, il dono degli Istituti Secolari. Da Pio XII fino a Giovanni Paolo II. Ricordiamo specialmente i messaggi di Paolo VI, così pieni di luce, di calore umano, di senso ecclesiale.

11. La "consacrazione secolare" è un modo privilegiato di essere Chiesa, specialmente Chiesa "sacramento universale di salvezza". Appartenete, pertanto, alla santità della Chiesa. Non alla sua struttura gerarchica, bensì alla sua vita.

12. E' necessario che i membri degli Istituti Secolari vivano con intensità il mistero della Chiesa: tanto a livello universale come a livello particolare. Scoprire, amare ed assumere tutti i problemi e le speranze, le istanze missionarie delle diverse Chiese locali. La vitalità evangelizzatrice di un Istituto Secolare dipende dal suo profondo e concreto senso della Chiesa.

13. Da qui la necessità di camminare nella trasmissione diretta della Buona Novella ai poveri con i Pastori, in autentica comunione con i loro orientamenti e con le esigenze e le aspettative di tutto il Popolo di Dio.

14. Gli Istituti Secolari costituiscono un modo originale di essere Chiesa; ciò suppone due cose: che si riconosca e si rispetti la loro identità specifica e che la loro missione si realizzi dall'interno di una Chiesa essenzialmente comunione e partecipazione inviata da Gesù Cristo al mondo per annunziare la Buona Novella ai poveri.

Profonda vita in Cristo, inviato dal Padre

"Sono crocifisso con Cristo e non vivo più io ma è Cristo che vive in me" (Gal 2,19 20).

15. La vita e la crescita di un Istituto Secolare dipendono essenzialmente da due cose: dal suo realismo storico (impegno reale con la vita della città: famiglia e lavoro, cultura, società e politica) e dalla sua intima inserzione in Cristo. E ciò - per un membro di Istituto Secolare - presuppone quanto segue: la sequela radicale di Cristo attraverso i consigli evangelici (senza, per questo, allontanarlo dal contesto storico del mondo) e la sua progressiva assimilazione a Cristo tramite la preghiera, la croce, la realizzazione quotidiana della volontà del Padre.

16. La preghiera si realizza sempre in un contesto "secolare", non religioso né monacale. E ciò non significa che non sia autentica. E' sempre una concreta e perfetta comunione con la volontà del Padre. Essa viene dall'interno del mondo, nelle normali condizioni di vita. Esige, però momenti difficili e austeri di separazione e di deserto. Non può essere vissuta in clima permanente di contemplazione, salvo determinati tempi forti ed esclusivi di meditazione.

17. Vivere in Cristo per la trasformazione del mondo. Vivere di Cristo per la chiara e forte profezia dell'uomo: è nato Gesù, nostra "felice speranza".

Conclusione

18. Cari amici, state per iniziare i vostri lavori. Guardate il mondo in cui siete immersi come luce, come sale, come fermento e che vi interroga; guardate il mondo con realismo e speranza.

19. Ascoltate e ricevete Cristo che vi sceglie, vi consacra e vi invia. Ascoltate Cristo con umiltà e disponibilità. Amate la Chiesa e testimoniate nel mondo la sua presenza.

20. Siate sinceri nell'amore, allegri nella speranza, forti nella tribolazione e perseveranti nella preghiera (Rm 12,9,12).

21. "Che il Dio della pace vi consacri pienamente" (1 Ts. 5,23) e che vi accompagni sempre Maria, la Vergine della speranza, della fedeltà e del servizio, della radicale dedizione al Padre per mezzo di Cristo nel cuore della storia.

Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari(CRIS)

La formazione negli Istituti Secolari (6 aprile 1980)




PRESENTAZIONE

1 . Nel presentare queste pagine sulla formazione, è doveroso precisare che esse vogliono semplicemente offrire un sussidio agli Istituti Secolari. Non intendono invece presentare un direttorio normativo.

2. Nel dicembre 1978, la Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari ha inviato a tutti gli Istituti Secolari il risultato di uno "studio sulla formazione" compiuto su diversi testi costituzionali, ac¬compagnandolo con un questionario. Le risposte giunte sono state a loro volta studiate; la maggioranza accettava come valido lo "studio" sottoposto: per questo il sussidio ora presentato ne conserva sostanzialmente la struttura, ed è stato corretto, ampliato e precisato accogliendo molti contributi. Dalle risposte che si discostano da questa impostazione è stato preso quanto poteva essere integrato, non invece quello che avrebbe richiesto una radicale rifusione: sia perché anch'esse riconoscono la validità dello "studio" precedente, sia perché altrimenti si sarebbe dovuto pubblicare un materiale troppo voluminoso.

3. Così pure alcune sottolineature che questo o quell'Istituto ha fatto in base al suo carisma e alla sua esperienza, e che addirittura può ritenere come essenziali, ma che in realtà variano da Istituto a Istituto, non sono state riprese.

4. Da quanto detto, già si intravedono i limiti delle pagine qui raccolte. In particolare si può notare che la trattazione è ancora soprattutto sui princìpi: tuttavia questo sussidio li ripropone nella convinzione che si tratta di princìpi ricavati da esperienze ed esigenze concrete, e che meritano un impegno di traduzione concreta. Contengono quindi la speranza, queste pagine, che gli Istituti si sentano stimolati a curare debitamente la formazione e anche a raccogliere e comunicare le loro esperienze positive così che diventino lezione pratica e patrimonio comune.

I. VITA CRISTIANA E VOCAZIONI SPECIFICHE

5. La vita cristiana, che è vita teologale, esige da tutti i battezzati un impegno verso la perfezione della carità, secondo la vocazione personale, nella comunità ecclesiale.

6. Fondamento e meta di questa crescita è Gesù Cristo: ".. finché il Cristo non sia formato in voi" (Gal 4,19) perché quel "grande amore (che) ci ha dato il Padre" raggiunga "in noi la sua perfezione" (1 Gv 3,1 e 4,17); agente principale e guida è lo Spirito Santo: ".. Egli vi guiderà alla verità tutta intera" (Gv 16,13); l'ambiente è la Chiesa, Corpo del Cristo; nutrimento e sostegno essenziali sono i sacramenti e la Parola di Dio.

7. All'interno di questa visione, universalmente valida e sempre molto impegnativa, occorre parlare di una crescita secondo le varie vocazioni, cioè con specificazioni proprie.

8. La vocazione a una consacrazione nella secolarità esige appunto che si tenga conto del suo contenuto teologico, della situazione nel Popolo di Dio e nella società civile delle persone chiamate su questa via, e anche della organizzazione degli Istituti.

II. PRINCIPALI PROBLEMI

9. Nella esperienza degli Istituti Secolari l'attività formativa presenta una serie di problemi, che si possono così indicare in sintesi:

A) Problemi di carattere generale

Essi risultano:

10. 1) dal ritmo accelerato dei cambiamenti nella società a tutti i livelli, dal ritmo di vita che ne consegue, e dal clima di superficialità predominante: con la difficoltà per captare i segni dei tempi e per discernere la priorità nella scala dei valori;

11. 2) dalla crisi di identità che ha scosso il mondo cattolico in questi ultimi anni: i fenomeni di secolarizzazione e di orizzontalismo; l'affacciarsi di una molteplicità di culture e di modelli di vita; una certa confusione in campo teologico; la diminuzione del "sensus Ecclesiae" e l'influsso di correnti contrastanti all'interno stesso della Chiesa; la carenza di una formazione cristiana e dottrinale sufficientemente solida nei giovani, derivante anche dalla crisi delle forme educative tradizionali.

B) Problemi più specifici agli Istituti secolari

Essi riguardano:

12. 1) la natura stessa della vocazione di quegli Istituti, che esige uno sforzo costante di sintesi tra fede, consacrazione e vita secolare: sintesi che permetta di attuare una missione tipicamente secolare, accogliendo in totalità le esigenze evangeliche della consacrazione a Dio;

13. 2) la situazione delle persone, che sono normalmente impegnate in compiti e attività secolari: con problemi di tempo, di equilibrio tra le attività, di spostamenti di luogo... Difficoltà queste che si raddoppiano, se si tien conto che riguardano gli stessi "formatori", i quali pure sono impegnati, spesso, in una professione;

14. 3) l'ambiente ecclesiale in cui vivono gli Istituti Secolari: questa vocazione generalmente non è compresa dalla comunità e dagli stessi sacerdoti (così che spesso viene a mancare una direzione spirituale confacente); e sul piano operativo, così importante anche per la formazione, il carisma specifico di questi Istituti di frequente non è valorizzato nella complementarità e corresponsabilità con gli altri doni della Chiesa.

15. Questa indicazione di problemi potrebbe essere più particolareggiata, e di certo in alcuni Istituti essi assumono aspetti anche più accentuati, per motivi propri. Ad esempio negli Istituti a diffusione internazionale essi si presentano con le difficoltà che comporta il dovere di rispettare e assumere i valori propri delle culture, nelle quali il carisma dell'Istituto ha da incarnarsi.

16. Tuttavia la sintesi fatta è sufficiente a ricordare, se ce ne fosse bisogno, quanta attenzione meriti il compito formativo negli Istituti Secolari.

III. PRINCIPI DI BASE

A) Obiettivo ultimo

17. Per aiutare veramente la persona a rispondere alla propria vocazione e missione nel mondo, in conformità al progetto di Dio, la formazione in un Istituto Secolare deve favorire lo sviluppo integrale e unitario della persona stessa, secondo la sua capacità e le sue condizioni.

18. Questa formazione non è facile, a causa della propensione a separare le realtà naturali da quelle soprannaturali, mentre le une e le altre vanno parimenti considerate. Richiede quindi una conoscenza sufficientemente vera della persona in formazione da parte del soggetto stesso e da parte del formatore non soltanto per quanto riguarda i suoi doni spirituali e il suo cammino di fede, ma pure sotto gli aspetti umani di intelligenza, apertura, sensibilità, equilibrio, maturità affettiva e morale, capacità di autonomia e di impegno, eccetera.

19. Sta di fatto però che i valori soprannaturali, proprio quelli che devono assicurare l'unità desiderata, sfuggono in gran parte alla nostra azione. Di conseguenza, la formazione esige prima di tutto una educazione fondamentale alla fede e alla preghiera, cioè a quel rapporto personalissimo con Dio, che sa tradursi in fedele adesione a Lui in tutti i momenti della giornata, e che nello stesso tempo è ricca della presenza dei fratelli e del creato. Questo rapporto vivo e costante presuppone la formazione alla fedeltà ai "tempi forti" di preghiera, e all'attenzione a vivere la comunione con Dio nello sforzo stesso di unione con gli uomini. Allora la preghiera aiuta l'accettazione paziente di se stessi e delle proprie condizioni di vita; aiuta quindi a trovare l'equilibrio e a crescere solidamente.

20. Così la formazione diventa effettivamente quello che deve essere: un contributo umano al lavoro invisibile della grazia, per portare la persona alla indispensabile collaborazione con l'Agente principale che è lo Spirito Santo.

21. La Vergine Maria è, anche a questo proposito, esemplare, e si fa "modello ispiratore" (Paolo VI): lei che costantemente consentì alla parola e alla volontà divina e "consacrò totalmente se stessa alla persona e all'opera del Figlio suo", lei che "avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce" (LG 56 e 58).

B) Caratteristica fondamentale

22. La vocazione comune di quanti aderiscono allo stesso Istituto richiede elementi di contenuto e di metodo, nella formazione, comuni a tutti. Ma Dio chiama per nome: la vocazione, pur nella comunione, è personale. Anche la formazione è necessariamente personale sotto questi aspetti:

23. 1) deve essere voluta e assunta attivamente dalla persona in formazione, che ha da sentirsene responsabile cercando continuamente di realizzare se stessa alla luce di Dio. Una formazione in cui uno si limitasse a ricevere sarebbe senza effetto.

24. 2) deve tener conto della personalità del singolo, cioè del complesso delle sue doti e dei suoi limiti, nonché dello stadio di sviluppo a cui, per la formazione già ricevuta o non ricevuta anteriormente, è giunto.

25. 3) infine deve tener conto del "luogo" di formazione, cioè della situazione concreta della persona da formare: infatti è importante che questa sia aiutata a realizzare la vocazione personale, espressione della vocazione specifica dell'Istituto, nel suo contesto di vita e quindi nelle sue relazioni con gli altri.

26. Pertanto la formazione sarà personale in una integrazione comunitaria: la crescita della persona dipende anche dalla capacità di stare, nei vari settori della vita, in profondo rapporto con gli altri, e dallo sviluppo del senso di fraternità e di reale comunione dentro l'Istituto, comunità riunita da Cristo.

C) Ambito

27. La formazione deve abbracciare tutti i campi della vita, anche se l'Istituto non deve dare un eguale contributo a ciascuno di questi campi. Infatti: da una parte, alcuni di essi sfuggono, tecnicamente parlando, alla sua competenza diretta (campo professionale, politico, sindacale, ecc.); d'altra parte, occorre considerare che i secolari hanno all'esterno dell'Istituto diverse possibilità di formazione anche su aspetti meno tecnici.

28. Ci si può chiedere se l'ambito di competenza dell'Istituto non si restringa, per la formazione, alla trasmissione della conoscenza della vocazione propria e a quanto consegue dal carisma specifico. O se suo dovere non sia soprattutto quello di assicurare una solida formazione di base, per supplire alle carenze troppo spesso deplorate nei candidati.

29. Ma, pur privilegiando questi due aspetti, occorre aiutare i singoli, direttamente o indirettamente, ad acquisire tutta la formazione di cui hanno personalmente bisogno per rispondere alla chiamata nell'Istituto e per realizzare la propria missione. Uno dei compiti del formatore sarà di discernere in quali campi una formazione resta necessaria, quali lacune sono da colmare, dove l'aggiornamento è urgente e vitale. Intanto, partire dalla realtà concreta di ciascuno: la sua personale formazione di base, i suoi doveri professionali e sociali, le possibilità offerte dal suo ambiente di vita; poi, aiutarlo, offrendo anzitutto quello che è specifico dell'Istituto, indicando i mezzi di formazione all'esterno, ma anche supplendo a livello di Istituto, per quanto possibile, a quello che all'esterno non può trovare, e vigilando sulla coordinazione dei diversi elementi per favorire in ogni soggetto l'auspicata unità.

D) Aspetti particolari

30. Gli aspetti e i campi di formazione possono essere esaminati con una distinzione che però non significa separazione, perché essi si intersecano e talvolta si sovrappongono. Trattare di ciascuno uno per volta significa solo illustrarne i contenuti essenziali.

I ) Formazione spirituale

31. In questo aspetto vanno comprese le esigenze fondamentali della vita di grazia e della vita di fede, per persone consacrate a Dio nel mondo. Esigenze che ciascuno deve far proprie per rinnovarsi dall'interno, per vivere concretamente secondo i consigli del Vangelo, per darsi totalmente a Dio e agli uomini, nella fedeltà alla vocazione di consacrazione secolare in seno al proprio Istituto.

32. A causa della diffusa mancanza di formazione spirituale nei giovani che chiedono di entrare nell'Istituto, la loro formazione ha da essere molto concreta: insegnando a vivere i consigli evangelici attraverso gesti e atteggiamenti di dono a Dio nel servizio degli uomini, aiutandoli a cogliere la presenza di Dio nella storia del nostro tempo e nella storia di ciascuno, educandoli a vivere nell'accettazione della croce.

33. Avviene così che la formazione spirituale generale rientra e si specifica nella formazione spirituale secondo il carisma dell'Istituto e la sua spiritualità. Gli elementi che ricorrono, anche se la sottolineatura dell'uno o dell'altro può variare, sono:

- formazione alla preghiera e a vivere alla presenza di Dio;

- approfondimento della vita battesimale nella consacrazione specifica, esercizio delle virtù teologali e di una fede adulta perché tutto l'essere appartenga al Signore;

- ascolto della parola di Dio, individuale o comunitario, in obbediente meditazione;

- approfondimento del "sensus Ecclesiae" con la presa di coscienza che, per la consacrazione, tutta la vita personale è donata alla Chiesa e partecipa della sua missione;

- formazione per rendere capace la persona di portare i valori spirituali all'interno di ogni situazione umana.

2) Formazione dottrinale: biblica e teologica

34. La formazione spirituale esige un sostegno dottrinale, cioè di studio sia della Bibbia che dell'insegnamento della Chiesa.

35. Certo, la Sacra Scrittura non è un libro solo per dotti; tuttavia non è possibile leggerla come Parola di Dio se non la si prende tanto sul serio da studiarla per comprenderla, secondo le capacità. L'opera dello Spirito in noi è valorizzata, non impedita, da uno sforzo diligente di studio, compiuto per aprire il più possibile intelligenza e cuore all'ascolto. Questa formazione dottrinale biblica dovrebbe estendersi a tutta la Sacra Scrittura, ma senz'altro deve riguardare almeno il Nuovo Testamento, soprattutto il Vangelo.

36. E lo stesso vale per l'insegnamento della Chiesa; conoscere e capire il Concilio, il magistero del Papa, il magistero dell'Episcopato... per vivere più consapevolmente la fede ed essere più inseriti nella comunità ecclesiale.

37. Oggi è più facile che in passato trovare occasioni di studio biblico e teologico nelle varie diocesi. L'Istituto deve interessarsi perché queste occasioni siano messe a frutto, permanendo il dovere di completare eventualmente con lo studio di quella parte del magistero della Chiesa che riguarda proprio gli Istituti Secolari.

3) Formazione psicologica, morale e ascetica

38. Questo aspetto formativo non è tanto per una conoscenza teorica della psicologia e della morale, quanto piuttosto in ordine alla necessità che la persona in formazione comprenda se stessa, comprenda l'ambiente nel quale vive, e preveda i contraccolpi che ne può ricevere. La ricerca di fattori d'equilibrio, di padronanza di sé, di apertura agli altri, è necessaria per formare una personalità matura, responsabile, ricca di qualità umane: tutto questo, per corrispondere meglio al dono della grazia mediante uno sforzo costante di conversione personale e mediante una revisione permanente della propria testimonianza di vita.

39. All'aspetto di conoscenza deve quindi corrispondere un lavoro di autoformazione, nel quale si inseriscono le virtù di abnegazione e di mortificazione per seguire Cristo portando la propria croce.

4) Formazione all'apostolato secolare

40. Il lavoro e l'attività professionale, e ogni tipo di presenza nella società, hanno da diventare mezzi di santificazione personale e mezzi per santificare il mondo dall'interno, sapendo inserire in esso i valori cristiani, in primo luogo la carità.

41. Va perciò sottolineata l'importanza di mettere i membri dell'Istituto al passo con il cammino del mondo e della Chiesa, di aprirli a orizzonti vasti, di portarli ad assumere coraggiosamente le proprie responsabilità; l'importanza di formarli a cogliere "il cambiamento di mentalità e di strutture" in atto, e a "penetrare il modo di pensare e di sentire" degli uomini di oggi per poter "giudicare e interpretare tutte le cose con senso integralmente cristiano" (GS 7 e 62).

42. L'Istituto ha quindi il compito di favorire una formazione alla secolarità (all'indole secolare) compresa non solo come condizione sociale, ma anche come valore che entra nello stile di vita, nel seguire i consigli evangelici, nell'attuare l'impegno apostolico. E di favorire una formazione alla missione evangelizzatrice e santificatrice della Chiesa nel mondo: per un apostolato di presenza e di testimonianza nel proprio ambiente e nella vita professionale; per una testimonianza anche quando, per ragioni diverse (malattia, età, ecc.) non si ha che la propria vita ordinaria per partecipare alla edificazione del Regno; e pure per un apostolato in forma visibile e diretta, come è richiesto a un cristiano cosciente e impegnato, che per vocazione speciale sente l'urgenza di annunciare Cristo e l'amore del Padre, e sa porsi a disposizione della comunità ecclesiale per raggiungere questo scopo.

43. In breve: formazione alla secolarità come modo di vivere la vocazione specifica nel mondo e per il mondo; ma anche formazione al coraggio, all'audacia apostolica, alla volontà di una migliore preparazione, a non cedere al rispetto umano.

5) Formazione professionale

44. E' già stato ricordato che l'Istituto non è per sé competente a intervenire in modo diretto sul piano professionale. Tuttavia ha da porre attenzione a che sia assicurata la formazione in questo campo, perché il valore della testimonianza dipende anche da essa.

45. E' quindi importante sensibilizzare i membri al dovere che incombe loro di acquisire la migliore competenza possibile per la loro professione, di avere dei rapporti corretti con il proprio ambiente di lavoro, di prepararsi a scelte valide nei settori culturale, sociale, politico, sindacale. Sono, queste, condizioni indispensabili per avere un impatto con un mondo in cui la cultura e la tecnica sono preponderanti e dove troppo spesso la coscienza professionale fa difetto.

46. L'esigenza della formazione professionale deve essere accolta come un servizio autentico al mondo, in adesione alla vocazione specifica degli Istituti Secolari.

E) Linea unificante

47. Questi vari aspetti della formazione, e in particolare quello spirituale e quello apostolico, trovano un loro indirizzo unitario nelle Costituzioni di ciascun Istituto, in quanto esse sono la proposta concreta della vocazione e contengono le linee radicali della fisionomia spirituale di chi è chiamato secondo tale vocazione.

48. Le Costituzioni rinnovate dopo il Concilio Vaticano II sono ricche di ispirazione teologica, sia biblica che dottrinale, e di esortazioni e stimoli ascetici. Se un membro di un Istituto Secolare è formato sulla loro base, la sua formazione sarà essenzialmente completa, oltreché garantita nella sua validità dall'approvazione della Chiesa.

49. E' fondamentale che si crei una relazione adulta, libera della libertà dei figli di Dio, tra la persona e le Costituzioni: occorre conoscere e comprendere quello che esse dicono; occorre mettersi in atteggiamento disponibile per leggervi la verità che interpella all'impegno generoso.

50. Questo rapporto, evidentemente, non è esclusivo del periodo di prima formazione, quando è necessario conoscere bene quello che l'Istituto chiede e offre. Le Costituzioni lette alla luce del Vangelo e dei documenti ecclesiali offrono una materia di studio, di riflessione e di revisione sempre valida per proseguire verso la maturità cristiana.

F) Tempi di formazione

51. La formazione dovrà avere un carattere sistematico nel primo periodo di vita nell'Istituto, ma non può limitarsi a questo; anzi, essa prende la sua perfetta configurazione man mano che le scelte si precisano: e quindi, durante tutta la vita.

52. Tutti gli elementi descritti valgono sia per la prima formazione che per la permanente, ma le accentuazioni saranno diverse. Anche la formazione alla spiritualità e al carisma specifico dell'Istituto, così importante nel periodo iniziale, dovrà continuare perché, nel modo concreto di viverli, il carisma e la spiritualità hanno una loro evoluzione, dipendente dal tempo, dai luoghi, dalle direttive della Chiesa, dai bisogni del mondo. Evoluzione intelligente, e per questo, bisognosa di continua formazione.

53. I compiti propri della formazione permanente sono molteplici: essa supplisce alle inevitabili lacune delle prime fasi; costituisce un aiuto indispensabile per un continuo aggiornamento, nel discernimento dei veri valori e in una lettura illuminata dei segni dei tempi; permette di superare i momenti di fatica, dovuti a una vita intensa o all'isolamento o all'età o ad altra circostanza; sostiene lo sforzo costante di rinnovamento spirituale per non venir meno alla fedeltà totale e crescente anche quando venisse a mancare lo slancio e l'entusiasmo degli inizi; rende attenti alle nuove esigenze di presenza apostolica.

54. Tra il periodo della prima formazione e quello che segue si può presentare il pericolo di una frattura, suscettibile di provocare una crisi. Infatti nel periodo iniziale normalmente la persona è guidata con assiduità da un responsabile che dedica del tempo ai rapporti interpersonali e agli incontri di formazione; in seguito invece questo manca o è molto ridotto, e non è che sia sostituito da una comunità fisica. E' opportuno preparare a questa solitudine attraverso un'esperienza di autonomia e di responsabilità personale.

G) I formatori

55. Risulta pertanto basilare l'oculatezza nella scelta del formatore, che abbia le qualità necessarie. Si deve far attenzione ai suoi doni spirituali, alla sua solidità in quanto membro dell'Istituto, al suo equilibrio, al suo discernimento, alla sua capacità di ascolto, di rispetto, di comprensione delle persone.

56. Si presenta anche la necessità della formazione dei formatori, una formazione specifica che da una parte è la stessa di quella data a tutti i membri dell'lstituto e dall'altra se ne distingue. Per esempio, il formatore non solo deve conoscere il Vangelo, ma deve anche conoscere la chiave pedagogica che gli permetta di farsene trasmettitore. Deve conoscere e vivere le Costituzioni dell'Istituto in modo da poterne comunicare tutta la ricchezza, e deve conoscere e anche saper inventare i vari modi possibili di viverle e di farle vivere. E ancora, oltre a quegli elementi di psicologia indispensabili per saper reagire di fronte alle realtà della vita, il responsabile di formazione deve acquisire la capacità di giudicare le situazioni e di dare le controindicazioni che la consacrazione secolare e la vocazione nell'Istituto esigono in quella particolare situazione, da quella particolare persona.

IV. MEZZI DI FORMAZIONE

A) Piano di formazione

57. Un programma di formazione si rende necessario, anche se deve essere abbastanza elastico da potersi adattare alle reali esigenze delle persone e alle circostanze di tempo e di luogo. Un programma che sia fondato sulla Parola di Dio, sul magistero della Chiesa e sulle Costituzioni dell'Istituto, e che nella sua proposta si avvalga del contributo di molte persone e sia frutto di riflessione e di esperienze.

58. Graduato secondo i tempi di formazione, questo piano deve essere chiaro nelle sue finalità, ma molto aperto per quanto riguarda le modalità di applicazione, perché sia in funzione delle persone. Negli Istituti di grande diffusione è desiderabile che ci siano più programmi formativi, che tengano conto delle diverse culture ambientali, purché però le grandi linee della formazione siano tali da assicurare l'unità di spirito e di specifica vocazione in tutto l'Istituto. Risulta evidente ancora una volta l'essenzialità che occupa, in un programma formativo, l'utilizzazione e l'approfondimento delle Costituzioni.

B) Mezzi di formazione spirituale

59 Data l'importanza primaria della formazione spirituale, i mezzi in ordine ad essa hanno da essere studiati e presentati esplicitamente.

60. Una elencazione potrebbe comprendere: gli esercizi spirituali, i ritiri periodici, la liturgia e i sacramenti, l'ascolto personale e comunitario della parola di Dio, la meditazione quotidiana, lo scambio di esperienze di fede, la riflessione, individuale e collettiva, sulle Costituzioni...

61. Di fronte ai diversi mezzi di formazione spirituale, siano essi direttamente utilizzati dall'Istituto o vengano dall'ambiente in cui si vive, va di nuovo sottolineato che ognuno deve sentirsi personalmente e attivamente responsabile del modo di farli propri.

C) Contatti con l'Istituto

62. Molteplici possono essere i contatti con l'Istituto orientati alla formazione integrale e unitaria: vanno dallo scambio tra persona e persona, allo scambio tra persona e gruppo, alla comunicazione "a distanza".

63 Tra i contatti da persona a persona, un posto prioritario hanno i rapporti regolari che i candidati devono tenere con il formatore: in questi rapporti essi sono aiutati ad assumere i diversi elementi della vo¬cazione con responsabilità e secondo il dono proprio, e a farne una sintesi armoniosa nella loro vita.

64. Potranno essere colloqui periodici, relazioni scritte, corrispondenza regolare. E' molto utile però che il formatore non si limiti a questi rapporti, ma cerchi di incontrare la persona in formazione nei momenti ordinari della sua vita; che ne conosca l'ambiente di provenienza, per meglio cogliere aspetti della sua personalità e il modo di rapportarsi con la realtà e con gli altri. Sono occasioni che aiutano a individuare meglio le linee pedagogiche adatte per aiutare l'interessato a scoprire, sviluppare, rinforzare il senso dell'impegno e della responsabilità personale.

65. Oltre ai contatti con il responsabile di formazione, ha notevole importanza il contatto fraterno con ogni altro membro dell'Istituto.

66. 2) Ma non basta il contatto individuale; occorre completarlo con momenti di vita comunitaria, cioè con quegli incontri fraterni, indispensabili per la formazione specifica nell'Istituto e per la verifica e il sostegno vicendevoli.

67. Questi tempi di vita fraterna possono variare notevolmente da un Istituto all'altro, ma la loro efficacia sulla formazione non è discutibile. Non c'è in tali incontri soltanto un aspetto di amicizia umana, perché essi devono anzitutto costituire momenti di conforto con la Parola di Dio per incarnarla nelle situazioni concrete, diverse per ciascuno ma compartecipate nella comunione. Infatti il valore del dialogo, sia a livello bilaterale che a livello di gruppo, è nella ricerca comune della volontà di Dio, attraverso la comunicazione reciproca.

68. Nel quadro di questi incontri si pone egualmente la trasmissione della storia dell'Istituto (carisma, fondazione, primi passi, sviluppi...), la cui conoscenza è fondamentale per comprendere anche la propria vocazione e l'inserzione nella missione della Chiesa.

69. 3) La possibilità di incontri fraterni è ostacolata, molte volte, da grosse difficoltà: ecco allora la necessità di prendere in considerazione i mezzi scritti, anche se la formazione orale è più efficace.

70. Tra questi strumenti di formazione, vanno ricordati tutti gli scritti elaborati a cura dell'Istituto: lettere, circolari, bollettini, questionari, riviste, eccetera, che vanno utilizzati secondo le tradizioni di ogni Istituto, ma ai quali tutti i membri, secondo la loro capacità, dovrebbero dare un contributo, e che soprattutto devono essere accolti come sostegno al vincolo fraterno.

D) Complementarità dei mezzi di formazione

71. Si può stabilire una gerarchia di efficacia dei mezzi di formazione utilizzabili dagli Istituti?

72. In pratica gli Istituti sono chiamati a impiegare l'uno o l'altro mezzo in maniera complementare, secondo le persone da formare e secondo le possibilità reali. In questo senso si può affermare che tutti i mezzi sono necessari e si completano a vicenda, in rapporto all'esigenza essenziale e permanente che è sempre quella di assicurare lo sviluppo della persona.

73. Alcuni suggerimenti possono esser tenuti presenti per superare particolari difficoltà:

- il rimedio all'isolamento è la costituzione di gruppi: l'aiuto vicendevole è la garanzia che ci sarà sempre uno stimolo per progredire anche nell'autoformazione;

- occasioni di formazione tra Istituti, sugli elementi e le esigenze comuni, possono essere ricercate con molta utilità;

- si può anche pensare a un aiuto fraterno da parte di Istituti più capaci o per il loro numero o per la qualificazione dei loro membri, verso altri Istituti.

CONCLUSIONE

74. Le riflessioni esposte e i suggerimenti dati nelle pagine precedenti vogliono essere come già si è detto un aiuto per gli Istituti Secolari. Può darsi che in qualche responsabile di Istituto e di formazione infondano un certo timore: il compito è troppo grosso!

75. In realtà è un compito grosso, ma deve sorreggere tutti la certezza che quando, pur riconoscendo di essere "poveri servi"(Lc 17,10), si è fatto tutto il possibile, il Signore interviene e giunge anche là dove i formatori non sanno o non possono giungere: "porti lui a compimento, con la sua potenza, ogni volontà di bene" (2 Ts 1,11).

Discorso alla Conferenza Mondiale
degli Istituti Secolari
S. S. Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980




Cari fratelli e sorelle nel Signore.

1.“A voi, grazia e pace da Dio nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo”. Queste parole familiari all’apostolo san Paolo (cf. Rm 1,7; 1Cor 1,3; 2Cor 1,2; ecc), salgano spontaneamente alle mie labbra per augurarvi il benvenuto, e per esprimervi la mia riconoscenza per la visita che mi rendete in occasione del vostro congresso, che riunisce i rappresentanti degli istituti secolari del mondo intero.

Questo incontro mi procura una gioia profonda. Infatti, il vostro stato di vita consacrata costituisce un dono particolare dello Spirito Santo fatto al nostro tempo per aiutarlo, come hanno detto i miei confratelli latino-americani riuniti a Puebla, “a risolvere la tensione tra l’apertura oggettiva ai valori del mondo moderno (stato secolare cristiano autentico) e il dono plenario del cuore a Dio (spirito della consacrazione)” (cf. Puebla, 775). Infatti, voi vi trovate per così dire al centro del conflitto che turba e divide l’anima moderna, perché potete offrire “un apporto pastorale efficace per l’avvenire e aprire strade nuove e di valore universale per il Popolo di Dio” (Ivi).

Ho dunque grande interesse per il vostro congresso e prego il Signore di darvi la sua luce e la sua grazia affinché i lavori della vostra assemblea vi permettano di analizzare lucidamente le possibilità e i rischi che il vostro modo di vivere comporta, di prendere subito le decisioni in grado di assicurare alla vostra scelta di vita, da cui la Chiesa oggi si attende molto, gli sviluppi opportuni.

2. Nello scegliere i temi del vostro congresso: “L’evangelizzazione e gli istituti secolari alla luce dell’esortazione apostolica “Evangelii Nuntiandi””, avete seguito una suggestione contenuta in una allocuzione del mio venerato predecessore, il Papa Paolo VI al quale va certamente la vostra gratitudine per l’attenzione che vi ha sempre riservato e per l’efficacia con la quale seppe fare accogliere dalla Chiesa la consacrazione nella vita secolare. Indirizzandosi il 25 agosto 1976 ai responsabili generali dei vostri istituti, egli rilevava: “Se essi rimarranno fedeli alla loro vocazione particolare, gli istituti secolari diventeranno come “il laboratorio di esperienza” nel quale la Chiesa verifica le modalità concrete dei suoi rapporti con il mondo. È perciò che essi devono ascoltare, come rivolto soprattutto a loro, l’appello dell’esortazione apostolica “Evangelii Nuntiandi”: “Il loro compito... è la messa in opera di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e attive nelle cose del mondo. Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, del sociale, dell’economia, ma ugualmente della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, dei mass media”(Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 70)” (cf. Doc. Cath., 1976, p. 807).

In queste parole, l’accento messo sulla realtà ecclesiale degli istituti secolari nella loro essenza e nel loro agire non sarà certamente sfuggito a nessuno. È d’altronde sviluppato anche in altri discorsi. C’è lì un elemento che desidero sottolineare. Infatti, come non rendersi conto di quanto è importante che la vostra esperienza di vita, caratterizzata ed unificata dalla consacrazione, l’apostolato e la vita secolare, si svolge, certo, attraverso un sano pluralismo, in una comunione autentica: con i pastori della Chiesa e nella partecipazione alla missione evangelizzatrice di tutto il Popolo di Dio?

Questo non pregiudica, d’altra parte, ciò che distingue essenzialmente il modo di consacrazione a Cristo che ci è proprio. Il mio predecessore lo precisava nell’allocuzione che ho già citato, e ricordava in questa occasione una distinzione di grande importanza metodologica: “Questo non significa, evidentemente - diceva - che gli istituti secolari, in quanto tali, debbano caricarsi di questi compiti. Questo spetta a ciascuno dei loro membri. È dunque il dovere degli istituti stessi di formare la coscienza dei loro membri a una maturità e a una apertura che li spingano a prepararsi con molto zelo alla professione scelta, allo scopo di affrontare in seguito con competenza, e in spirito di distacco evangelico, i pesi e la gioia delle responsabilità sociali verso le quali la provvidenza li orienterà” (cf. Doc. Cath., 1976, p. 807).

3. Conformemente a queste indicazioni di Papa Paolo VI, i vostri istituti hanno approfondito in modi diversi, in questi ultimi anni, a livello nazionale o continentale, il tema dell’evangelizzazione. Il vostro attuale congresso vuole fare il punto sui risultati acquisiti e verificarne il valore, al fine d’orientare sempre meglio gli sforzi di ciascuno in accordo con la vita della Chiesa, che cerca con tutti i mezzi “di studiare come fare arrivare all’uomo moderno il messaggio cristiano nel quale può trovare la risposta ai suoi interrogativi e la forza per il suo impegno di solidarietà umana” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 3).

Sono felice di prendere atto del buon lavoro compiuto e esorto tutti i membri, preti e laici, a perseverare nella ricerca di una miglior comprensione delle realtà e dei valori temporali in rapporto all’evangelizzazione stessa: il prete, per rendersi sempre più attento alla situazione dei laici e per portare al presbiterio diocesano non solamente una esperienza di vita secondo i consigli evangelici e con un aiuto comunitario, ma anche una sensibilità esatta del rapporto della Chiesa al mondo; il laico, per accogliere il ruolo particolare affidato a colui che è consacrato nella vita laica al servizio dell’evangelizzazione.

Che i laici abbiano, in questo campo, un incarico specifico, ho avuto l’occasione di sottolinearlo in molte riprese, in stretto accordo d’altronde con le indicazioni date dal Concilio. In quanto Popolo santo di Dio, dicevo per esempio a Limerick, nel corso del mio pellegrinaggio in Irlanda, voi siete chiamati a occupare il vostro ruolo nella evangelizzazione del mondo. Sì, i laici sono “una gente scelta, un sacerdozio santo”. Essi sono chiamati a essere “il sale della terra” e “la luce del mondo”.È loro vocazione e loro missione specifica di manifestare il Vangelo nella loro vita e di inserirlo anche come un lievito nella realtà del mondo in cui vivono e lavorano. Le grandi forze che reggono il mondo - politica, mass media, scienza, tecnologia, cultura, educazione, industria e lavoro - sono precisamente i campi in cui i laici hanno specificamente competenza per esercitarvi la loro missione. Se queste forze sono dirette da persone che sono veri discepoli di Cristo e che, allo stesso tempo, per le loro conoscenze e i loro talenti, sono competenti nel loro campo specifico, allora il mondo sarà veramente cambiato dal di dentro dalla potenza redentrice di Cristo” (Giovanni Paolo II, Homilia in urbe Limerico habita, die 1 oct 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II,2 [1979] 497. Cf. Doc. Cath., 1979, p. 867).

4. Riprendendo ora questo discorso e approfondendolo, provo il bisogno di attirare la vostra attenzione sulle tre condizioni di importanza fondamentale per l’efficacia della vostra missione:

a) Voi dovete essere, prima di tutto, veri discepoli di Cristo. In quanto membri di un istituto secolare, voi volete essere tali con la radicalità del vostro impegno di seguire i consigli evangelici in una maniera tale che, non solamente essa non cambia la vostra condizione - voi siete e rimanete laici! - ma essa la rafforza, in questo senso che il vostro stato secolare sia consacrato, che sia più esigente e che l’impegno nel mondo e per il mondo, implicato da questo stato secolare, sia permanente e fedele.
Rendetevi ben conto di ciò che questo significa: la consacrazione speciale, che porta alla sua pienezza la consacrazione del battesimo e della cresima, deve impegnare tutta la vostra vita e tutte le vostre attività quotidiane, creando in voi una disponibilità totale alla volontà del Padre che vi ha posti nel mondo e per il mondo. In questo modo, la consacrazione verrà a costituire come l’elemento di discernimento dello stato secolare, e voi non correte il rischio di accettare questo stato semplicemente come tale, con un facile ottimismo, ma l’assumerete coscienti dell’ambiguità permanente che l’accompagna, e vi sentirete logicamente impegnati a discernere gli elementi positivi e quelli che sono negativi allo scopo di privilegiare gli uni, precisamente con l’esercizio del discernimento, e per eliminare al contrario progressivamente gli altri.

b) La seconda condizione è che voi siate, al livello del sapere e dell’esperienza, veramente competenti nel vostro campo specifico per esercitare, grazie alla vostra presenza, questo apostolato di testimonianza e di impegno verso gli altri che la vostra consacrazione e la vostra vita nella Chiesa vi impongono. Infatti, è solamente grazie a questa competenza che voi potete mettere in pratica la raccomandazione rivolta dal Concilio ai membri degli istituti secolari: “Bisogna che essi tendano prima di tutto a donarsi interamente a Dio nella carità perfetta e che i loro istituti conservino il carattere secolare che è loro proprio e specifico al fine di potere esercitare ovunque e efficacemente l’apostolato per il quale essi sono stati creati” (Perfectae Caritatis, 11).
Questo vuol dire che voi dovete prendere sul serio l’ordine naturale e il suo “spessore ontologico”, cercando di leggere in esso il disegno liberamente perseguito da Dio, e offrendo la vostra collaborazione affinché si renda attuale progressivamente nella storia. La fede vi dà indicazioni sul destino superiore al quale questa storia è aperta grazie all’iniziativa salvifica di Cristo; nella rivelazione divina, tuttavia, non trovate risposte belle e fatte a numerose questioni che l’impegno concreto vi pone. È vostro dovere cercare, alla luce della fede, le soluzioni adeguate ai problemi pratici che emergono di volta in volta, e che non potrete spesso ottenere se non correndo il rischio di soluzioni solamente probabili.
C’è dunque un impegno a promuovere le realtà dell’ordine naturale e un impegno a far intervenire i valori della fede, che devono unirsi e integrarsi armoniosamente alla vostra vita, costituendo il suo orientamento di fondo e la sua costante ispirazione. In questo modo, voi potrete contribuire a cambiare il mondo “dal di dentro”, divenendo il suo fermento vivificante e obbedendo alla consegna che vi è stata data nel motu proprio “Primo Feliciter”: essere “il fermento, modesto ma efficace, che agendo ovunque e sempre, è mescolato ad ogni classe di cittadini, dalle più modeste alle più elevate, si sforza di raggiungerle e di riempirle tutte e ciascuna dell’esempio e in ogni modo fino ad informare la massa tutta intera in modo tale che essa sia tutta germogliata e trasformata in Cristo” (Primo Feliciter, Introd.).

5. La messa in evidenza dell’apporto specifico del vostro stile di vita non deve, tuttavia, condurre a sottovalutare le altre forme di consacrazione alla causa del regno alla quale voi potete così essere chiamati. Voglio alludere a ciò che è detto nel n. 73 dell’esortazione “Evangelii Nuntiandi,”che ricorda che: “I laici possono anche sentirsi chiamati o essere chiamati a collaborare con i pastori al servizio della comunità ecclesiale, per la crescita e la vita di essa, esercitando ministeri molto diversificati, secondo la grazia e i carismi che il Signore vorrà ben mettere in loro”.

Questo aspetto non è certamente nuovo ma corrisponde al contrario nella Chiesa a tradizioni molto antiche; concerne anche un certo numero di membri degli istituti secolari e principalmente, ma non esclusivamente, coloro che vivono nelle comunità dell’America latina o di altri paesi del terzo mondo.

6. Cari figli e figlie, il vostro campo d’azione, come vedete, è molto vasto. La Chiesa aspetta molto da voi. Essa ha bisogno della vostra testimonianza per portare al mondo, affamato della parola di Dio anche se non ne ha coscienza, il “gioioso annuncio” che ogni aspirazione autenticamente umana può trovare in Cristo il suo compimento. Sappiate essere all’altezza delle grandi possibilità che la provvidenza divina vi offre in questa fine del secondo millennio cristiano.

Da parte mia, rinnovo la mia preghiera al Signore, per la materna intercessione della Vergine Maria, affinché vi accordi in abbondanza i suoi doni di luce, di saggezza, di determinazione nella ricerca delle vie migliori per essere, tra i vostri fratelli e le vostre sorelle che sono nel mondo, una testimonianza vivente resa a Cristo e un richiamo discreto ma convincente ad accogliere la sua novità nella vita personale e nelle strutture sociali.

Che la carità del Signore guidi le vostre riflessioni e i vostri scambi durante questo congresso. Voi potrete allora camminare con fiducia. Vi incoraggio a questo donandovi la benedizione apostolica, per voi e per coloro che voi rappresentate oggi.

S. S. GIOVANNI PAOLO II, 28 AGOSTO 1980

Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari(CRIS)

Istituti Secolari e Consigli Evangelici
(Riflessioni sui dati del magistero ecclesiale)
(15 maggio 1981)




L'attività più impegnativa per la Sezione "Istituti Secolari" consiste nell'esame di Costituzioni o Statuti, che essa compie con la collaborazione di Consultori e di Commissari, sotto la responsabilità ultima del Cardinale Prefetto e del Prelato Segretario.

Non è un lavoro puramente tecnico, per il quale sia sufficiente applicare uno schema già pronto secondo cui approvare o correggere le varie norme.

Né la Sezione è un gruppo anonimo: i membri che la compongono, come pure i Consultori e i Commissari, sono chiamati personalmente ad un servizio ecclesiale, che essi intendono svolgere nell'amore a Cristo, alla Chiesa, alle persone. Questo comporta, da parte loro, uno sforzo di comprensione e un impegno di fedeltà continuamente rinnovati.

Dalla documentazione che riceve, e per quanto possibile con un dialogo diretto, la Sezione cerca di cogliere, almeno nell'essenza se non nelle sfumature, la spiritualità, la storia, gli elementi caratterizzanti di ogni Istituto. Nello stesso tempo, nel suo compito di organo esecutivo, segue come norma la dottrina ecclesiale sugli Istituti Secolari, che deve interpretare, perfezionare e applicare, senza tradirla (cfr. Provida Mater, art. II, § 2,2°).

E' in questo spirito che, di fronte all'accentuarsi di alcune difficoltà relative all'assunzione dei consigli evangelici, la Sezione ha svolto una sua riflessione per una maggiore chiarezza sul piano operativo, cioè per l'esame di cui sopra. Dopo un confronto iniziale con i suoi Consultori, ha messo per iscritto questa riflessione, convinta di una sua utilità: non per novità di contenuto, ma perché può servire di verifica nella stesura o nel rifacimento delle Costituzioni, e può offrire al proseguimento del dialogo tra Istituti e Sezione la base di un linguaggio comune.

1. La novità e la peculiarità che gli Istituti Secolari costituiscono nella Chiesa fu ed è: il riconoscimento ecclesiale di vera consacrazione nella secolarità.

Il magistero ecclesiale con la sua autorità riconosce come Istituti di vera vita consacrata, oltre agli Istituti religiosi, anche quelle associazioni, che, chiamate ad un apostolato "in saeculo et ex saeculo", propongono ai loro soci, come via verso la pienezza della carità (o con espressioni equivalenti verso la perfezione della vita cristiana, verso una piena e autentica vita evangelica), l'impegno esplicito, con vincolo sacro, di osservare i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, nel mondo, nella vita secolare. Queste associazioni le ha denominate "Istituti Secolari".
Si vedano: la Costituzione apostolica Provida Mater, 1947, la lettera Motu proprio Primo feliciter, 1948, e la conferma contenuta nel n. 11 del decreto conciliare Perfectae caritatis, 1965. Questi testi vanno oggi letti alla luce dell'insegnamento dato da Paolo VI e Giovanni Paolo II nei loro discorsi agli Istituti Secolari.

Il riconoscimento di vera consacrazione nella secolarità è ripreso, con gli stessi termini sostanziali, nello schema del futuro codice di diritto canonico.

2. Nella realtà di questa peculiare consacrazione concorrono tre componenti: l'azione di Dio che chiama ad un impegno e ad una missione specifici, la risposta della persona con una donazione totale, il riconoscimento della Chiesa.

Essa non si identifica con la consacrazione del battesimo, ma da questa prende origine e valore, e ne è uno sviluppo in profondità secondo la specifica vocazione: "in baptismatis consecratione intime radicatur eamque plenius exprimit" (PC 5; cfr. LG 44 "intimius consecratur").

3. In forza del riconoscimento da parte del magistero, la comunità dell'Istituto viene ad appartenere alla Chiesa per un titolo speciale.

Alle singole persone, il riconoscimento ecclesiale offre la garanzia che la via proposta dall'Istituto è una via evangelica che porta, se percorsa con fedeltà e generosità, alla pienezza della carità. Il fatto che in virtù di questo riconoscimento la donazione totale e definitiva delle persone a Cristo viene accolta dal responsabile dell'Istituto in nome della Chiesa, dà garanzia anche del nuovo dono di grazia che è la peculiare consacrazione.

Si tratta di un riconoscimento positivo. Esso cioè, evidentemente, non esclude che ci siano altre vie verso la pienezza della carità nella vita secolare: "Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità" (LG 40). Il sacramento del matrimonio, ad esempio, è dato a questo scopo. Ma il magistero riconosce come Istituti Secolari quelli che propongono, sempre nella secolarità, la via dell'impegno esplicito di osservare i tre consigli evangelici .

4. La via proposta dagli Istituti Secolari è una via propria caratteristica .

E' una via laicale (per gli Istituti Secolari laicali), specificata da una particolare consacrazione. Infatti l'indole secolare "propria e peculiare dei laici" (LG 31) è anche "il carattere proprio e specifico di questi Istituti, nel quale risiede tutta la loro ragione d'essere"(PF II).

La consacrazione che specifica questa via laicale comporta l'impegno esplicito a osservare i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, con contenuti e stile propri. I molteplici consigli evangelici sono dati a tutti i cristiani; la via proposta dagli Istituti Secolari richiede che essi siano accolti mediante l'impegno esplicito a osservare questi tre, secondo particolari determinazioni.

Infatti ogni via alla pienezza della carità richiede che si abbracci il Vangelo nella sua integralità espressa dalle Beatitudini. I tre tipici consigli evangelici nella dottrina della Chiesa sono la conseguenza ultima e la sintesi programmatica di tutti i consigli evangelici e delle Beatitudini, e sono espressivi di quella radicalità con cui si deve vivere il Vangelo per "seguire Cristo con maggiore libertà e imitarlo più da vicino (= pressius)" (PC 1). E' per il valore di tale radicalità che il magistero richiede agli Istituti Secolari l'impegno esplicito nei consigli evangelici, "dono divino, che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva" (LG 43).

Anche per gli Istituti Secolari sacerdotali si deve parlare di una peculiare consacrazione, che specifica a sua volta la vita sacerdotale, e comporta lo stesso impegno esplicito all'osservanza dei consigli evangelici.

5. Espressione eminente della donazione totale a Dio è il voto di castità perfetta nel celibato per il Regno: "prezioso dono della grazia divina, dato dal Padre ad alcuni" (LG 42).

Talvolta la Chiesa si limita a richiedere questo voto per dare il suo riconoscimento di consacrazione: è quanto avviene per la consecratio virginum. Ma nelle forme istituzionali della vita consacrata, e in concreto negli Istituti Secolari, richiede che la donazione si esprima anche con l'impegno esplicito di povertà e di obbedienza con modi determinati.

6. Il magistero ecclesiale, al quale spetta "di regolare sapientemente con le sue leggi la pratica dei consigli evangelici, dai quali la perfezione della carità verso Dio e verso il prossimo è in modo singolare aiutata" (LG 45), rinvia alle Costituzioni dei singoli Istituti per le opportune precisazioni.

Quanto esso richiede è:

a) che accanto al richiamo e all'esortazione a vivere integralmente lo spirito dei consigli evangelici, ci siano delle determinazioni concrete e precise di attuazione, nello stile della secolarità e secondo le caratteristiche dell'Istituto; esse diventano in qualche modo mezzo e garanzia per vivere le virtù evangeliche corrispondenti;

b) che queste determinazioni siano assunte con un vincolo sacro, un vincolo cioè che esprima l'impegno davanti a Dio e alla Chiesa (cfr. PM art. III § 2);

c) che le Costituzioni con questi contenuti siano presentate alla verifica e all'approvazione dell'Autorità ecclesiastica.

Per questa riflessione, la Sezione ha considerato quanto oggi il magistero ecclesiale dice per gli Istituti Secolari sull'argomento in esame. Non ha inteso né definire nella sua completezza la natura degli Istituti Secolari, né fare una riflessione sulla vita di consacrazione in generale, né contemplare la eventualità futura di altre forme di consacrazione in pieno mondo, che non siano quella degli Istituti Secolari.

La Sezione si rende conto che rimane aperto un punto importante: quello di esemplificare le determinazioni concrete circa i consigli evangelici nei modi rispondenti alle esigenze della secolarità. Si propone di fare anche su questo una riflessione, ma spetta agli Istituti Secolari, con la loro esperienza, dare a tale riflessione un apporto decisivo: la Sezione è grata fin d'ora a quegli Istituti che vorranno inviare un contributo.

Discorso ai partecipanti alla plenaria
della Sacra Congregazione per
i Religiosi e gli Istituti Secolari
S. S. Giovanni Paolo II, 6 maggio 1983




Venerabili fratelli e carissimi Figli!

1. Vi ringrazio della vostra presenza, e vi esprimo la mia gioia per questo incontro, e la mia riconoscenza per il lavoro che svolgete nell’animazione e promozione della vita consacrata. I consigli evangelici, infatti, sono un “dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva” (Lumen Gentium, 34), ed è pertanto estremamente valido e prezioso quanto si compie nel Dicastero in favore della loro professione.

In questa linea di animazione e promozione si è posta anche l’assemblea plenaria che oggi concludete, nella quale avete preso in particolare considerazione l’identità e la missione di quegli Istituti, che a motivo della loro peculiare missione “in saeculo et ex saeculo” (Codex Iuris Canonici, can. 713 § 2), sono denominati “Istituti secolari”.

È la prima volta che una vostra assemblea plenaria tratta direttamente di questi: è stata quindi una scelta opportuna, che la promulgazione del nuovo Codice ha favorito. In esso gli Istituti secolari - che nel 1947 ebbero il riconoscimento ecclesiale con la costituzione apostolica emanata dal mio predecessore Pio XII, Provida Mater - trovano ora la loro giusta collocazione in base alla dottrina del Concilio Vaticano II. Tali Istituti, infatti, vogliono essere fedele espressione di quella ecclesiologia, che il Concilio riconferma, quando mette in evidenza la vocazione universale alla santità (cf. Lumen Gentium, cap. V), i compiti nativi dei battezzati (cf. Ivi IV; Apostolicam Actuositatem), la presenza della Chiesa nel mondo in cui deve agire come fermento ed essere “sacramento universale di salvezza” (Lumen Gentium, 48; cf. Gaudium et Spes), la varietà e la dignità delle diverse vocazioni, e il “singolare onore”, che la Chiesa ha verso la “perfetta continenza per il Regno dei cieli” (Lumen Gentium, 42) e verso la testimonianza della povertà e dell’obbedienza evangeliche (Ivi).

2. Molto giustamente la vostra riflessione si è soffermata sugli elementi costitutivi, teologici e giuridici, degli Istituti secolari, tenendo presente la formulazione dei canoni ad essi dedicati nel Codice recentemente promulgato, ed esaminandoli alla luce dell’insegnamento che il Papa Paolo VI, e io stesso con l’allocuzione del 28 agosto 1980, abbiamo ribadito nelle Udienze loro concesse.

Dobbiamo esprimere un profondo ringraziamento al Padre di infinita misericordia, che ha preso a cuore le necessità dell’umanità e, con la forza vivificante dello Spirito, ha intrapreso in questo secolo iniziative nuove per la sua redenzione. Al Dio trino sia onore e gloria per questa irruzione di grazia, che sono gli Istituti secolari, con i quali egli manifesta l’inesauribile benevolenza, con cui la Chiesa stessa ama il mondo in nome del suo Dio e Signore.

La novità del dono, che lo Spirito ha fatto alla fecondità perenne della Chiesa, in risposta alle esigenze del nostro tempo, si coglie soltanto se si comprendono bene i suoi elementi costitutivi nella loro inseparabilità: la consacrazione e la secolarità; il conseguente apostolato di testimonianza, di impegno cristiano nella vita sociale e di evangelizzazione; la fraternità che, senza essere determinata da una comunità di vita, è veramente comunione; la stessa forma esterna di vita, che non distingue dall’ambiente in cui si è presenti.

3. Ora, è doveroso conoscere e far conoscere questa vocazione, così attuale e vorrei dire così urgente, di persone che si consacrano a Dio praticando i consigli evangelici, e in tale consacrazione speciale si sforzano di immergere tutta la loro vita e tutte le loro attività, creando in se stesse una disponibilità totale alla volontà del Padre e operando per cambiare il mondo dal di dentro (cf. Giovanni Paolo II, Allocutio iis qui coetui Conferentiae Mundialis Institutorum Saecularium Romae habito affuere in Arce Gandulfi coram admissis habita, 28 agosto 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/2 [1980] 468 ss.).

La promulgazione del nuovo Codice permetterà certamente questa migliore conoscenza, ma deve pure spingere i Pastori a favorire tra i fedeli una comprensione non approssimativa o accomodante, ma esatta e rispettosa delle caratteristiche qualificanti.

In tal modo si susciteranno risposte generose a questa difficile ma bella vocazione di “piena consacrazione a Dio e alle anime” (Primo feliciter, V): vocazione esigente, perché vi si risponde portando gli impegni battesimali alle più perfette conseguenze di radicalità evangelica, e anche perché questa vita evangelica deve essere incarnata nelle più diverse situazioni.

Infatti, la varietà dei doni affidati agli Istituti secolari esprime le varie finalità apostoliche, che abbracciano tutti i campi della vita umana e cristiana. Questa ricchezza pluralistica si manifesta anche nelle numerose spiritualità che animano gli Istituti secolari, con la diversità dei sacri vincoli, che caratterizzano diverse modalità nella pratica dei consigli evangelici e nelle grandi possibilità di inserimento in tutti gli ambienti della vita sociale. Giustamente il mio predecessore, il Papa Paolo VI, che tanto affetto dimostrò per gli Istituti secolari, diceva che, se essi “rimangono fedeli alla propria vocazione, saranno come il laboratorio sperimentale, nel quale la Chiesa verifica le modalità concrete dei suoi rapporti con il mondo” (Paolo VI, Allocutio iis qui coetui internationali Institutorum Saecularium interfuerunt habita, 25 agosto 1976: Insegnamenti di Paolo VI, XIV [1976] 676). Prestate, dunque, il vostro appoggio a tali Istituti, perché siano fedeli alla originalità dei loro carismi di fondazione riconosciuti dalla Gerarchia, e siate vigilanti per scoprire nei loro frutti l’insegnamento, che Dio vuole darci per la vita e l’azione di tutta la Chiesa.

4. Se ci sarà uno sviluppo e un rafforzamento degli Istituti secolari, anche le Chiese locali ne trarranno vantaggio.

Nella vostra assemblea plenaria questo aspetto è stato tenuto presente, anche perché vari Episcopati, con i suggerimenti dati in ordine alla vostra riunione, hanno indicato il rapporto tra Istituti secolari e Chiese locali come meritevole di approfondimento.

Pur nel rispetto delle loro caratteristiche, gli Istituti secolari devono comprendere e assumere le urgenze pastorali delle Chiese particolari, e confermare i loro membri a vivere con attenta partecipazione le speranze e le fatiche, i progetti e le inquietudini, le ricchezze spirituali e i limiti, in una parola: la comunione della loro Chiesa concreta. Deve essere un punto di maggiore riflessione per gli Istituti secolari, questo, così come deve essere una sollecitudine dei Pastori riconoscere e richiedere il loro apporto secondo la natura loro propria.

In particolare, incombe ai Pastori un’altra responsabilità: quella di offrire agli Istituti secolari tutta la ricchezza dottrinale, di cui hanno bisogno. Essi vogliono far parte del mondo e nobilitare le realtà temporali, ordinandole ed elevandole, perché tutto tenda a Cristo come a un capo (cf. Ef 1, 10). Perciò, si dia a questi Istituti tutta la ricchezza della dottrina cattolica sulla creazione, l’incarnazione e la redenzione, affinché possano fare propri i disegni sapienti e misteriosi di Dio sull’uomo, sulla storia e sul mondo.

5. Fratelli e figli carissimi! È con sentimento di vera stima e anche di vivo incoraggiamento per gli Istituti secolari che oggi ho colto l’occasione offertami da questo incontro per sottolineare alcuni aspetti da voi trattati nei giorni scorsi.

Auspico che la vostra assemblea plenaria raggiunga pienamente la finalità di offrire alla Chiesa una migliore informazione sugli Istituti secolari e di aiutare questi a vivere la loro vocazione in consapevolezza e fedeltà.

Quest’Anno Giubilare della Redenzione, che tutti chiama “a una rinnovata scoperta dell’amore di Dio che si dona” (Giovanni Paolo II, Aperite portas Redemptori, 8), a un rinnovato incontro con la bontà misericordiosa di Dio, sia in particolare per le persone consacrate anche un rinnovato e pressante invito a seguire “con maggior libertà” e “più da vicino” (Perfectae Caritatis, 1) il Maestro che le chiama per le vie del Vangelo.

E la vergine Maria sia per loro costante e sublime modello, e le guidi sempre con la sua materna protezione.

Con questi sentimenti, volentieri imparto a voi qui presenti, e agli iscritti negli Istituti secolari di tutto il mondo, la propiziatrice benedizione apostolica.

S. S. GIOVANNI PAOLO II, 6 MAGGIO 1983

Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari (CRIS)

Messaggio agli Istituti Secolari dell'Assemblea Plenaria(6 maggio 1983)




Carissimi fratelli e sorelle,

con le parole dell'Apostolo Paolo, auguriamo "grazia e pace a voi da parte di Dio Padre nostro e del Signore Gesù Cristo" (Gal 1, 3).

Nella qualità di membri della Sacra Congregazione che ha competenza sugli Istituti di vita consacrata, riuniti a Roma in Assemblea Plenaria nei giorni 3 6 maggio, scriviamo a voi, consacrati degli Istituti Secolari.

La Plenaria, come certo sapete, è l'assemblea più importante del Dicastero per collaborare in modo immediato al ministero spirituale e pastorale del Santo Padre, in privilegiato servizio alla vita consacrata nella Chiesa universale.

Il tema centrale di questa riunione è stato: "Gli Istituti Secolari.: loro identità e loro missione", tema scelto da noi stessi e approvato dal Santo Padre. Il nostro intendimento è stato quello di prendere conoscenza maggiore della consolante realtà che voi costituite nella Chiesa, in modo da favorire simile maggiore conoscenza in tutto il Popolo di Dio.

Al termine della nostra riunione desideriamo rivolgerci con semplicità e con responsabilità a voi per "confortare i vostri cuori" (Ef 6,22) e per render grazie a Dio "per le notizie ricevute della vostra fede in Cristo Gesù, e della carità che avete, in vista della speranza che vi attende nei cieli"(Col 1,4-5).

Nella riflessione fatta tra di noi e nell'ascoltare anche la testimonianza di alcuni rappresentanti dei vostri Istituti, appositamente invitati, ci siamo confermati nella convinzione che gli Istituti Secolari sono un grande dono dello Spirito Santo alla Chiesa e al mondo del nostro tempo.

Nel Popolo di Dio, essi sono fortemente in sintonia con quella preoccupazione pastorale che nel Concilio Vaticano II si è espressa soprattutto nella Costituzione "Gaudium et Spes", dove si afferma che la Chiesa "cammina insieme con l'umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena, ed è come fermento e quasi l'anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e trasformarsi in famiglia di Dio" (GS 40).

Il vostro carisma si trova in "profonda e provvidenziale coincidenza" come si esprimeva Paolo VI (2 febbraio 1972) con questa esigenza di presenza della Chiesa nel mondo, così che voi costituite un modo specifico di essere Chiesa: siete chiamati ad assumere e promuovere cristianamente nel secolo gli impegni e i dinamismi della storia dell'uomo.

Convinti di tutto questo, riteniamo doveroso aggiungere anche una esortazione. Siate gelosamente fedeli alla vostra vocazione, crescete nella santità, quella santità a cui tutti i fedeli sono chiamati (cfr. LG, cap. V) e di cui dovete essere privilegiati testimoni.

L'insegnamento che avete ricevuto sin dai primi documenti emanati per voi da Pio XII, e poi in particolare da Paolo VI e da Giovanni Paolo II, sia il costante punto di riferimento per rispondere a quello che il Signore vi domanda: in esso trovate una grande ricchezza di spiritualità. Anche la nuova legislazione canonica vi aiuterà e vi illuminerà, non solo perché recepisce la vostra realtà, ma anche perché assume a suo fondamento la dottrina del Concilio Vaticano II e l'insegnamento dei Sommi Pontefici. Sia vostra attenzione applicarla fedelmente: e per quanto riguarda le vostre caratteristiche irrinunciabili, e per gli impegni di consacrazione nella vostra vita secolare, e per l'apostolato a voi proprio, e anche per gli aspetti strutturali.

Continuate il vostro cammino con gioia grande e grande fiducia: la Chiesa si aspetta molto da voi. E molto si aspetta il mondo che deve essere salvato in Cristo. E' infatti Gesù Cristo che vi ha chiamati e che vi manda all'uomo d'oggi, perché tutti sappiano aprire le porte a Lui, il Redentore (cfr. Bolla di indizione dell'Anno Santo della Redenzione).

Voi troverete il modo di farvi conoscere, pur senza venir meno, secondo le caratteristiche di ciascun Istituto, alla discrezione e al riserbo. La possibilità di diffusione e di crescita dei vostri Istituti, perché molti altri sentano la vocazione della speciale consacrazione nella secolarità, e vi rispondano, dipende molto anche da voi. Cercate di avere un rapporto assiduo e filiale con i Vescovi delle vostre Chiese particolari, sia per dare un contributo alla vita pastorale secondo l'indole a voi propria, sia per farvi aiutare. Una conclusione della riunione plenaria è stata infatti quella di raccomandare alle Conferenze Episcopali di incoraggiare nei fedeli, e in particolare nei sacerdoti, un approfondimento di conoscenza e un sollecito appoggio alla crescita degli Istituti Secolari .

Un'ultima parola vogliamo aggiungere: curate molto la vostra formazione. In collaborazione e risposta alla grazia di Dio, il quale può "portare a compimento, con la sua potenza ogni volontà di bene" (2 Ts 1, 11), l'impegno formativo "nelle cose divine e umane" (PC 11) deve essere veramente la prima preoccupazione: sono le esigenze della vostra vocazione che impongono tale priorità.

La Vergine Maria, che "consacrò totalmente se stessa alla persona e all'opera del Figlio suo"(LG 56), sia vostro "modello ispiratore (Paolo VI) e Madre sempre vicina.

Con affetto fraterno, in unione al Santo Padre Giovanni Paolo II, invochiamo su voi tutti la divina benedizione.

Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari(CRIS)

Gli Istituti Secolari: La loro identitá e la loro missione

Documento per l'Assemblea plenaria dei giorni 3-6 maggio 1983




Nella Chiesa, dal 1947, hanno un loro posto quegli Istituti di vita consacrata che, per la loro nota distintiva, sono stati detti Secolari: la Chiesa li ha riconosciuti e approvati, ed essi partecipano attivamente, secondo la vocazione propria, alla sua missione di sacramento universale di salvezza.

Paolo VI ha detto, tenendo presente la dottrina conciliare, che la Chiesa "ha una autentica dimensione secolare", inerente alla sua intima natura e missione, la cui radice affonda nel mistero del Verbo incarnato" (2 febbraio 1972).

Ebbene: dentro questa Chiesa, immersa e dispersa tra i popoli, presente nel mondo e al mondo, gli Istituti Secolari "appaiono come provvidi strumenti per incarnare questo spirito e trasmetterlo alla Chiesa intera"(ib).

Nella radicalità della sequela Christi, vivendo e professando i consigli evangelici, "la secolarità consacrata esprime e realizza in maniera privilegiata riunione armoniosa dell'edificazione del Regno di Dio e della costruzione della città temporale, l'annuncio esplicito di Gesù nella evangelizzazione e le esigenze cristiane della promozione umana integrale" (E. Pironio, 23 agosto 1976).

Attraverso la fisionomia propria di ogni Istituto, è da questa comune caratteristica unione di consacrazione e di secolarità che sono definiti, nella Chiesa, gli Istituti Secolari.

Per offrire una sufficiente informazione su di essi, nelle pagine che seguono vengono esposti alcuni dati storici, una riflessione teologica, e gli elementi giuridici essenziali.


Parte I

PRESENTAZIONE STORICA

Gli Istituti Secolari rispondono a una visione ecclesiale messa in evidenza dal Concilio Vaticano II. Lo dice autorevolmente il Papa Paolo VI: "Gli Istituti Secolari vanno inquadrati nella prospettiva in cui il Concilio Vaticano II ha presentato la Chiesa, come una realtà viva, visibile e spirituale insieme (cfr. LG 8), che vive e si sviluppa nella storia (cfr. ibid.)".

"Non si può non vedere la profonda e provvidenziale coincidenza tra il carisma degli Istituti Secolari e quella che è stata una delle linee più importanti e più chiare del Concilio: la presenza della Chiesa nel mondo. In effetti, la Chiesa ha fortemente accentuato i diversi aspetti della sua relazione al mondo: ha chiaramente ribadito che fa parte del mondo, che è destinata a servirlo, che di esso dev'essere anima e fermento, perché chiamata a santificarlo e a consacrarlo e a riflettere su di esso i valori supremi della giustizia, dell'amore e della pace" (2 febbraio 1972).

Queste parole non solo costituiscono un autorevole riconoscimento programmatico degli Istituti Secolari, ma offrono anche una chiave di lettura della loro storia, presentata qui di seguito in forma sintetica.


1. Prima della "Provida Mater" (1947)

Esiste una preistoria degli Istituti Secolari, in quanto ci furono già in passato dei tentativi di costituire associazioni simili agli attuali Istituti Secolari; una certa approvazione a queste associazioni la diede il decreto Ecclesia Catholica (11 agosto 1889), il quale tuttavia ammetteva per esse soltanto una consacrazione privata.

Fu soprattutto nel periodo dal 1920 al 1940 che, nelle varie parti del mondo, l'azione dello Spirito suscitò diversi gruppi di persone, che sentivano l'ideale di donarsi incondizionatamente a Dio rimanendo nel mondo ad operare all'interno di esso per l'avvento del Regno di Cristo.

Il Magistero della Chiesa si rese sensibile al diffondersi di questo ideale, che verso il 1940 trovò modo di precisarsi anche in incontri di alcuni di quei gruppi.

Il Papa Pio XII fece approfondire l'intero problema e, a conclusione di un ampio studio, promulgò la Costituzione apostolica Provida Mater.


2. Dalla "Provida Mater" al Concilio Vaticano II

I documenti che diedero riconoscimento alle associazioni che nel 1947 furono denominate "Istituti Secolari" sono:

- Provida Mater: Costituzione apostolica che contiene una "lex peculiaris", febbraio 1947;

- Primo feliciter: Lettera "Motu proprio", 12 marzo 1948;

- Cum sanctissimus: istruzione della Sacra Congregazione dei religiosi, 19 marzo 1948.

Complementari tra di loro, questi documenti contengono sia riflessioni dottrinali sia norme giuridiche, con elementi già chiari e sufficienti per una definizione dei nuovi Istituti.

Questi peraltro presentavano non poche differenze tra loro, in particolare a motivo della diversa finalità apostolica:

- per alcuni, essa era quella di una presenza nell'ambiente sociale per una testimonianza personale, per un impegno personale di orientare a Dio le realtà terrene (Istituti di "penetrazione");

- per altri, essa era quella di un apostolato più esplicito e senza escludere l'aspetto comunitario, anche con diretto impegno operativo ecclesiale o assistenziale (Istituti di"collaborazione").

La distinzione tuttavia non era sempre così netta, tanto è vero che un medesimo Istituto poteva avere ambedue le finalità.


3. L'insegnamento del Concilio Vaticano II

a) Nei documenti conciliari, gli Istituti Secolari sono esplicitamente menzionati poche volte, e l'unico testo ad essi dedicato ex professo è il n. 11 di Perfectae caritatis.

In questo testo sono, in sintesi, richiamate le caratteristiche essenziali, così da confermare con l'autorità del Concilio. Infatti vi si dice che:

- gli Istituti Secolari non sono Istituti religiosi: questa definizione in negativo impone di evitare la confusione tra i due: gli Istituti Secolari non sono una forma moderna di vita religiosa, ma sono una vocazione e una forma di vita originali;

- essi richiedono "veram et completam consiliorum evangelicorum professionem": non sono quindi riducibili ad associazioni o movimenti che, per una risposta alla grazia battesimale, pur vivendo lo spirito dei consigli evangelici, non li professano in modo ecclesialmente riconosciuto;

- in questa professione, la Chiesa segna i membri degli Istituti Secolari con la consacrazione che viene da Dio, al quale intendono dedicarsi totalmente nella perfetta carità;

- la medesima professione avviene in saeculo, nel mondo, nella vita secolare: questo elemento qualifica intimamente il contenuto dei consigli evangelici e ne determina le modalità di attuazione;

- per questo la "propria e peculiare indole" di questi Istituti è quella secolare;

- infine e di conseguenza, solo la fedeltà a questa fisionomia potrà permettere loro di esercitare quell'apostolato "ad quem exercendum orta sunt"; cioè l'apostolato che li qualifica per la sua finalità e che deve essere "in saeculo ac veluti ex saeculo": nel mondo, nella vita secolare, e a partire dal di dentro del mondo (cfr. Primo feliciter, II: avvalendosi delle professioni, attività, forme, luoghi, circostanze, rispondenti alla condizione di secolari).

Merita particolare attenzione, nel numero 11 di Perfectae caritatis, la raccomandazione di una accurata formazione "in rebus divinis et humanis", perché questa vocazione è in realtà molto impegnativa.

b) Nella dottrina del Concilio Vaticano II gli Istituti Secolari hanno trovato molte conferme della loro intuizione fondamentale e molte direttive programmatiche specifiche.

Tra le conferme: l'affermazione della vocazione universale alla santità, della dignità e responsabilità dei laici nella Chiesa, e soprattutto che "laicis indoles saecularis propria et peculiaris est" (LG 31: il secondo paragrafo di questo numero sembra riprendere non solo la dottrina ma anche alcune espressioni del Motu proprio Primo feliciter).

Tra le direttive programmatiche specifiche: l'insegnamento della Gaudium et Spes circa il rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo, e il compito di essere presenti nelle realtà terrene con rispetto e sincerità, operandovi per il loro orientamento a Dio.

c) In sintesi: dal Concilio Vaticano II gli Istituti Secolari hanno avuto elementi sia per approfondire la loro realtà teologica (consacrazione nella e della secolarità), sia per chiarire la loro linea di azione (la santificazione dei loro membri e la presenza trasformatrice nel mondo).

Con la Costituzione apostolica Regimini Ecclesiae Universae (15 agosto 1967), in applicazione del Concilio, la Sacra Congregazione cambia denominazione: "pro Religiosis et Institutis saecularibus". E' un ulteriore riconoscimento della dignità degli Istituti Secolari e della loro distinzione netta da quelli religiosi. Questo ha comportato nella Sacra Congregazione la costituzione di due Sezioni (mentre precedentemente per gli Istituti Secolari operava un "ufficio"), con due Sottosegretari, con distinte e autonome competenze sotto la guida di un unico Prefetto e un unico Segretario.


4. Dopo il Concilio Vaticano II

La riflessione sugli Istituti Secolari si è arricchita per i contributi che sono venuti da due gruppi di occasioni, in un certo senso integrantisi tra loro: la prima occasione, di tipo esistenziale, è data dai periodici incontri tra gli Istituti stessi; la seconda, di tipo dottrinale, è costituita soprattutto dai discorsi che i Papi hanno loro rivolto. La Sacra Congregazione da parte sua è intervenuta con chiarimenti e riflessioni.


A) Incontri tra Istituti

Convegni di studio erano già stati promossi in precedenza, ma nel 1970 fu convocato il primo Convegno internazionale, con la partecipazione di quasi tutti gli Istituti Secolari legittimamente eretti.

Questo convegno espresse anche una commissione che doveva studiare e proporre lo statuto di una Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari (= C.M.I.S.), statuto che fu approvato dalla Sacra Congregazione, la quale riconobbe ufficialmente la Conferenza con apposito decreto (23 maggio 1974).

Dopo il 1970, i Responsabili degli Istituti Secolari si ritrovarono in assemblea nel 1972 e successivamente, con scadenza quadriennale, nel 1976 e nel 1980. E' già programmata l'assemblea del 1984.

Questi incontri hanno avuto il merito di trattare argomenti di diretto interesse per gli Istituti, come: i consigli evangelici, l'orazione secolare, l'evangelizzazione come contributo a "cambiare il mondo dal di dentro".

Ma hanno avuto anche, e soprattutto, il merito di raccogliere gli Istituti tra di loro sia per mettere in comune una esperienza sia per un aperto e sincero confronto.

Il confronto era molto opportuno perché:

- accanto a Istituti di finalità apostolica totalmente secolare (operanti "in saeculo et ex saeculo"), ce n'erano altri con attività istituzionali anche intra-ecclesiali (ad es. catechesi);

- accanto ad Istituti che prevedevano l'impegno apostolico attraverso una testimonianza personale, altri assumevano opere o compiti da portare avanti come impegno comunitario;

- accanto alla maggioranza di Istituti laicali, i quali definivano la secolarità come caratteristica propria dei laici, c'erano Istituti clericali o misti che davano rilievo alla secolarità della Chiesa nel suo insieme;

- con Istituti clericali che vedevano necessaria alla loro secolarità la presenza nel presbiterio locale e quindi l'incardinazione nella diocesi, altri avevano ottenuto l'incardinazione in proprio.

Mediante i successivi incontri, che si sono ripetuti anche a livello nazionale e, in America Latina e in Asia, a livello continentale, la conoscenza vicendevole ha portato gli Istituti ad accettare le diversità (il così detto "pluralismo"), ma con l'esigenza di chiarire i limiti di questa stessa diversità.

Gli incontri quindi hanno aiutato gli Istituti a capire meglio se stessi (come categoria, e anche come singoli Istituti), a correggere alcune incertezze, e a favorire la ricerca comune.


B) Discorsi dei Papi

Già Pio XII aveva parlato a singoli Istituti Secolari, e ne aveva trattato in discorsi sulla vita di perfezione. Ma quando gli Istituti cominciarono i loro convegni o assemblee mondiali, ad ogni incontro sentirono la parola del Papa: Paolo VI nel 1970, 1972, 1976; Giovanni Paolo II nel 1980. A queste allocuzioni, vanno aggiunte quelle pronunciate da Paolo VI nel XXV° e nel XXX° di Provida Mater (2 febbraio 1972 e 1977).

Discorsi densi di dottrina, che aiutano a definire meglio la identità degli Istituti Secolari. Tra i molti insegnamenti, sia sufficiente richiamare qui alcune affermazioni:

a) C'è coincidenza tra il carisma degli Istituti Secolari e la linea conciliare della presenza della Chiesa nel mondo: "essi debbono essere testimoni specializzati, esemplari, della disposizione e della missione della Chiesa nel mondo" (Paolo VI, 2 febbraio 1972).

Questo esige una forte tensione verso la santità, e una presenza nel mondo che prenda sul serio l'ordine naturale per poter lavorare per il suo perfezionamento e per la sua santificazione.

b) La vita di consacrazione a Dio, e in concreto la vita secondo i consigli evangelici, deve essere sì una testimonianza dell'aldilà, ma diventando proposta ed esemplarità per tutti: "I consigli evangelici acquistano un significato nuovo, di speciale attualità nel tempo presente" (Paolo VI, 2 febbraio 1972), e la loro forza viene immessa "in mezzo ai valori umani e temporali" (id., 20 settembre 1972).

c) Ne consegue che la secolarità, la quale indica l'inserzione di questi Istituti nel mondo, "non rappresenta solo una condizione sociologica, un fatto esterno, sì bene un atteggiamento" (Paolo VI, 2 febbraio 1972), una presa di coscienza: "La vostra condizione esistenziale e sociologica diventa vostra realtà teologica, è la vostra via per realizzare e testimoniare la salvezza" (id., 20 settembre 1972).

d) Nello stesso tempo la consacrazione negli Istituti Secolari deve essere tanto autentica da rendere vero che "è nell'intimo dei vostri cuori che il mondo viene consacrato a Dio" (Paolo VI, 2 febbraio 1972); da rendere possibile "orientare esplicitamente le cose umane secondo le beatitudini evangeliche"(id., 20 settembre 1972). Essa "deve impregnare tutta la vita e tutte le attività quotidiane" (Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980).

Non è, quindi, una strada facile: "E' un camminare difficile, da alpinisti dello spirito" (Paolo VI, 26 settembre 1970).

e) Gli Istituti Secolari appartengono alla Chiesa "a titolo speciale di consacrati secolari" (Paolo VI, 26 settembre 1970) e "la Chiesa ha bisogno della loro testimonianza" (id., 2 febbraio 1972), e "attende molto" da essi (Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980). Essi devono "coltivare e incrementare, avere a cuore sempre e soprattutto la comunione ecclesiale" (Paolo VI, 20 settembre 1972).

f) La missione a cui gli Istituti Secolari sono chiamati è quella di "cambiare il mondo dal di dentro"(Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980), diventandone il fermento vivificante.


C) Interventi della Sacra Congregazione

In questo periodo anche la Sacra Congregazione si è fatta presente all'insieme degli Istituti Secolari con i suoi interventi.

Gli Em.mi Prefetti Card. Antoniutti e Card. Pironio hanno rivolto agli Istituti, in diverse occasioni, discorsi e messaggi; e il Dicastero ha loro trasmesso dei contributi di riflessione, e in particolare i quattro seguenti:

a) Riflessioni sugli Istituti Secolari (1976). Si tratta di uno studio elaborato da una speciale Commissione, costituita da Paolo VI nel 1970. Lo si può definire un "documento di lavoro", in quanto offre molti elementi chiarificatori, ma senza l'intenzione di dire l'ultima parola.

E' suddiviso in due sezioni. La prima, più sintetica, contiene alcune affermazioni teologiche di principio, utili per capire il valore della secolarità consacrata. La seconda sezione, più estesa, descrive gli Istituti Secolari a partire dalla loro esperienza, e tocca anche aspetti giuridici.

b) Le persone sposate e gli Istituti Secolari (1976). Gli Istituti vengono informati circa una riflessione fatta all'interno della Sacra Congregazione. Si riconferma che il consiglio evangelico della castità nel celibato è un elemento essenziale della vita consacrata in un Istituto Secolare; viene esposta la possibilità dell'appartenenza di persone sposate come membri in senso largo, e si auspica il sorgere di associazioni apposite.

c) La formazione negli Istituti Secolari (1980). Per offrire un aiuto in ordine al grave impegno della formazione dei membri degli Istituti Secolari, è stato preparato questo documento. Esso contiene dei richiami di principio, ma suggerisce anche delle linee concrete, tratte dall'esperienza.

d) Gli Istituti Secolari e i consigli evangelici (1981). E' una lettera circolare, con la quale si richiama il magistero della Chiesa circa l'essenzialità dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, e circa la necessità di determinare il vincolo sacro con il quale essi vengono assunti, il loro contenuto e le modalità di attuazione, perché siano confacenti alla condizione di secolarità.


5. Il nuovo Codice di diritto canonico (1983).

Una fase nuova si apre con la promulgazione del nuovo Codice di diritto canonico, il quale contiene anche per gli Istituti Secolari una legislazione sistematica e aggiornata. Ne tratta nel libro II, nella sezione dedicata agli Istituti di vita consacrata.

Gli elementi principali della normativa giuridica data dal Codice vengono presentati più sotto, dopo un richiamo dei fondamenti teologici che si sono progressivamente delineati o precisati lungo la breve storia degli Istituti Secolari.


PARTE II

FONDAMENTI TEOLOGICI

La teologia degli Istituti Secolari trova notevoli indicazioni già nei documenti pontifici Provida Mater e Primo feliciter, poi ampliate ed approfondite dalla dottrina conciliare e dall'insegnamento dei Sommi Pontefici .

Vari contributi di studio sono venuti anche da parte di specialisti; eppure si deve dire che la ricerca teologica non è ancora esaurita.

Pertanto viene qui fatto un semplice richiamo degli aspetti fondamentali di questa teologia, riportando sostanzialmente lo studio elaborato da una speciale Commissione e reso pubblico nel 1976 con il consenso di Paolo VI.


1. Il mondo come "secolo"

Dio per amore ha creato il mondo con l'uomo a suo centro e vertice e ha pronunciato il suo giudizio sopra le realtà create: "valde bona" (Gn 1,31). All'uomo, fatto nel Verbo a immagine e somiglianza di Dio e chiamato a vivere in Cristo nella vita intima di Dio, è affidato il compito di condurre attraverso la sapienza e l'azione tutte le realtà al raggiungimento di questo suo ultimo fine. La sorte del mondo è dunque legata a quella dell'uomo, e pertanto la parola mondo viene a designare "la famiglia umana con l'universalità delle cose entro la quale essa vive" (GS 2), sulle quali essa opera.

Di conseguenza il mondo è coinvolto nella caduta iniziale dell'uomo e "sottomesso alla caducità"(Rm 8,20); ma lo è anche nella sua Redenzione compiuta da Cristo, Salvatore dell'uomo che viene da Lui reso per grazia, Figlio di Dio e nuovamente capace in quanto partecipe della Sua Passione e Risurrezione di vivere ed operare nel mondo secondo il disegno di Dio, a lode della Sua gloria (cfr. Ef 1,6 e 12 14).

E' nella luce della Rivelazione che il mondo appare come "saeculum". Il secolo è il mondo presente risultante dalla caduta iniziale dell'uomo, "questo mondo"(1 Cor 7,31), sottoposto al regno del peccato e della morte, che deve prendere fine, ed è contrapposto alla "nuova era" (aion), alla vita eterna inaugurata dalla Morte e dalla Risurrezione di Cristo. Questo mondo conserva la bontà, verità e ordine essenziale, che gli provengono dalla sua condizione di creatura (cfr. GS 36); tuttavia intaccato dal peccato, non può salvarsi da sé, ma è chiamato alla salvezza apportata da Cristo (cfr. GS 2,13,37,39), la quale si compie nella partecipazione al Mistero Pasquale degli uomini rigenerati nella fede e nel battesimo e incorporati nella Chiesa.

Tale salvezza si attua nella storia umana e la penetra della sua luce e forza; essa allarga la sua azione a tutti i valori del creato per discernerli e sottrarli all'ambiguità loro propria dopo il peccato (cfr. GS 4), in vista di riassumerli alla nuova libertà dei figli di Dio (cfr. Rm 8,21).


2. Nuovo rapporto del battezzato col mondo

La Chiesa, società degli uomini rinati in Cristo per la vita eterna, è perciò, il sacramento del rinnovamento del mondo che sarà definitivamente compiuto dalla potenza del Signore nella consumazione del "secolo" con la distruzione di ogni potenza del demonio, del peccato e della morte, e la sudditanza di ogni cosa a Lui e al Padre (cfr. I Co 15, 20 28). Per Cristo, nella Chiesa, gli uomini segnati e animati dallo Spirito Santo, sono costituiti in un "sacerdozio regale" (1 Pt 2,9) in cui offrono se stessi, la loro attività e il loro mondo alla gloria del Padre (cfr. LG 34).

Dal battesimo risulta quindi per ogni cristiano un nuovo rapporto al mondo. Con tutti gli uomini di buona volontà, lui pure è impegnato nel compito di edificare il mondo e di contribuire al bene dell'umanità, operando secondo la legittima autonomia delle realtà terrene (cfr. GS 34 e 36). Il nuovo rapporto al mondo infatti nulla toglie all'ordine naturale e, se comporta una rottura con il mondo in quanto realtà opposta alla vita della grazia e all'attesa del Regno eterno, allo stesso tempo comporta la volontà di operare nella carità di Cristo per la salvezza del mondo, cioè per condurre gli uomini alla vita della fede e per riordinare in quanto possibile le realtà temporali secondo il disegno di Dio, affinché esse ser¬vano alla crescita dell'uomo nella grazia per la vita eterna (cfr. AA 7).

E' vivendo questo rapporto nuovo al mondo che i battezzati cooperano in Cristo alla sua redenzione. Quindi la secolarità di un battezzato, vista come esistenza in questo mondo e partecipazione alle sue varie attività, può essere intesa soltanto nel quadro di questo rapporto essenziale, qualunque sia la sua forma concreta.


3. Diversità del vivere concretamente il rapporto al mondo

Tutti vivono questo essenziale rapporto al mondo e devono tendere alla santità che è partecipazione della vita divina nella carità (cfr. LG 4c). Ma Dio distribuisce i suoi doni a ciascuno "secondo la misura del dono di Cristo"(Ef 4,7).

Dio infatti è sovranamente libero nella distribuzione dei suoi doni. Lo Spirito di Dio nella sua libera iniziativa li distribuisce "a ciascuno come vuole"(1 Co 12,11), avendo in vista il bene delle singole persone ma, al tempo stesso, quello complessivo di tutta la Chiesa e dell'umanità intera.

E' proprio a motivo di tale ricchezza di doni che l'unità fondamentale del Corpo Mistico, che è la Chiesa, si manifesta nella diversità complementare dei suoi membri, viventi ed operanti sotto l'azione dello Spirito di Cristo, per l'edificazione del suo Corpo.

L'universale vocazione alla santità nella Chiesa è coltivata infatti nei vari generi di vita e nelle varie funzioni (cfr. LG 41), secondo le molteplici vocazioni specifiche. Queste diverse vocazioni il Signore le accompagna con quei doni che rendono capaci a viverle, ed esse, incontrandosi con la libera risposta delle persone, suscitano modi diversi di realizzazione. Diversi allora diventano anche i modi in cui i cristiani attuano il loro rapporto battesimale con il mondo.


4. La sequela di Cristo nella pratica dei Consigli evangelici

La sequela di Cristo importa per ogni cristiano una preferenza assoluta per Lui, se occorre fino al martirio (cfr. LG 42). Cristo però invita alcuni tra i suoi fedeli a seguirlo incondizionatamente per dedicarsi totalmente a Lui e alla venuta del Regno dei cieli. E' una chiamata ad un atto irrevocabile, il quale comporta la donazione totale di sé alla persona di Cristo per condividere la sua vita, la sua missione, la sua sorte, e, come condizione, la rinuncia di sé, alla vita coniugale e ai beni materiali.

Tale rinuncia è vissuta da parte di questi chiamati come condizione per aderire senza ostacolo all'Amore assoluto che li incontra nel Cristo, così da permettere loro di entrare più intimamente nel movimento di questo Amore verso la creazione: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito"(Gv 3,16), perché per mezzo di Lui il mondo venga salvato. Una tale decisione, a motivo della sua totalità e definitività rispondenti alle esigenze dell'amore, riveste il carattere di un voto di fedeltà assoluta a Cristo. Essa suppone evidentemente la promessa battesimale di vivere come un fedele di Cristo, ma se ne distingue perfezionandola.

Per il suo contenuto, questa decisione radicalizza il rapporto del battezzato al mondo, in quanto la rinuncia al modo comune di "usare di questo mondo" ne attesta il valore relativo e provvisorio e preannuncia l'avvento del Regno escatologico (cfr. 1 Co 8,31).

Nella Chiesa, il contenuto di questa donazione si è esplicitato nella pratica dei consigli evangelici (castità consacrata, povertà, obbedienza), vissuta in forme concrete svariate, spontanee o istituzionalizzate. La diversità di tali forme è dovuta alla diversa modalità di operare con Cristo alla salvezza del mondo, che può andare dalla separazione effettiva propria di certe forme di vita religiosa, fino a quella che è la presenza tipica dei membri degli Istituti Secolari.

La presenza di questi ultimi in mezzo al mondo significa una vocazione speciale ad una presenza salvifica, che si esercita nella testimonianza resa a Cristo e in una attività mirante a riordinare le cose temporali secondo il disegno di Dio. In ordine a questa attività, la professione dei consigli evangelici riveste uno speciale significato di liberazione dagli ostacoli (orgoglio, cupidigia) che impediscono di vedere e attuare l'ordine voluto da Dio,


5. Ecclesialità della professione dei consigli evangelici Consacrazione

Ogni chiamata alla sequela di Cristo è chiamata alla comunione di vita in Lui e nella Chiesa.

Pertanto la pratica e la professione dei consigli evangelici nella Chiesa si sono attuate non solo in modo individuale ma inserendosi in comunità suscitate dallo Spirito Santo mediante il carisma dei fondatori.

Tali comunità sono intimamente collegate alla vita della Chiesa animata dallo Spirito Santo e pertanto affidate al discernimento e al giudizio della Gerarchia che ne verifica il carisma, le ammette, le approva e le invia riconoscendo la loro missione di cooperare alla edificazione del Regno di Dio.

Il dono totale e definitivo a Cristo compiuto dai membri di questi Istituti viene quindi ricevuto a nome della Chiesa rappresentante di Cristo, e nella forma da essa approvata, dalle autorità in essa costituite, in modo da creare un vincolo sacro (cfr. LG 44). Infatti, accettando la donazione di una persona, la Chiesa la segna a nome di Dio con una speciale consacrazione come appartenente esclusivamente a Cristo e alla sua opera di salvezza.

Nel battesimo c'è la consacrazione sacramentale e fondamentale dell'uomo, ma essa può essere vissuta poi in modo più o meno "profondo e intimo". La ferma decisione di rispondere alla speciale chiamata di Cristo, consegnandogli totalmente la propria esistenza libera e rinunciando a tutto ciò che nel mondo può creare impedimento ad una tale donazione esclusiva, offre materia per la suddetta nuova consacrazione (cfr. LG 44), la quale "radicata nella consacrazione battesimale, la esprime più pienamente"(PC 5). Essa è opera di Dio che chiama la persona, la riserva a sé mediante il ministero della Chiesa, e la assiste con grazie particolari che la aiutano ad essere fedele.

La consacrazione dei membri degli Istituti Secolari non ha il carattere di una messa a parte resa visibile da segni esterni, ma possiede tuttavia il carattere essenziale di impegno totale per Cristo in una determinata comunità ecclesiale, con la quale si contrae un legame mutuo e stabile e della quale si partecipa il carisma. Ne deriva una particolare conseguenza circa il modo di concepire l'obbedienza negli Istituti Secolari: essa comporta non solo la ricerca personale o in gruppo della volontà di Dio nell'assumere gli impegni propri di una vita secolare, ma anche la libera accettazione della mediazione della Chiesa e della comunità attraverso i suoi Responsabili nell'ambito delle norme costitutive dei singoli Istituti.


6. La "secolarità" degli Istituti Secolari

La sequela Christi nella pratica dei consigli evangelici ha fatto sì che venisse a costituirsi nella Chiesa uno stato di vita caratterizzato da un certo "abbandono del secolo": la vita religiosa. Tale stato è venuto quindi a distinguersi da quello dei fedeli rimanenti nelle condizioni e attività del mondo, i quali vengono perciò chiamati secolari.

Avendo poi riconosciuto nuovi Istituti in cui i consigli evangelici vengono pienamente professati da fedeli rimanenti nel mondo e impegnati nelle sue attività per operare dal di dentro ("in saeculo ac veluti ex saeculo") alla sua salvezza, la Chiesa li ha chiamati Istituti Secolari.

Nel qualificativo di secolare attribuito a questi Istituti c'è un significato che si potrebbe dire "negativo": essi non sono religiosi (cfr. PC 11), né si deve applicare ad essi la legislazione o la procedura proprie dei religiosi.

Ma il significato che veramente importa e che li definisce nella loro vocazione specifica, è quello "positivo": la secolarità sta ad indicare sia una condizione sociologica il rimanere nel mondo, sia un atteggiamento di impegno apostolico con attenzione ai valori delle realtà terrene e a partire da essi, allo scopo di permearli di spirito evangelico.

Tale impegno viene vissuto in modalità diverse dai laici e dai sacerdoti. I primi infatti hanno come nota peculiare, caratterizzante la stessa loro evangelizzazione e testimonianza della fede in parole e opere, quella di "cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio" (LG 31). I sacerdoti, invece, salvo in casi eccezionali (cfr. LG 31, PO 8) non esercitano questa responsabilità verso il mondo con un'azione diretta e immediata nell'ordine temporale, ma con la loro azione ministeriale e mediante il loro ruolo di educatori alla fede (cfr. PO 6): è questo il mezzo più alto per contribuire a far sì che il mondo si perfezioni costantemente secondo l'ordine e il significato della creazione (cfr. Paolo VI, 2 febbraio 1972), e per dare ai laici "gli aiuti morali e spirituali affinché l'ordine temporale venga instaurato in Cristo"(AA 7).

Ora se a motivo della consacrazione gli Istituti Secolari vengono annoverati tra gli Istituti di vita consacrata, la caratteristica della secolarità li contraddistingue da ogni altra forma di Istituti.

La fusione in una medesima vocazione della consacrazione e dell'impegno secolare conferisce ad entrambi gli elementi una nota originale. La piena professione dei consigli evangelici fa sì che la più intima unione a Cristo renda particolarmente fecondo l'apostolato nel mondo. L'impegno secolare dona alla professione stessa dei consigli una modalità speciale, e la stimola verso una sempre maggiore autenticità evangelica.


PARTE III

NORMATIVA GIURIDICA

La normativa giuridica degli Istituti Secolari era contenuta nella Costituzione apostolica Provida Mater, nel Motu proprio Primo feliciter, nell'Istruzione della Sacra Congregazione dei Religiosi Cum Sanctissimus. La stessa Sacra Congregazione era autorizzata ad emanare nuove norme per gli Istituti Secolari "secondo la necessità lo richieda o l'esperienza suggerisca" (PM II, par. 2 2°).

Il nuovo Codice di diritto canonico mentre le abroga, riprende ed aggiorna le norme precedenti, ed offre un quadro legislativo sistematico, in sé completo, frutto anche dell'esperienza di questi anni e della dottrina del Concilio Vaticano II.

Questa normativa codificata viene qui esposta nei suoi elementi essenziali .


1. Istituti di vita consacrata (Liber II, Pars III, Sectio I)

La collocazione degli Istituti Secolari nel Codice è di per sé significativa e importante, perché sta a dimostrare che esso fa proprie due affermazioni del Concilio (PC 11), contenute già nei documenti precedenti:

a) gli Istituti Secolari sono veramente e pienamente Istituti di vita consacrata: e il Codice ne parla nella sezione De Institutis vitae consecratae;

b) ma essi non sono religiosi: e il Codice pone i due tipi di Istituti sotto due titoli distinti: II De institutis religiosis, III De institutis saecularibus.

Ne consegue che non si deve più fare la identificazione, purtroppo finora abbastanza generalizzata, di "vita consacrata" con "vita religiosa". Il titolo I, Normae communes, offre nei cc. 573 578 una descrizione della vita consacrata, che da una parte non è sufficiente a definire la vita religiosa, perché questa comporta altri elementi (cfr. c. 607); e d'altra parte ne è più ampia, perché il valore della consacrazione, che sigilla la dedizione totale a Dio con la sua sequela Christi e la sua dimensione ecclesiale, compete anche agli Istituti Secolari.

Così pure la definizione dei tre consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza (cfr. cc. 599 601) conviene totalmente agli Istituti Secolari, anche se le applicazioni concrete devono essere conformi alla loro natura propria (cfr. c. 598).

Quanto agli altri punti trattati nel titolo I, essi riguardano soprattutto aspetti di procedura. Si può notare, tra altre cose, che il riconoscimento diocesano anche di un Istituto Secolare richiede l'intervento della Sede Apostolica (c. 579; cfr. cc. 583 584). Questo, perché l'Istituto Secolare non costituisce uno stato transitorio ad altre forme canoniche, come potevano essere le Pie Unioni o Associazioni del Codice precedente, ma è un vero e proprio Istituto di vita consacrata, che si può erigere come tale soltanto se ne ha tutte le caratteristiche, ed offre già sufficiente garanzia di solidità spirituale, apostolica, e anche numerica.

Per tornare all'affermazione di principio: anche gli Istituti Secolari hanno dunque una vera e propria vita di consacrazione. Il fatto poi che ad essi sia dedicato un titolo a parte, con norme proprie, è significativo di una netta distinzione da ogni altro genere di Istituti.


2. Vocazione originale: indole secolare (cc. 710 711 )

La vocazione in un Istituto Secolare domanda che la santificazione o perfezione della carità sia perseguita vivendo le esigenze evangeliche "in saeculo" (c. 710), "in ordinariis mundi condicionibus" (c. 714); e che l'impegno a cooperare alla salvezza del mondo avvenga "praesertim ab intus" (c. 710), "ad instar fermenti" e, per i laici, non solo "in saeculo" ma anche "ex saeculo" (C. 713 par. 1 2).

Queste ripetute precisazioni sul modo specifico di vivere la radicalità evangelica dimostrano che la vita consacrata di questi Istituti è connotata propriamente dall'indole secolare, così che la coessenzialità e inseparabilità di secolarità e consacrazione fanno di questa vocazione una forma originale e tipica di sequela Christi. "La vostra è una forma di consacrazione nuova e originale, suggerita dallo Spirito Santo"(Paolo VI, 20 settembre 1972). "Nessuno dei due aspetti della vostra fisionomia spirituale può essere sopravvalutato a scapito dell'altro. Ambedue sono coessenziali… siete realmente consacrati e realmente nel mondo"(ibid.). "Il vostro stato secolare sia consacrato" (Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980).

In forza di questa originalità il c. 711 fa un'affermazione di grande portata giuridica: salvate le esigenze della vita consacrata, i laici degli Istituti Secolari sono laici a tutti gli effetti (così che ad essi andranno applicati i cc. 224 231 relativi ai diritti e doveri dei fedeli laici); e i preti degli Istituti Secolari a loro volta si reggono secondo le norme del diritto comune per i chierici secolari.

Anche per questo, cioè per non distinguersi formalmente dagli altri fedeli, alcuni Istituti esigono dai loro membri un certo riserbo circa la loro appartenenza all'Istituto: "Restate laici, impegnati nei valori secolari propri e peculiari del laicato" (Paolo VI, 20 settembre 1972). "Non cambia la vostra condizione: siete e rimanete laici" (Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980). "Aggregandosi a Istituti Secolari, il sacerdote, proprio in quanto secolare, rimane collegato in intima unione di obbedienza e di collaborazione col Vescovo"(Paolo VI, 2 febbraio 1972).

Il Codice, nei vari canoni, conferma che questa indole secolare va intesa sì come situazione ("in saeculo"), ma anche nel suo aspetto teologico e dinamico, nel senso indicato da Evangelii nuntiandi, cioè come "la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti ed operanti nelle realtà del mondo" (n. 70). Paolo VI ha detto esplicitamente (25 agosto 1976) che gli Istituti Secolari devono sentire come rivolto anche a loro questo paragrafo di Evangelii nuntiandi.


3. I Consigli evangelici (c. 712)

La Chiesa per riconoscere un Istituto di vita consacrata richiede un libero ed esplicito impegno sulla via dei tre consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, "donum divinum quod Ecclesia a Domino accepit" (c. 575 par. I ); e rivendica la propria competenza sulla loro interpretazione e normativa (cfr. c. 576).

Il Codice (cc. 599 600 601) delinea il contenuto dei tre consigli evangelici, ma rinvia al diritto proprio dei singoli Istituti per le applicazioni relative alla povertà e all'obbedienza; per la castità riafferma l'obbligo della continenza perfetta nel celibato. Le persone sposate quindi non possono essere membri in senso stretto di un Istituto Secolare; il c. 721 par. 1 3° conferma questo, dicendo invalida l'ammissione di un "coniux durante matrimonio".

Spetta alle costituzioni dei singoli Istituti definire gli obblighi derivanti dalla professione dei consigli evangelici, in modo che nello stile di vita delle persone ("in vitae ratione") sia assicurata una capacità di testimonianza secondo l'indole secolare: "I consigli evangelici, pur comuni ad altre forme di vita consacrata, acquistano un significato nuovo, di speciale attualità nel tempo presente" (Paolo VI, 2 febbraio 1972).

Le costituzioni devono definire anche con quale vincolo sacro i consigli evangelici vengono assunti. Il Codice non precisa quali vincoli siano considerati sacri, ma alla luce della Lex peculiaris annessa alla Costituzione apostolica Provida Mater (art. III, 2), essi sono: il voto, il giuramento o la consacrazione per la castità nel celibato; il voto o la promessa per l'obbedienza e per la povertà.


4. L'Apostolato (c. 713)

Tutti i fedeli sono chiamati in forza del battesimo ad essere partecipi della missione ecclesiale di testimoniare e proclamare che Dio "nel suo Figlio ha amato il mondo", che il Creatore è Padre, che tutti gli uomini sono fratelli (cfr. EN 26), e di operare in differenti modi in vista della edificazione del Regno di Cristo e di Dio.

Gli Istituti Secolari all'interno di questa missione hanno un compito specifico. Il Codice dedica i tre paragrafi del c. 713 a definire l'attività apostolica a cui essi sono chiamati.

Il primo paragrafo, dedicato a tutti i membri degli Istituti Secolari, sottolinea il rapporto tra consacrazione e missione: la consacrazione è un dono di Dio, che ha come scopo la partecipazione alla missione salvifica della Chiesa (cfr. c. 574 par. 2). Chi è chiamato è anche mandato: "La consacrazione speciale deve impregnare tutta la vostra vita e tutte le vostre attività quotidiane" (Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980).

Vi si afferma poi che l'attività apostolica è un "essere dinamico", proteso verso la realizzazione generosa del disegno di salvezza del Padre; è una presenza evangelica nel proprio ambiente, è vivere le esigenze radicali del Vangelo così che la vita stessa diventi fermento. Un fermento che i membri degli Istituti Secolari sono chiamati a immettere nella trama della vicenda umana, nel lavoro, nella vita familiare e professionale, nella solidarietà con i fratelli, in collaborazione con chi opera in altre forme di evangelizzazione. Qui il Codice riprende per tutti gli Istituti Secolari quello che il Concilio dice ai laici: "suum proprium munus exercendo, spiritu evangelico ducti, fermenti instar" (LG 31): "Questa risoluzione vi è propria: cambiare il mondo dal di dentro"(Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980).

Il paragrafo secondo è dedicato ai membri laici. Nella prima parte esso evidenzia lo specifico degli Istituti Secolari laicali: la presenza e l'azione trasformatrice all'interno del mondo, in vista del compimento del disegno divino di salvezza. Il Codice anche qui applica quello che il Concilio afferma come missione propria di tutti i laici: "Laicorum est, ex vocatione propria, res temporales gerendo et secundum Deum ordinando, regnum Dei quaerere" (LG 31; cfr. anche AA 18 19).

Questa infatti è la finalità apostolica per la quale sono sorti gli Istituti Secolari, come ricorda ancora il Concilio, a sua volta richiamando Provida Mater e Primo feliciter: "Ipsa instituta propriam ac peculiarem indolem, saecularem scilicet, servent, ut apostolatum in saeculo ac veluti ex saeculo, ad quem exercendum orta sunt, efficaciter et ubique adimplere valeant" (PC 11 ).

Nella seconda parte, il paragrafo afferma che i membri degli Istituti Secolari possono svolgere, come tutti i laici, anche un servizio all'interno alla comunità ecclesiale come potrebbe essere la catechesi, l'animazione della comunità, eccetera. Alcuni Istituti hanno assunto queste attività apostoliche come loro scopo, soprattutto in quei Paesi dove si sente più urgente un servizio di questo tipo da parte dei laici. Il Codice sanziona legislativamente questa scelta, con una precisazione importante: "iuxta propriam vitae rationem saecularem". "La sottolineatura dell'apporto specifico del vostro stile di vita non deve, tuttavia, condurre a sottovalutare le altre forme di dedizione alla causa del Regno a cui voi potete anche essere chiamati. Voglio fare accenno qui a ciò che è stato detto al n. 73 dell'esortazione Evangelii nuntiandi, che ricorda che i 'laici possono anche sentirsi chiamati o essere chiamati a collaborare con i Pastori al servizio della comunità ecclesiale, per la crescita e la vita di essa, esercitando ministeri diversissimi, secondo la grazia o i carismi che il Signore vorrà riservare loro'" (Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980).

Il terzo paragrafo riguarda i membri chierici, per i quali vale però anche quanto detto nel paragrafo 1.

Viene enunciato per questi membri un particolare rapporto con il presbiterio: se gli Istituti Secolari sono chiamati a una presenza evangelica nel proprio ambiente, allora si può parlare di una missione di testimonianza pure tra gli altri sacerdoti: "...portate al presbiterio diocesano non solo una esperienza di vita secondo i consigli evangelici e con un aiuto comunitario, ma anche con una sensibilità esatta del rapporto della Chiesa col mondo" (Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980).

Inoltre il paragrafo dice che il rapporto della Chiesa con il mondo, di cui gli Istituti Secolari devono essere testimoni specializzati, ha da trovare attenzione e attuazione anche nei sacerdoti membri di questi Istituti: sia per una educazione dei laici orientata a far vivere in modo giusto quel rapporto, sia per un'opera specifica in quanto sacerdoti: "Il sacerdote in quanto tale ha anch'egli una essenziale relazione al mondo" (Paolo VI, 2 febbraio 1972). "Il sacerdote: per rendersi sempre più attento alla situazione dei laici…" (Giovanni Paolo II, 28 agosto 1980).

Per gli Istituti Secolari clericali, oltre a questo paragrafo, c'è anche il c. 715 che riguarda l'incardinazione, possibile sia nella diocesi sia nell'Istituto. Per l'incardinazione nell'Istituto si rinvia al c. 266 par. 3, dove si dice che è possibile "vi concessionis Sedis Apostolicae".

Gli unici casi nei quali gli Istituti Secolari clericali hanno delle forme distinte da quelli laicali, nel titolo III, sono i due canoni citati (713 e 715), la precisazione del c. 711 già ricordato, e quella del c. 727 par. 2 relativa all'uscita dall'Istituto. Per tutti gli altri aspetti, il Codice non introduce distinzioni.


5. La vita fraterna (c. 716)

Una vocazione che trova risposta in Istituti, che cioè non sia di persone isolate, comporta una vita fraterna "qua sodales omnes in peculiarem veluti familiam in Christo coadunantur" (c. 602).

La comunione tra i membri dello stesso Istituto è essenziale, e si realizza nell'unità del medesimo spirito, nella partecipazione al medesimo carisma di vita secolare consacrata, nella identità della specifica missione, nella fraternità del rapporto vicendevole, nella collaborazione attiva alla vita dell'Istituto (c. 716; cfr. c. 717 par. 3).

La vita fraterna viene coltivata mediante incontri e scambi di vario tipo: di preghiera (e, tra questi, gli esercizi annuali e i ritiri periodici), di confronto delle esperienze, di dialogo, di formazione, di informazione, eccetera.

Questa profonda comunione, e i vari mezzi per coltivarla, sono tanto più importanti in quanto le forme concrete di vita possono essere diverse: "vel soli, vel in sua quisque familia, vel in vitae fraternae coetu"(c. 714), essendo inteso che la vita fraterna del gruppo non deve equivalere a vita di comunità sul tipo delle comunità religiose.


6. La formazione

La natura di questa vocazione di consacrazione secolare, che esige uno sforzo costante di sintesi tra fede, consacrazione e vita secolare e la situazione stessa delle persone, le quali sono abitualmente impegnate in compiti e attività secolari e non di rado vivono molto isolate, impongono che la formazione dei membri degli Istituti sia solida e adeguata.

Questa necessità è richiamata opportunamente in vari canoni, in particolare nel 719, dove sono indicati i principali impegni spirituali dei singoli: l'orazione assidua, la lettura e la meditazione della Parola di Dio, i tempi di ritiro, la partecipazione all'Eucarestia e al sacramento della Penitenza.

Il c. 722 dà alcune direttive per la formazione iniziale tendente soprattutto a una vita secondo i consigli evangelici e di apostolato; il c. 724 tratta della formazione continua "in rebus divinis et humanis, pari gressu".

Ne risulta che la formazione deve essere adeguata alle esigenze fondamentali della vita di grazia, per persone consacrate a Dio nel mondo: e deve essere molto concreta, insegnando a vivere i consigli evangelici attraverso gesti e atteggiamenti di dono a Dio nel servizio ai fratelli, aiutando a cogliere la presenza di Dio nella storia, educando a vivere nell'accettazione della croce con le virtù di abnegazione e di mortificazione.

Si deve dire che i singoli Istituti sono molto coscienti dell'importanza di questa formazione. Essi cercano di aiutarsi anche tra loro a livello di Conferenze nazionali e di Conferenza mondiale.


7. Pluralità di Istituti

I cc. 577 e 578 si applicano anche agli Istituti Secolari. Tra di loro infatti si presenta una varietà di doni, che permette un pluralismo positivo nei modi di vivere la comune consacrazione secolare e di attuare l'apostolato, in conformità alle intenzioni e al progetto dei fondatori quando sono stati approvati dall'autorità ecclesiastica.

A ragione quindi il c. 722 insiste sulla necessità di far conoscere bene ai candidati la vocazione specifica dell'Istituto, e di farli esercitare secondo lo spirito e l'indole che gli sono propri.

Questa pluralità d'altronde è un dato di fatto: "Essendo molto variate le necessità del mondo e le possibilità di azione nel mondo e con gli strumenti del mondo, è naturale che sorgano diverse forme di attuazione di questo ideale, individuali e associate, nascoste e pubbliche secondo le indicazioni del Concilio (cfr. AA 15 22). Tutte queste forme sono parimenti possibili agli Istituti Secolari e ai loro membri..." (Paolo VI, 2 febbraio 1972).


8. Altre norme del codice

Gli altri canoni del titolo dedicato agli Istituti Secolari riguardano aspetti che potremmo dire più tecnici. Molte determinazioni però sono lasciate al diritto proprio: ne risulta una struttura semplice e una organizzazione molto duttile.

Gli aspetti che questi altri canoni toccano sono i seguenti:

717: il regime interno;

718: l'amministrazione;

720, 721: l'ammissione all'Istituto;

723: l'incorporazione all'Istituto;

725: la possibilità di avere membri associati;

726 729: la eventuale separazione dall'Istituto;

730: il passaggio ad altro Istituto.

Merita attenzione il fatto che nei canoni si parla di incorporazione perpetua e di incorporazione definitiva (cfr. in particolare nel c. 723). Infatti alcune costituzioni approvate stabiliscono che il vincolo sacro (voti o promesse) sia sempre temporaneo, naturalmente con il proposito di rinnovarlo alla sua scadenza. Altre costituzioni invece, la maggioranza, prevedono che a una certa scadenza il vincolo sacro sia o possa essere assunto per sempre.

Quando il vincolo sacro è assunto per sempre, l'incorporazione all'Istituto è detta perpetua con tutti gli effetti giuridici che questo comporta.

Se invece il vincolo sacro rimane sempre temporaneo, le costituzioni devono prevedere che dopo un certo periodo di tempo (non inferiore a 5 anni) l'incorporazione all'Istituto sia considerata definitiva. L'effetto giuridico più importante è che da quel momento la persona ottiene la pienezza dei diritti-doveri nell'Istituto; altri effetti devono essere determinati dalle costituzioni.


CONCLUSIONE

La storia degli Istituti Secolari è ancora breve: per questo, e per la loro stessa natura, essi rimangono molto aperti all'aggiornamento e all'adattamento.

Ma hanno già una fisionomia ben definita, alla quale devono essere fedeli nella novità dello Spirito; il nuovo Codice di diritto canonico costituisce, a questo scopo, un punto di riferimento necessario e sicuro.

Sta il fatto, però, che essi non sono abbastanza conosciuti e complessi: per motivi derivanti forse dalla loro identità (consacrazione e secolarità, insieme), forse dal loro modo di agire con riservatezza, forse da una insufficiente attenzione prestata loro, e anche perché tuttora esistono degli aspetti problematici non risolti.

Le notizie offerte da questo documento circa la loro storia, la loro teologia, la loro normativa giuridica, potranno essere utili per superare questa poca conoscenza, e per favorire "tra i fedeli una comprensione non approssimativa o accomodante, ma esatta degli Istituti Secolari" (Giovanni Paolo II, 6 maggio 1983).

Sarà allora più facile anche sul piano pastorale aiutare questa specifica vocazione, e proteggerla, perché sia fedele alla sua identità, alle sue esigenze, alla sua missione.

Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari(CRIS)

Ai Responsabili Generali degli Istituti Secolari

Comunicazione sul Codice

(18 gennaio 1984)




In data 27 novembre 1983 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto canonico, il quale abroga le precedenti leggi ecclesiastiche universali, anche quelle relative agli Istituti Secolari .

Questi sono ora regolati dai canoni: 573 602 e 606 (norme comuni a tutti gli Istituti di vita consacrata), e dai canoni 710 730.

La presente comunicazione non è un commento o una spiegazione a questi canoni, ma vuole soltanto rispondere alla seguente domanda: come vedere le proprie costituzioni alla luce del Codice?

I. PRINCIPI CHIARIFICATORI

1. Nella materia che interessa direttamente gli Istituti Secolari, il Codice non introduce novità sostanziali. La loro natura, come definita da Provida Mater, Primo feliciter, documenti conciliari e discorsi dei Papi, viene teologicamente e giuridicamente confermata: consacrazione con assunzione dei consigli evangelici situazione e apostolato secolari duttilità di organizzazione.

2. Le traduzioni del Codice nelle varie lingue, anche se autorizzate dalle Conferenze, non sono il testo ufficiale, che invece è costituito dalla edizione latina.

3. I commenti generalmente sono molto utili per ben capire il testo, tuttavia non costituiscono interpretazione autentica: questa può essere data solo dalla Santa Sede.

Rimane sempre molto importante il riferimento alle fonti (cioè ai documenti precedenti e al magistero ecclesiale, di cui il Codice tiene conto), e alla prassi della Sacra Congregazione .

4. Quando i canoni parlano di "costituzioni" si tratta del testo fondamentale di ogni Istituto, anche se fosse chiamato con altro nome, come: statuto, regola di vita, o altro. E' il testo approvato dalla competente autorità della Chiesa.

Quando invece parlano di "diritto proprio", comprendono oltre alle Costituzioni, anche altri testi normativi degli Istituti, come: direttorio, o norme applicative, o norme complementari, o regolamenti. Si veda, al proposito, tutto il can. 587.

II. PRECISAZIONI GIURIDICHE

Il Codice dà norme obbligatorie per tutti gli Istituti: esse valgono anche se le costituzioni non le ripetono. Ad es.: le condizioni per l'ammissione, can.721 § 1.

Le costituzioni possono essere più esigenti delle norme del Codice; non possono invece richiedere di meno, né proporre cose ad esso contrarie.

Spesso il Codice dice che tocca a ogni Istituto fissare norme precise su particolari punti, che qui sotto vengono indicati:

1. Quello che le costituzioni devono contenere.

Una chiara presentazione dell'Istituto: natura, fine, spiritualità, caratteristiche (can. 578, a cui rinvia il can. 587 § 1): quindi tutto quello che è essenziale a definire un Istituto Secolare, e a definire in specie un determinato Istituto.

I vincoli sacri con cui vengono assunti i consigli evangelici di castità povertà e obbedienza, e gli obblighi che essi comportano in uno stile di vita secolare (can. 712; questo canone rinvia ai cc. 598 601, e nella sostanza riprende la richiesta finale del can. 587 § 1 e soprattutto del can. 598 § 1). E' possibile scegliere tra quei vincoli che erano previsti dalla Lex peculiaris annessa a Provida Mater: voto o giuramento o consacrazione per la castità, voto o promessa per la povertà e per l'obbedienza.

Le norme fondamentali relative al governo (can. 587 § 1), e in particolare: l'autorità dei responsabili e delle assemblee (can. 596 § 1); forma o modo di governo, modo di designare i responsabili, durata degli incarichi (can. 717 § 1 ).

(Nota: "moderator supremus" indica il responsabile generale; "moderator maiores" sia il responsabile generale sia i responsabili delle più importanti suddivisioni dell'Istituto, se queste sono previste dalle costituzioni).

Se le costituzioni prevedono la suddivisione dell'Istituto in parti, come zone, regioni, nazioni...: a chi spetta erigerle, definirle, sopprimerle (can. 581 e can. 585).

Le norme fondamentali relative ai vari impegni assunti dai membri (can. 587 § 1; si veda ad es. can. 719 sulla preghiera).

Le norme fondamentali relative alla incorporazione e alla formazione (can. 587 § 1), e in particolare: quale Superiore con il suo Consiglio (e le costituzioni devono dire se di questo si deve chiedere il voto deliberativo o il voto consultivo) ha diritto di ammettere all'Istituto, alla formazione, alla incorporazione sia temporanea che perpetua o definitiva (can. 720); quanto dura il tempo di formazione, che non deve essere inferiore a due anni (can. 722 § 3); quanto dura il tempo di incorporazione temporanea, che non deve essere inferiore a cinque anni (can. 723 § 2); quali sono gli effetti della incorporazione definitiva (can. 723 § 4): per questo, si veda più sotto il punto IV); come si provvede alla formazione continua (can. 724 § 1); quali eventuali impedimenti all'ammissione l'Istituto vuole aggiungere a quelli previsti dal Codice (can. 721 § 2).

Lo stile di vita nelle situazioni ordinarie (can. 714), e l'impegno di vita fraterna (can. 602; si veda can. 716).

Se l'Istituto ha membri associati, quale è il loro vincolo (can. 725).

Per la dispensa dal vincolo perpetuo in un Istituto di diritto diocesano, quale è il Vescovo competente: se quello della sede dell'Istituto o se quello del luogo dove risiede l'interessato (can. 727 § 1). Per un Istituto di diritto pontificio, competente è solo la Sede Apostolica.

Per le dimissioni, quali cause l'Istituto ritiene di dover aggiungere a quelle previste dal Codice (can. 729).

(Canoni citati qui sopra, in ordine numerico: 578, 581, 585, 587 § 1, 596 § 1, 598 § 1, 602; 712, 714, 717 § 1, 720, 721 § 2, 722 § 3, 723 §§ 2 e 4, 724 § 1, 725, 727 § 1, 729).

2. Quello che il diritto proprio (quindi: o le costituzioni, o il direttorio, o altro) deve contenere:

Per l'ammissione: eventuali qualità che l'Istituto richiede oltre a quelle previste dal Codice (can. 597 § 1).

Per il consiglio evangelico di povertà: norme concrete circa la limitazione nell'uso e nella disposizione dei beni (can. 600); come vanno amministrati i beni dell'Istituto, ed eventuali obblighi economici tra Istituto e membri (can. 718). Per i beni dell'Istituto, il canone rinvia al libro V del Codice, perché i beni appartenenti a una persona giuridica pubblica nella Chiesa, e gli Istituti Secolari lo sono, sono "beni ecclesiastici" soggetti a particolari norme (can. 1257 § 1 ).

Come va intesa la partecipazione alla vita dell'Istituto (can. 716 § 1), e precisazioni su ritiri, esercizi spirituali, ecc. (can. 719).

(Canoni citati qui sopra, in ordine numerico: 597 § 1, 600, 716 § 1, 718, 719; ma v. anche 598 § 2).

III. SUGGERIMENTI PER L'APPLICAZIONE

Alla luce di quanto sinora detto, gli Istituti Secolari non devono preoccuparsi di rifare le loro costituzioni, se queste sono state approvate nel periodo più recente. Ecco invece quanto sono chiamati a fare:

1. Il governo centrale direttamente o mediante una commissione che lavori sotto la sua responsabilità deve controllare se le costituzioni (e il direttorio) contengono tutto quello che è richiesto. Una verifica va fatta in particolare per quelle precisazioni che sinora non erano richieste, e cioè: che la durata della prima formazione non sia inferiore ai due anni, e che la durata della incorporazione temporanea non sia inferiore ai cinque anni.

2. Identificati i punti che dovessero essere precisati nelle costituzioni (e nel direttorio), il governo centrale procede ad apportare le modifiche. Non è necessario sottoporre previamente alla assemblea generale: lo si farà alla prima occasione. Naturalmente vanno informati tutti i membri, e si dà comunicazione alla Sacra Congregazione, e anche al Vescovo se l'Istituto è di diritto diocesano.

3. Questo lavoro va fatto quanto prima. Ma ogni novità introdotta nelle costituzioni ha valore solo per il futuro, non per il passato (le leggi non sono "retroattive").

IV. SULLA INCORPORAZIONE DEFINITIVA

(Nota: questo punto riguarda direttamente solo gli Istituti nei quali il vincolo sacro è o può essere temporaneo).

Dopo il periodo di formazione, uno viene incorporato all'Istituto in forma temporanea .

Quando poi i vincoli sacri si assumono per sempre, per una consacrazione a Dio perpetua, anche l'incorporazione all'Istituto è perpetua.

Alcuni Istituti, però, nelle loro costituzioni prevedono che la consacrazione a Dio, perpetua nell'intenzione, sia o possa essere rinnovata sempre con vincolo temporaneo (di solito: annuale).

Il Codice precisa che nel caso di vincoli sempre rinnovati a scadenza, a un certo momento fissato dalle costituzioni a non meno di 5 anni dalla prima incorporazione questa incorporazione all'Istituto diventi definitiva (can. 723 § 3), equiparata a quella perpetua (ivi § 4) per i seguenti effetti giuridici:

1. - In base al diritto comune:

al momento in cui l'incorporazione diventa definitiva, deve essere compiuto un atto formale di ammissione da parte del responsabile competente (un determinato "responsabile maggiore"), con il voto del suo Consiglio;

quando l'incorporazione è già divenuta definitiva, i superiori non possono decidere di non ammettere alla rinnovazione del vincolo sacro se non per motivi molto gravi; in questo caso, infatti, la non-ammissione è paragonabile alla dimissione;

la singola persona tuttavia rimane sempre libera di lasciare l'Istituto senza chiedere particolari dispense, se non rinnova il vincolo allo scadere del periodo per il quale lo aveva assunto.

2. In base alle costituzioni proprie:

con l'incorporazione definitiva, il membro ottiene la pienezza dei diritti, come quello di essere eletto ai vari incarichi. Le costituzioni però possono aggiungere particolari condizioni per certi incarichi (ad es. una età minima), o ammettere ad altri determinati incarichi anche chi non è di incorporazione definitiva.

Prolusione al III Congresso Internazionale degli Istituti Secolari

Mons. Jean Jérome Hamer

(27 agosto 1984)




Sono felicissimo di essere qui e d'aver l'occasione di prendere contatto con voi come Pro Prefetto della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, compito che io rivesto da quattro mesi e mezzo.

Prima di affrontare il tema degli Istituti Secolari e soprattutto della formazione, devo dirvi che, a mio giudizio, non v'è a Roma una funzione più interessante di quella di cui io mi devo ora occupare: essere il portavoce del Santo Padre per la vita consacrata nella Chiesa. Essendo il portavoce del Santo Padre, sono nello stesso tempo al vostro servizio poiché se il Santo Padre è il "servo dei servi di Dio", questo vale a maggior titolo per i suoi collaboratori.

Mi ripropongo ora di fare una introduzione al tema della formazione mostrando che essa deve essere necessariamente condizionata dalla natura e dalle esigenze proprie degli Istituti Secolari. Il Diritto Canonico, recentemente promulgato, e messo in vigore, ha ancor meglio valorizzato la situazione, il livello se così ci si può esprimere degli Istituti Secolari nella Chiesa. Essi sono una forma di vita consacrata che, come tale, si trova allo stesso rango della vita religiosa.

La definizione della vita consacrata si realizza sia nella vita religiosa che in quella degli Istituti Secolari. Si tratta in entrambi i casi di una forma stabile di vita caratterizzata dalla professione dei consigli. Una forma di vita che cerca di seguire il Cristo più da vicino e concepita per tendere alla perfezione. E pertanto, la struttura stessa del libro del Diritto Canonico che tratta della vita consacrata, riconosce un uguale valore alla vita religiosa e agli Istituti Secolari. Vi riserva infatti due "titoli", dunque due parti di uguale dignità all'interno della sezione riservata agli Istituti di vita consacrata.

Gli Istituti Secolari hanno quattro caratteristiche e ciascuna di esse si riflette sulla formazione:

1 La consacrazione attraverso la professione dei consigli evangelici;
2 La secolarità o condizione secolare:
3 L'apostolato;
4 La vita fraterna.

1. La consacrazione negli Istituti Secolari è totale. Essa comprende dunque:

- la castità per il regno di Dio: la continenza nel celibato e la rinuncia all'esercizio legittimo della sessualità genitale;

- la povertà: la limitazione e la dipendenza nell'uso e nella disponibilità dei beni e ciò nel quadro di una vita realmente povera;

- l'obbedienza: l'obbligo di sottomettere la volontà ai superiori legittimi in quanto rappresentanti di Dio.

Questa consacrazione è sancita con vincoli che sono: sia dei voti, sia dei giuramenti, sia delle consacrazioni, sia delle promesse. Tra i tre consigli evangelici, la castità riceve una attenzione particolare dal momento che essa deve essere assunta sia con un voto, un giuramento o con una consacrazione, mentre la promessa può bastare per gli altri due consigli.

2. Il punto importante e determinante, quello che è stato costantemente messo in evidenza, anche se non sempre è ben compreso, è la secolarità. I membri di un Istituto Secolare vivono nel mondo. Essi operano per la santificazione del mondo e specialmente a partire dal di dentro del mondo. E' piuttosto difficile tradurre in francese (l'intervento di Mons. Hamer è stato fatto in tale lingua N. del T.) l'espressione latina "ab intus", "che viene dall'interno". Su questo punto della secolarità mi piace riportare alcune parole del documento di Pio XII "Primo feliciter" :"La secolarità, in cui risiede tutta la loro ragione d'essere, sia sempre e in tutto messa in evidenza". "La perfezione (della vita consacrata) si deve esercitare e professare nel mondo". La consacrazione negli Istituti Secolari non modifica la condizione canonica dei membri, fatte salve le disposizioni del diritto a proposito degli Istituti di vita con¬sacrata. Il membro resta laico o chierico e s'applicano a lui tutti i diritti e tutti gli obblighi della condizione in cui egli si trova. Questo mette ancora in evidenza un aspetto della secolarità.

Un altro aspetto è il modo di vivere. I membri degli Istituti Secolari vivono nelle condizioni ordinarie del mondo. Si danno a questo proposito tre possibilità: o vivono soli, o nella loro famiglia, o in gruppi di vita fraterna, secondo le Costituzioni, ma nel pieno rispetto della loro secolarità. Così come del resto dei laici possono spontaneamente prendere l'iniziativa di vivere insieme non fosse altro che per motivi pratici. Questo punto è molto importante per rendere evidente la differenza tra gli Istituti Secolari e gli Istituti Religiosi, poiché la vita comune è di per sé essenziale e inseparabile dallo stato religioso; essenziale e indispensabile vivere sotto lo stesso tetto, sotto gli stessi superiori ed avere attività comuni che sono proprie di questa "vita insieme". Questa differenza dev'essere sottolineata perché essa segnerà considerevolmente tutto il processo formativo.

Sottolineo quindi che i membri degli Istituti Secolari vivono nelle condizioni ordinarie del mondo.

3. L'altra caratteristica è l'apostolato. L'apostolato deriva dalla stessa consacrazione. Per riprendere i termini di "Primo feliciter": "Tutta la vita dei membri degli Istituti Secolari deve convertirsi in apostolato". E questo apostolato deve non solo essere esercitato nel mondo e qui riprendo nuovamente i termini di "Primo feliciter" che dice più esplicitamente che non il Diritto Canonico quanto segue "ma anche per così dire con i mezzi del mondo e perciò deve avvalersi delle professioni, delle attività, delle forme dei luoghi e delle circostanze rispondenti a questa condizione secolare".

Il Diritto Canonico riprende a questo proposito l'immagine suggestiva utilizzata dal Concilio (LG 31; cf. PC 11), per mostrare come questo apostolato agisce nel mondo, nella condizione secolare, "ad instar fermenti", a modo di fermento. L'apostolato sarà, ben inteso, differente secondo che si tratti di membri laici o di membri chierici.

Per i laici avverrà attraverso la testimonianza della loro vita cristiana e di fedeltà alla loro propria consacrazione. Questo sarà un contributo perché le realtà temporali siano comprese e vissute secondo Dio e perché il mondo sia vivificato dal Vangelo. Questo non richiede tuttavia che i laici membri degli Istituti Secolari siano più laici degli altri laici. Nello stesso modo di tutti i laici, essi collaboreranno con la loro comunità ecclesiale nello stile che è loro proprio; essi parteciperanno alla preparazione del culto; saranno catechisti; saranno eventualmente ministri straordinari dell'Eucaristia, dal momento che queste sono funzioni accessibili da parte dei laici, anche se si tratta talvolta di funzioni di supplenza del clero come avviene nel caso dei ministri straordinari dell'Eucaristia.

Dunque l'apostolato dei membri laici è soprattutto a riguardo delle realtà temporali nelle quali essi devono fare entrare un'anticipazione del regno di Dio.

L'apostolato dei membri chierici, dei presbiteri, consisterà nella carità apostolica nell'aiuto ai loro confratelli: penso a questo proposito in primo luogo ai loro confratelli degli Istituti Secolari. Sarà poi la testimonianza di vita consacrata secondo le costituzioni del loro Istituto, sarà la santificazione del mondo attraverso il loro specifico ministero sacro. Infatti, divenendo membro di un Istituto Secolare, il prete resta ministro sacro; è questo ministero che egli mette al servizio della santificazione del mondo.

4. Ultima caratteristica: la vita fraterna. Abbiamo visto che la vita comune sotto uno stesso tetto non appartiene di per sé alla natura di un Istituto Secolare, mentre gli è propria una vita fraterna. Esiste tra i membri di uno stesso Istituto Secolare una comunione speciale. La loro consacrazione in un particolare Istituto crea dei legami reciproci e specifici che si manifestano in diverse maniere. Una solidarietà propria dell'Istituto Secolare che si manifesta nelle relazioni con i superiori: sono gli stessi superiori per tutti; che si manifesta nella vita: sono le stesse regole che creano una similitudine; che si manifesta negli incontri: che saranno riconosciuti necessari dalle costituzioni proprio per salvaguardare questa vita fraterna e certi tempi forti da passare insieme. V'è pure l'aiuto reciproco sotto differenti forme, poiché non si dà comunione fraterna senza di esso.

Queste quattro caratteristiche condizionano la formazione. Spetta dunque al vostro Congresso, qui riunito, formulare informazioni, suggerimenti, e così stimolare in una benefica emulazione.

Il Diritto Canonico ha previsto per voi delle tappe nella formazione. Io direi, delle tappe lungo tutto lo sviluppo di una vita consacrata in un Istituto Secolare. Voi le conoscete: si tratta della prova iniziale, della prima incorporazione ed ancora della incorporazione perpetua o, eventualmente, definitiva.

Questa formazione verterà così sembra su tre cose:

a) ella deve mirare alla vita consacrata. La vita consacrata nella sua sostanza non cambia. Essa è il risultato di una lunga tradizione spirituale nella Chiesa dalla quale ha ricevuto il suo inquadramento, la sua legittimazione e le condizioni per il suo riconoscimento canonico. Dunque la formazione alla vita consacrata è di grande importanza.

b) viene poi la formazione alle attività professionali sulla quale il Santo Padre ha attirato la vostra attenzione in occasione del vostro ultimo incontro con Lui. Se voi vivete nelle realtà temporali in vista del regno di Dio, queste realtà manifestano specifiche esigenze e chiedono una preparazione tecnica.

c) viene infine la preparazione all'apostolato.

Sono i tre campi mi sembra specifici dell'azione formativa.

Chi deve fare questa formazione? Voi direte cosa dice in proposito la vostra esperienza. E' chiaro che per la formazione professionale, il membro di un Istituto Secolare non andrà a chiederla ai suoi superiori. Egli la chiederà piuttosto ad organismi ed a persone competenti, alle università, ai laboratori, alle scuole professionali. Ma è importante che i superiori sappiano ed un canone del Diritto Canonico ne tratta che essi hanno una responsabilità particolare per la formazione spirituale. Quando si tratta della formazione alla vita consacrata in un particolare Istituto, è qui che il superiore ed i suoi collaboratori sono insostituibili.

Concludo ripetendo una espressione conosciuta: la vita consacrata in un Istituto Secolare "è una scelta estremamente difficile, ma è anche una scelta importante e di grande generosità".

Discorso ai partecipanti
al III Congresso Mondiale degli Istituti Secolari
S. S. Giovanni Paolo II, 28 agosto 1984




Fratelli e sorelle!

1. Godo veramente nell’incontrarvi ancora una volta, in occasione del congresso mondiale degli istituti secolari, convocato per trattare il tema: “Obiettivi e contenuti della formazione dei membri degli istituti secolari”.

È il secondo incontro che ho con voi, e nei quattro anni intercorsi dal precedente non sono mancate le occasioni perché io rivolgessi la parola a questo o a quell’istituto.

Ma c’è stata una particolare circostanza, nella quale ho parlato di voi e per voi. Lo scorso anno, a conclusione della riunione plenaria della quale la Congregazione per i religiosi e gli istituti secolari ha trattato dell’identità e della missione dei vostri istituti, ho raccomandato, tra l’altro, ai pastori della Chiesa di “favorire tra i fedeli una comprensione non approssimativa o accomodante, ma esatta, e rispettosa delle caratteristiche qualificanti” degli istituti secolari (Ioannis Pauli PP. II, Allocutio plenario coetui Sacrae Congregationis pro Religiosis et Institutis Saecularibus habita, 3, die 6 maii 1983: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI/1 [1983] 1163). E ho anche toccato un punto che rientra nell’argomento della formazione, da voi affrontato in questi giorni: da una parte esortando gli istituti secolari a rendere più intensa la loro comunione ecclesiale; e d’altra parte ricordando ai vescovi che essi hanno la responsabilità di “offrire agli istituti secolari tutta la ricchezza dottrinale di cui hanno bisogno”(Ivi, 1164).

Mi è caro oggi rivolgermi direttamente a voi, responsabili degli istituti e incaricati della formazione, per confermare l’importanza e la grandezza dell’impegno formativo. È un impegno primario, inteso sia in ordine alla propria formazione di tutti gli appartenenti all’istituto, con particolare cura nei primi anni, ma con oculata attenzione anche in seguito, sempre.

2. Anzitutto e soprattutto vi esorto a rivolgere uno sguardo al Maestro divino, onde attingere luce per tale impegno.

Il Vangelo può essere letto anche come resoconto dell’opera di Gesù nei confronti dei discepoli. Gesù proclama sin dall’inizio il “lieto annuncio” dell’amore paterno di Dio, ma poi insegna gradualmente la profonda ricchezza di questo annuncio, rivela gradualmente se stesso e il Padre, con infinita pazienza, ricominciando se necessario: “Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai conosciuto?” (Gv 14,9). Potremmo leggere il Vangelo anche per scoprire la pedagogia di Gesù nel dare ai discepoli la formazione di base, la formazione iniziale. La “formazione continua” - come viene detta - verrà dopo, e la compirà lo Spirito Santo, che porterà gli apostoli alla comprensione di quanto Gesù aveva loro insegnato, li aiuterà ad arrivare alla verità tutta intera, ad approfondirla nella vita, in un cammino verso la libertà dei figli di Dio (cf. Gv 14, 26; Rm 8, 14ss.).

Da questo sguardo su Gesù e la sua scuola viene la conferma di un’esperienza che tutti facciamo: nessuno di noi ha raggiunto la perfezione alla quale è chiamato, ciascuno di noi è sempre in formazione, è sempre in cammino. Scrive san Paolo che il Cristo deve essere formato in noi (cf. Gal 4, 19), così come siamo in grado di “conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza” (Ef 3, 19). Ma questa comprensione non sarà piena che quando saremo nella gloria del Padre (cf. 1 Cor 13, 12). È un atto di umiltà, di coraggio e di fiducia questo sapersi sempre in cammino, che trova riscontro e insegnamento in molte pagine della Scrittura. Ad esempio: il cammino di Abramo dalla sua terra alla meta a lui sconosciuta cui Dio lo chiama (cf. Gen 12, 1ss.); il peregrinare del popolo di Israele dall’Egitto alla terra promessa, dalla schiavitù alla libertà (cf. Esodo); lo stesso ascendere di Gesù verso il luogo e il momento in cui, innalzato da terra, tutto attirerà a sé (cf. Gv 12, 32).

3. Atto di umiltà, dicevo, che fa riconoscere la propria imperfezione; di coraggio, per affrontare la fatica, le delusioni, le disillusioni, la monotonia della ripetizione e la novità della ripresa; soprattutto di fiducia, perché Dio cammina con noi, anzi: la Via è Cristo (cf. Gv 14, 6), e l’artefice primo e principale di ogni formazione cristiana è, non può essere altri che lui. Dio è il vero formatore, pur servendosi di occasioni umane; “Signore, Padre nostro tu sei, noi siamo creta e tu colui che ci dà forma, e noi tutti siamo opera delle tue mani” (Is 64, 7).

Questa convinzione fondamentale deve guidare l’impegno sia per la propria formazione sia per il contributo che si può essere chiamati a dare alla formazione di altre persone. Mettersi con atteggiamento giusto nel compito formativo, significa sapere che è Dio che forma, non siamo noi. Noi possiamo e dobbiamo diventare un’occasione e uno strumento, sempre nel rispetto dell’azione misteriosa della grazia.

Di conseguenza l’impegno formativo su di noi e su chi ci è affidato è orientato sempre, sull’esempio di Gesù, alla ricerca della volontà del Padre: “Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 5, 30). La formazione infatti, in ultima analisi, consiste nel crescere nella capacità di mettersi a disposizione del progetto di Dio su ciascuno e sulla storia, nell’offrire consapevolmente la collaborazione al suo piano di redenzione delle persone e del creato, nel giungere a scoprire e a vivere il valore di salvezza racchiuso in ogni istante: “Padre nostro, sia fatta la tua volontà” (Mt 6, 9-10).

4. Questo riferimento alla divina volontà mi porta a richiamare un’indicazione che già vi ho dato nel nostro incontro del 28 agosto 1980: in ogni momento della vostra vita e in tutte le vostre attività quotidiane deve realizzarsi “una disponibilità totale alla volontà del Padre, che vi ha posti nel mondo e per il mondo” (Ioannis Pauli PP. II, Allocutio iis qui coetui Conferentiae Mundialis Institutorum Saecularium Romae habito affuere in Arce Gandulfi coram admissis, habita, 4, die 28 aug. 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/2 [1980] 472). E questo - vi dicevo inoltre - significa per voi una particolare attenzione a tre aspetti che convergono nella realtà della vostra specifica vocazione, in quanto membri di istituti secolari.

Il primo aspetto riguarda il seguire Cristo più da vicino sulla via dei consigli evangelici, con una donazione totale di sé alla persona del Salvatore per condividerne la vita e la missione. Questa donazione, che la Chiesa riconosce essere una speciale consacrazione, diventa anche contestazione delle sicurezze umane quando siano frutto dell’orgoglio; e significa più esplicitamente il “mondo nuovo” voluto da Dio e inaugurato da Gesù (cf. Lumen Gentium, 42; Perfectae Ccaritatis, 11).

Il secondo aspetto è quello della competenza nel vostro campo specifico, per quanto esso sia modesto e comune, con la “pienezza di coscienza dalla propria parte nell’edificazione della società” (Apostolicam Actuositatem, 13) necessaria per “servire con maggiore generosità ed efficacia” i fratelli (Gaudium et Spes, 93). La testimonianza sarà così più credibile: “Da questo sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).

Il terzo aspetto si riferisce a una presenza trasformatrice nel mondo, cioè a dare “un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia” (Gaudium et Spes, 34), animando e perfezionando l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico, agendo dall’interno stesso di queste realtà (cf. Lumen Gentium, 31; Apostolicam Actuositatem, 7.16.19).

Vi auspico, come frutto di questo congresso, di continuare nell’approfondimento, soprattutto mettendo in atto i sussidi utili per porre l’accento formativo sui tre aspetti accennati, e su ogni altro aspetto essenziale, quali ad esempio l’educazione alla fede, alla comunione ecclesiale, all’azione evangelizzatrice: e tutto unificando in una sintesi vitale, proprio per crescere nella fedeltà alla vostra vocazione e alla vostra missione, che la Chiesa stima e vi affida, perché le riconosce rispondenti alle attese sue e dell’umanità.

5. Prima di concludere vorrei ancora sottolineare un punto fondamentale: cioè che la realtà ultima, la pienezza, è nella carità, “Chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4, 16). Anche lo scopo ultimo di ogni vocazione cristiana è la carità; negli istituti di vita consacrata, la professione dei consigli evangelici ne diventa la strada maestra, che porta a Dio sommamente amato e porta ai fratelli, chiamati tutti alla filiazione divina.

Ora, all’interno dell’impegno formativo, la carità trova espressione e sostegno e maturazione nella comunione fraterna, per diventare testimonianza e azione.

Ai vostri istituti, a motivo delle esigenze di inserimento nel mondo postulate dalla vostra vocazione, la Chiesa non richiede quella vita comune che è propria invece degli istituti religiosi. Tuttavia essa richiede una “comunione fraterna radicata e fondata nella carità”, che faccia di tutti i membri come “una sola peculiare famiglia” (CIC, can. 602); essa richiede che i membri di uno stesso istituto secolare “conservino la comunione tra di loro curando con sollecitudine l’unità dello spirito e la vera fraternità” (CIC, can. 716 § 2).

Se le persone respirano questa atmosfera spirituale, che presuppone la più ampia comunione ecclesiale, l’impegno formativo nella sua integralità non fallirà il suo scopo.

6. Al momento di concludere, il nostro sguardo ritorna su Gesù. Ogni formazione cristiana si apre alla pienezza della vita dei figli di Dio, così che il soggetto della nostra attività è, in fondo, Gesù stesso: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20). Ma questo è vero solo se ciascuno di noi può dire: “Sono stato crocifisso con Cristo”, quel Cristo “che ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20).

È la sublime legge della “sequela Christi”: abbracciare la croce. Il cammino formativo non può prescindere da essa.

Che la Vergine Madre vi sia di esempio anche a questo proposito. Lei che - come ricorda il Concilio Vaticano II - “mentre viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudine familiare e di lavoro” (Apostolicam Actuositatem, 4), “avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce” (Lumen Gentium, 58).

E pegno della protezione divina sia la benedizione apostolica, che di tutto cuore impartisco a voi e a tutti i membri dei vostri istituti.

S. S. GIOVANNI PAOLO II, 28 AGOSTO 1984

Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari(CRIS)

Lettera alle Conferenze Episcopali dell'Assemblea Plenaria (6 gennaio 1984)




Carissimi Pastori della Chiesa di Cristo,

Riteniamo bene rivolgerci a Voi in virtù del compito che il Santo Padre ci ha affidato, cioè di collaborare con Lui in servizio della vita consacrata. Vi scriviamo infatti in seguito alla riunione plenaria della Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, tenutasi nei giorni 3 6maggio 1983.

In quella riunione abbiamo trattato, con sollecitudine pastorale, degli Istituti Secolari. Tra le altre cose, abbiamo considerato il fatto che questi Istituti dono dello Spirito Santo alla Chiesa e al mondo del nostro tempo sono tuttavia ancora poco conosciuti; e per questo abbiamo auspicato che il rapporto tra questi Istituti e le Chiese particolari sia più vivo.

Ci è stato di conforto che, a conclusione della riunione plenaria, il Santo Padre Giovanni Paolo II rivolgendo a noi la Sua parola abbia parimenti sottolineato questo aspetto:

"Se ci sarà uno sviluppo e un rafforzamento degli Istituti Secolari, anche le Chiese locali ne trarranno vantaggio […] Pur nel rispetto delle loro caratteristiche, gli Istituti Secolari devono comprendere e assumere le urgenze pastorali delle Chiese particolari, e confermare i loro membri a vivere con attenta partecipazione le speranze e le fatiche, i progetti e le inquietudini, le ricchezze spirituali e i limiti, in una parola: la comunione della loro Chiesa concreta. Deve essere un punto di maggiore riflessione per gli Istituti Secolari, questo, così come deve essere una sollecitudine dei Pastori riconoscere e richiedere il loro apporto secondo la natura loro propria".

Di conseguenza, per favorire tra i Pastori della Chiesa la conoscenza degli Istituti Secolari, abbiamo ritenuto cosa opportuna che venisse preparato un documento semplice ed essenziale. E' il documento che accompagniamo con questa lettera.

Poiché vuole essere soltanto informativo, esso si limita a presentare alcuni dati storici, una riflessione teologica compiuta da una speciale commissione pontificia, e una sintesi della normativa giuridica sulla base del nuovo Codice di diritto canonico.

Mentre lascia aperto tutto lo spazio necessario alla ricerca e all'approfondimento, il documento dunque espone gli elementi sufficienti per far meglio comprendere questa particolare forma di vita consacrata, così che non sia confusa con la vita religiosa né sia ridotta a semplice associazione di fedeli.

Con l'intenzione di compiere un gesto di servizio fraterno, e con il desiderio che "tutto si faccia per l'edificazione" (1 Co 14,26), e ne consegua una vera utilità ecclesiale, vi facciamo avere questo documento.

La Sacra Congregazione sarà grata di ogni gentile riscontro, e volentieri ricorda di essere sempre a disposizione, in particolare, per quanto riguarda l'argomento trattato, con gli uffici della Sezione per gli Istituti Secolari .

"Grazia, misericordia e pace siano con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell'amore" (2 Gv 3).

Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari(CRIS)

Lettera ai Moderatori Generali degli Istituti Secolari (2 gennaio 1988)




CRITERI

per redigere la relazione sullo stato e sulla vita degli Istituti Secolari da trasmettere periodicamente alla Sede Apostolica.

La Sede Apostolica ha molto a cuore la vita secolare consacrata degli Istituti, la loro feconda promozione sia spirituale che apostolica, e segue con vera sollecitudine le loro molteplici necessità.

Ora è di grande importanza che la comunione degli Istituti con la stessa Sede Apostolica, secondo quanto raccomanda il can. 592 § 1, venga costantemente favorita mediante opportune informazioni sul loro stato e sulla loro vita. In tal modo potrà essere partecipe nel Signore delle circostanze, sia fauste che gravose (cfr. Rm 12,15) e, secondo i casi, potrà offrire il suo aiuto pastorale.

A questo fine, la Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari desidera proporre alcuni criteri per le relazioni che i Moderatori Supremi degli Istituti Secolari hanno da trasmettere alla Sede Apostolica.

1. La Relazione che il Supremo Moderatore deve presentare a questa Congregazione, potrà essere la medesima che ha proposto all'Assemblea Generale dell'Istituto, ma in forma più concisa; si potranno accludere gli Atti della stessa Assemblea. I Supremi Moderatori sono pregati di inviare la Relazione per la prima volta dopo la celebrazione della prossima Assemblea generale ordinaria.

2. La Relazione dovrà contenere comunque i seguenti argomenti:

a) una sintetica statistica dei membri;

b) l'attività vocazionale e le speranze sul futuro incremento dell'Istituto;

c) come vengono attuati: l'impegno apostolico dei singoli; la formazione iniziale e permanente; la comunione fraterna secondo lo spirito dell'Istituto, e il rapporto tra Responsabili e membri;

d) il senso ecclesiale nel rapporto con la Sede Apostolica e con i Vescovi diocesani; partecipazione alle Conferenze sia mondiale che nazionale;

e) nel caso che l'Istituto in quanto tale svolga un'attività, informazioni sull'azione apostolica, sociale, assistenziale;

f) lo stato economico dell'Istituto, in modo generico, annotando se in questa materia ci siano difficoltà;

g) eventuali difficoltà più urgenti riguardanti soprattutto la vita e l'apostolato dell'Istituto;

h) quegli altri aspetti che meglio descrivono la reale situazione dell'Istituto.

La Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, mentre chiede queste informazioni, invoca su tutti gli Istituti Secolari e sui singoli loro membri "pace e carità e fede da parte di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo" (Ef 6,23).

Roma, 2 gennaio, Anno Mariano 1988.

fr. Hieronymus, M. Card. Hamer, O.P.

Praef.

+ Vincentius Fagiolo

Archiep. em. Theat. Vasten.

secr.

Le Conclusioni del Sinodo e le sue conseguenze per gli Istituti Secolari

Relazione al IV° Congresso internazionale

Card.Jean Jérome Hamer

(24 agosto 1988)




Informazioni e riflessioni

Ben volentieri tratto questo tema, che mi permetterà di insistere sull'importanza degli Istituti Secolari per il futuro della Chiesa. Lo farò tenendo conto della situazione in cui ci troviamo poiché il processo del Sinodo non si può considerare terminato finché il Santo Padre non ci darà il Suo documento su "La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel suo mondo", che costituirà realmente la conclusione del Sinodo. Ma vorrei anche andare oltre ed analizzare con attenzione la situazione del laico consacrato.

Il Sinodo

Parlando di recente (il 17 giugno scorso) ai membri del consiglio della segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, Giovanni Paolo II ha ricordato: "I padri della settima assemblea generale hanno espresso il desiderio che, sulla base del lavoro sinodale, cioè dei Lineamenta, dello Instrumentum laboris, delle relazioni dopo le discussioni in aula, dei rapporti dei circoli minores, e delle Propositiones che il Sinodo mi ha affidato, sia offerto alla Chiesa un documento pontificio" sul tema del Sinodo.

Questo documento non è ancora pronto, ma penso che non tarderà. Da parte mia, vorrei limitarmi, nella presente relazione, ad utilizzare due documenti importanti del lavoro sinodale, l'Instrumentum laboris e le Propositiones.

L'Instrumentum laboris è, come indica il suo stesso nome, uno strumento di lavoro, che ha raccolto i suggerimenti e le riflessioni dei vescovi sul tema proposto e li ha presentati in una forma logica. E' in qualche modo il frutto delle riflessioni e delle esperienze dei vescovi sparsi nel mondo, prima di venire a Roma per l'assemblea del Sinodo. Per estendere a tutto l'insieme del popolo cristiano l'interesse suscitato da questo tema, il Santo Padre ha permesso che l'Instrumentum laboris fosse messo a disposizione di tutti. E' dunque un documento che molti di voi conoscono e che probabilmente avete letto prima dell'apertura del Sinodo nell'ottobre 1987. Ecco cosa dice l'Instrumentum laboris in merito al soggetto che stiamo affrontando:

"E' da evidenziare anche il contributo originale degli Istituti Secolari alla missione della Chiesa. Infatti, la chiamata rivolta ai loro membri - laici - ad una particolare consacrazione a Dio secondo i consigli evangelici, li rende testimoni nel mondo del radicalismo evangelico. Le diverse forme di vita e di presenza cristiana nelle società contemporanee sono segno della generosa risposta dei fedeli laici alla comune vocazione verso la perfezione della carità. Vivendo nel mondo la loro totale consacrazione a Dio, i laici membri degli Istituti Secolari tendono a realizzare in modo esemplare la dimensione escatologica della vocazione cristiana. La loro testimonianza della novità di Cristo in mezzo al mondo è per tutti i laici un incoraggiamento a riconoscere e ad assumere la tensione 'dell'essere nel mondo' senza 'essere del mondo'. Grazie alla disponibilità personale, propria al loro stato di vita, e alla formazione di cui godono, molti membri degli Istituti Secolari portano validi contributi alla crescita, umana e cristiana, di tanti altri fedeli laici, assumendo con essi importanti responsabilità in seno alle comunità cristiane.

Il tema merita un approfondimento particolare. Non è possibile ignorare, d'altra parte, che sono sempre più numerosi i laici impegnati secondo il radicalismo dei consigli evangelici, ma che non si sentono chiamati a costituire o raggiungere un Istituto Secolare. L'attuale vita della Chiesa è ricca di nuove forme di vita consacrata laicale, dono che lo Spirito Santo offre alla Chiesa e al mondo dei nostri tempi" (n. 61).

Ritengo che questo testo abbia colto molto bene i diversi aspetti dell'Istituto Secolare nella sua unità profonda, presenza vivificante nel mondo, riferimento escatologico, azione nella Chiesa. Esso segnala anche l'esistenza sempre più evidente, nel mondo laico, di altre forme di impegno per la pratica dei consigli evangelici. Ritorneremo su questo punto. Notiamo fin d'ora che i membri degli Istituti Secolari non rivendicano alcun monopolio, ma auspicano semplicemente che la loro specificità venga ri¬conosciuta. Per il resto, essi si rallegrano di scoprire delle nuove forme di ricerca comune. Aggiungo che nel suo insieme l'Intrumentum laboris è stato accolto molto bene dai padri sinodali e che il testo appena citato non è stato, per quanto mi risulta, contestato da nessuno.

Al termine del Sinodo si troverà lo stesso orientamento nelle cinquantaquattro Propositiones, che riuniscono i punti più importanti ai quali i padri sinodali hanno dedicato la loro attenzione durante i dibattiti che sono durati un mese circa. Ecco il testo della sesta proposizione che riguarda gli Istituti Secolari e le altre forme di donazione personale:

"Gli Istituti Secolari hanno il loro spazio nella struttura canonica della Chiesa grazie alla Costituzione Provida Mater Ecclesia fin dall'anno 1947. Così è data a sacerdoti e laici una nuova possibilità di professare i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza per mezzo dei voti o delle promesse, pur conservando il proprio stato clericale o laicale. Così un laico può partecipare pienamente allo stato di vita consacrata pur restando in mezzo al mondo (cfr. can. 573). Lo Spirito Santo suscita anche altre forme del dono di sé stessi cui si dedicano persone che rimangono pienamente nella vita laicale".

Questo paragrafo dice l'essenziale. E' un buon punto di partenza per ogni sviluppo ulteriore. Le Propositiones, infatti, non intendevano dire tutto, ma indicare semplicemente gli orientamenti principali del Sinodo.

Alcuni forse diranno: come mai su cinquantaquattro proposizioni soltanto una riguarda gli Istituti Secolari? Vedere le cose in questo modo equivale a deformare la realtà. I membri di questi Istituti sono dei laici autentici. Tutto quello che il Sinodo ha detto e tutto quello che il documento post sinodale dirà ha importanza per loro. E' in tal modo che bisogna interpretare il Sinodo in rapporto agli Istituti Secolari. Questa considerazione è a mio avviso primordiale per una giusta valorizzazione dei suoi lavori. Per giustificare questa affermazione, permettetemi di citare alcuni punti: l'identità del laico cristiano, l'appello alla santità, la molteplicità dei carismi, i ministeri e i servizi, la donna nella Chiesa e nel mondo, la presenza del laico nella parrocchia, l'impegno socio politico, un processo di formazione integrale... E' proprio in questa prospettiva che mi colloco per continuare la presente relazione.

L'Istituto Secolare

E' importante sottolineare che il membro laico dell'Istituto Secolare è laico nel pieno senso della parola. Ma per far ciò occorre innanzitutto inserire la questione in un contesto più ampio.

Quando le associazioni, i cui membri fanno professione di praticare nel mondo i consigli evangelici, trovarono un riconoscimento ufficiale e uno stato canonico nella Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia, sotto il nome di Istituti Secolari, si trattava sia di associazioni di chierici, sia di associazioni di laici.

Se gli Istituti Secolari di laici sono molto più numerosi degli Istituti Secolari di chierici, non bisogna dimenticare che lo statuto si applica sia agli uni che agli altri.

Gli Istituti Secolari di sacerdoti e gli Istituti Secolari di laici hanno in comune, oltre all'obbligo di dedicarsi totalmente all'apostolato, quello di tendere alla perfezione cristiana con quei mezzi privilegiati che sono i consigli di castità, di povertà e di obbedienza, e tutto ciò nel mondo, vale a dire restando nel mondo, agendo nel mondo.

Se i membri degli Istituti Secolari si accostano a quelli religiosi per la professione dei consigli evangelici, essi si distinguono nettamente da essi per il fatto che la separazione dal mondo è propria dello stato religioso, come la vita comune o la convivenza sotto lo stesso tetto.

E' questa vita nel mondo ("in saeculo viventes", dice il can. 710) che costituisce la "secolarità", la nota comune a tutti gli Istituti Secolari, ma che sarà ricevuta in modo differente dai diversi Istituti, soprattutto da quelli dei chierici e dei laici. Il sacerdote secolare e il laico sono entrambi nel mondo, ma il loro rapporto con il mondo è diverso proprio per ciò che li distingue: l'esercizio dell'ordine sacro. Entrambi peraltro, nella logica della loro vita nel mondo, contribuiscono da parte loro alla santificazione del mondo, soprattutto dal di dentro ("praesertim ab intus").

Occorre valutare bene l'innovazione che costituisce la Provida Mater Ecclesia. Fino a quel momento, i gruppi di questo tipo erano governati dal decreto Ecclesia Catholica, pubblicato 1'11 agosto 1889, che lodava il loro scopo "di praticare fedelmente nel secolo i consigli evangelici e di assolvere con la più grande libertà gli uffici che l'avversità dei tempi vieta o rende difficili alle famiglie religiose", ma decideva al tempo stesso che sarebbero stati unicamente delle pie associazioni (piae sodalitates). Nel 1947, la Costituzione apostolica conferisce a questi gruppi uno statuto canonico. Non dimentichiamo che il Codice del 1917 li ignorava ancora completamente. Dopo la Provida Mater Ecclesia, gli Istituti Secolari vengono considerati come "stato di perfezione", vale a dire come forma istituzionale e stabile della ricerca di perfezione della carità. Questa terminologia sarà ancora in uso durante la prima parte del Vaticano II.

Il nuovo Codice, promulgato nel 1983, impiega un altro vocabolario, ma esprime la stessa realtà: gli Istituti Secolari sono degli autentici Istituti di vita consacrata, ai quali non manca nulla per appartenere alla "vita consacrata", come la Chiesa la definisce nel suo diritto:

"La vita consacrata mediante la professione dei consigli evangelici è una forma stabile di vita con la quale i fedeli, seguendo Cristo più da vicino per l'azione dello Spirito Santo, si danno totalmente a Dio amato sopra ogni cosa. In tal modo, dedicandosi con nuovo e speciale titolo al suo onore, alla edificazione della Chiesa e alla salvezza del mondo, sono in grado di tendere alla perfezione della carità nel servizio del Regno di Dio, e, divenuti nella Chiesa segno luminoso, preannunciano la gloria celeste" (can. 573, par. 1 ).

Questo stato di vita consacrata non è né clericale né laicale. Ma gli Istituti che lo compongono si distinguono in clericali e laicali, a seconda che essi assumano o meno l'esercizio del sacramento dell'Ordine, in ragione dello scopo per cui sono stati fondati. In tal modo vi sono due grandi classi di Istituti Secolari: gli Istituti clericali e gli Istituti laicali. Per il soggetto che intendiamo trattare, parleremo degli Istituti Secolari laicali, o piuttosto dei loro membri.

I laici consacrati

Dunque i laici consacrati sono proprio dei laici autentici. Essi condividono con gli altri laici il fatto di non appartenere né allo stato sacerdotale né allo stato religioso, ma di appartenere al contrario a quel laicato a cui è affidata in modo particolare la gestione delle realtà temporali con la missione di ordinarle secondo Dio.

Ogni membro di un Istituto Secolare laicale appartiene allo stato laico, senza restrizioni. Il fatto di rinunciare al diritto di sposarsi non sottrae a questa condizione, poiché nessun laico è obbligato a contrarre matrimonio. Nel mondo laico vi sono persone sposate, ma anche nubili e celibi. Se la maggior parte dei laici si sposa, non si può dedurre che occorra sposarsi per essere un vero laico. Questo sarebbe assurdo.

Ma questi laici membri di Istituti Secolari sono anche delle persone consacrate mediante la professione dei consigli evangelici. Essi adottano senza riserve la vita consacrata come forma di vita stabile. La vita consacrata costituisce così per essi uno stato di vita.

Allora non vi è contraddizione nell'affermare che il laico consacrato appartiene anche e senza restrizione a due stati di vita diversi, lo stato laicale e lo stato di vita consacrata? Assolutamente no, e tengo ad affermarlo con vigore per evitare ogni tentazione di risolvere questa apparente opposizione con un compromesso.

Vi sarebbe opposizione tra questi due stati se essi si definissero in rapporto allo stesso obbligo. Ma non è questo il caso. Ad esempio, lo stato di vita dell'uomo sposato e quello del celibe si oppongono e si escludono, poiché si definiscono in rapporto al sacramento del matrimonio. L'uomo sposato ne assume gli obblighi; il celibe ne è esente.

Ora, lo stato laicale e lo stato di vita consacrata si definiscono in funzione di obblighi diversi. Il primo in funzione degli obblighi della vita sacerdotale (esercizio dell'ordine sacro) e di quelli della vita religiosa (separazione dal mondo e vita comune), da cui i laici sono esenti. Il secondo in funzione dei doveri liberamente contratti con la professione dei consigli evangelici. I punti di riferimento sono quindi differenti. I due stati, lungi dall'opporsi, sono compatibili, e lo sono pienamente.

Si possono citare altri esempi di appartenenza a due stati nell'unità di una stessa persona e di una stessa vocazione. Il religioso sacerdote appartiene sia allo stato religioso che allo stato clericale, senza nessuna tensione, ma al contrario in perfetta armonia, come ha dimostrato la vita di tanti santi.

Questa stessa armonia si ritrova nello statuto proprio degli Istituti Secolari. Senza lasciare il loro stato laicale, le persone consacrate che ne sono membri sapranno vivere la loro vita secolare secondo le modalità conformi alla loro totale donazione al Signore. Tutto ciò si noterà in modo particolare nella loro vita di preghiera e nella loro ascesi personale. D'altra parte, essi vivranno i tre consigli evangelici secondo la situazione di persone che rimangono nelle condizioni ordinarie del mondo.

Il diritto canonico non dice che "ogni Istituto, attese l'indole e le finalità proprie, deve stabilire nelle costituzioni il modo in cui, secondo il suo programma di vita, sono da osservarsi i consigli evangelici di castità, di povertà e di obbedienza"(can. 598, par. 1 )? E ancora: "...le costituzioni stabiliscano i vincoli sacri con cui vengono assunti nell'Istituto i consigli evangelici e definiscano gli obblighi che essi comportano, salva sempre però, nello stile di vita, la secolarità propria dell'Istituto" (can. 712).

L'apostolato

Consacrati e laici, i membri degli Istituti Secolari sono totalmente e inseparabilmente l'uno e l'altro. Ma essi sono consacrati per una missione. Infatti, essi fanno professione di praticare i consigli evangelici per "esercitare pienamente l'apostolato" (PME, art. 1); "esprimono e realizzano la propria consacrazione nell'attività apostolica" (can. 713, par. 1).

Poiché sono laici, il loro apostolato sarà quello dei laici ed avrà la stessa estensione. Essi sono tenuti all'obbligo generale "di impegnarsi perché l'annuncio della salvezza venga conosciuto e accolto da ogni uomo". Essi sono anche tenuti, ciascuno secondo la propria condizione, "al dovere specifico di animare e perfezionare l'ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico e in tal modo di rendere testimonianza a Cristo"(can. 225, par. 2). Questo insegnamento della Chiesa è ripreso nella parte del Codice di diritto canonico che si riferisce agli Istituti Secolari (can. 713, par. 2): "I membri laici (degli Istituti Secolari), nel mondo e dal mondo, partecipano nella funzione evangelizzatrice della Chiesa". Avrete notato che questo canone riprende, a proposito dell'apostolato degli Istituti Secolari laici, una formula ("nel mondo e dal mondo", in saeculo et ex saeculo) presa dalla lettera Motu proprio Primo feliciter, pubblicata da Pio XII un anno dopo la Provida Mater Ecclesia. Ecco la frase completa: "Questo apostolato degli Istituti Secolari, non solo si deve esercitare fedelmente nel mondo, ma per così dire con i mezzi del mondo, e perciò deve avvalersi delle professioni, gli esercizi, le forme, i luoghi e le circostanze rispondenti a questa condizione di secolari" (PF, II, 6).

Se ogni Istituto Secolare partecipa alla missione apostolica della Chiesa, non è necessario, tuttavia, che esso abbia un apostolato proprio, determinato dalle sue costituzioni, e ancor meno delle opere apostoliche proprie. E' importante notarlo, poiché molti Istituti Secolari formano, giustamente, i loro membri all'apostolato, senza che essi debbano dedicarsi ad un settore di apostolato particolare.

La pratica dei consigli evangelici

I membri degli Istituti Secolari sono consacrati a Dio, ciò significa, come abbiamo già visto, che essi si sono dati totalmente a lui, amato sopra ogni cosa, per il suo onore e il suo servizio, con la professione dei consigli evangelici (cfr. LG, 44), in seno a un determinato Istituto, eretto dalla Chiesa. Nessuno di questi elementi può mancare, e soprattutto i consigli evangelici devono essere vissuti in conformità alla dottrina tradizionale della Chiesa. Abbiamo visto che il modo di osservare questi consigli sarà diverso a seconda degli Istituti ed esso dovrà tener conto, in particolare, della secolarità propria a ciascuno di essi. Ma ciò non toglie che tutti i membri degli Istituti di vita consacrata devono osservare fedelmente e integralmente questi consigli (fideliter integreque servare: can. 598, par. 2).

Così, ad esempio, il consiglio evangelico di povertà non postula soltanto una vita povera di fatto e di spirito, ma anche "la limitazione e la dipendenza nell'usare e nel disporre dei beni, secondo il diritto proprio dei singoli Istituti" (can. 600).

Il consiglio evangelico di obbedienza va al di là della pratica di questa virtù così come ci si attende da ogni cristiano: esso obbliga "a sottomettere la volontà ai Superiori legittimi, quali rappresentanti di Dio, quando comandano secondo le proprie costituzioni" (can. 601). L'imitazione di Cristo ubbidiente fino alla morte si compie quindi attraverso una mediazione determinata: sotto la dipendenza e la condotta moralmente continua dei superiori o dei responsabili. Per i membri degli Istituti Secolari, la pratica dell'obbedienza postula anche una ricerca di questa mediazione. La loro obbedienza sarà dunque particolarmente attiva. Perché? A motivo della loro diffusione nel mondo e della loro immersione nelle professioni secolari, i loro responsabili hanno grandi difficoltà a individuare il momento opportuno e le circostanze migliori per un intervento. L'iniziativa di ogni membro sarà quindi necessaria per far conoscere le situazioni concrete.

L'esercizio dell'autorità, necessario per la pratica dei consigli evangelici, sarà dunque diverso nella vita religiosa e negli Istituti Secolari. Nel primo caso, esso può sempre appoggiarsi alle strutture della vita comune; non succede altrettanto nel secondo caso. Così, negli Istituti Secolari il servizio dell'autorità, per essere reale, sarà più difficile, più esigente e richiederà da parte dei responsabili un impegno spesso maggiore e più generoso.

La preghiera

Perché la legislazione sugli Istituti Secolari (cfr. can. 719) annette tanta importanza alla preghiera e alla vita spirituale in generale? La preghiera non è un dovere di ogni cristiano? Perché, allora, questa insistenza e queste speciali prescrizioni? La risposta a tale domanda è nella consacrazione: si tratta di quella "speciale consacrazione che ha le sue profonde radici nella consacrazione battesimale, e ne è una espressione più perfetta"(PC, 5).

Tra consacrazione e preghiera vi è un rapporto stretto, una relazione reciproca. Il dono totale di sé con la professione dei tre consigli evangelici è interamente in vista di un più grande amore di Dio. La preghiera è al tempo stesso l'espressione e lo stimolo del nostro desiderio di Dio. E' dunque normale che all'impegno fondamentale da noi assunto sul piano della castità, della povertà e dell'obbedienza corrispondano delle esigenze simili a livello degli esercizi della vita spirituale.

Se la preghiera non è il privilegio delle persone consacrate, bensì il comportamento normale direi il respiro di tutti coloro che sono figli di Dio attraverso la grazia, essa occupa però un posto notevolmente più importante nella vita di coloro che hanno fatto il passo decisivo di seguire il Cristo più da vicino (pressius, dice il can. 573 par. 1). Gesù infatti si nascondeva spesso alla folla per pregare e si ritirava nel deserto o sulla montagna, solo o con qualche discepolo. La vita di Gesù è legata alla sua preghiera, ne è impregnata. La preghiera anima il suo ministero messianico, specialmente nell'agonia e sulla croce.

"Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore"(1 Co 7,32). E' con la volontà di piacere al Signore una volontà radicale che non esita davanti alla scelta di mezzi che troviamo la spiegazione profonda dell'opzione per la vita consacrata. Vogliamo darci alle "cose del Signore". E' per questo che adottiamo il celibato per il regno di Dio, ma anche una vita di povertà e di obbedienza. Le "cose del Signore" (letteralmente: "ciò che è del Signore") non si limitano certamente alla preghiera, ma ricoprono tutto il campo di servizio del Signore; comunque è evidente che la preghiera vi occupa un posto privilegiato. Chi ha scelto di non sposarsi vuole essere completamente del Signore. Ed è per essere del Signore che ha preso questa decisione. La volontà di essere del Signore è dunque primaria. Egli non vuole essere "diviso" (v. 34). La vita consacrata diventa così uno spazio di disponibilità per la preghiera.

La Chiesa insiste su questo punto nel suo diritto canonico e richiede un'attenzione particolare per l'orazione, la lettura delle Sante Scritture, un ritiro annuale ed altri esercizi spirituali; la partecipazione se possibile quotidiana all'Eucarestia, l'accostarsi di frequente al sacramento della penitenza e la direzione spirituale.

Per illustrare ciò che abbiamo appena detto sul rapporto tra consacrazione e esercizi di vita spirituale, vorrei attirare la vostra attenzione sulla prescrizione che riguarda il sacramento della penitenza. Ad ogni fedele, è semplicemente raccomandato di confessare i peccati veniali (can. 988, par. 2). Ai membri degli Istituti Secolari, è prescritta la confessione frequente (can. 719, par. 3).

E' anche chiaro che pratiche della vita spirituale terranno conto delle condizioni di un'esistenza nel mondo. Comunque, non sarà mai per ridurne l'importanza, ma solo per adattarle alle persone, ai luoghi e alle circostanze. Gli orari e i luoghi di preghiera del laico non saranno necessariamente quelli dei religiosi che vivono in comunità con un oratorio proprio. I testi di preghiera potranno essere diversi. Il membro di un Istituto Secolare porterà spontaneamente nella sua preghiera le intenzioni del mondo nel quale vive. Ma la preghiera non cambierà di natura. La consacrazione particolare a Dio manterrà tutte le sue esigenze.

Prospettive per il futuro

Il Sinodo sui laici ci ha portato a ricordare con chiarezza e con forza che i membri degli Istituti Secolari sono dei veri laici. Ma anche che questi laici sono al tempo stesso e in modo indissolubile dei consacrati.

Questi Istituti non sono una nuova varietà, più discreta e come sotterranea, della vita religiosa, ma una realtà distinta, una vera elevazione della condizione dei laici attraverso la professione dei consigli evangelici.

Abbiamo parlato poco degli Istituti Secolari sacerdotali. Ma molte delle cose che abbiamo detto si applicano anche ad essi. Infatti, l'appartenenza ad un Istituto Secolare non cambia la condizione canonica nel popolo di Dio. Ciò non vale soltanto per i laici, ma anche per i sacerdoti secolari (e i diaconi).

Oggi nella Chiesa si diffondono dei gruppi spirituali ed apostolici che in Italia vengono indicati con il nome di movimenti ecclesiali, e in Francia di "nuove comunità". Alcuni di essi hanno già adottato le strutture della vita religiosa o degli Istituti Secolari; altri si orientano nello stesso senso. Ma è probabile che non tutti seguiranno questa direzione. Molti di tali gruppi hanno avuto un forte riconoscimento nel campo pubblico e comunitario. Ciò li distingue dagli Istituti Secolari. Non è il momento di ricordare che lo Spirito soffia dove vuole e che l'unità del Corpo mistico è fatta di una varietà di carismi e di funzioni? D'altra parte, sappiamo che la Chiesa è pronta ad accogliere nuove forme di vita consacrata (can. 605), ma anche, in modo più generico, nuove forme di impegno cristiano.

Ad ogni modo questa fioritura non diminuisce minimamente il ruolo proprio degli Istituti Secolari nella Chiesa di oggi e di domani:

"Essi ripetono che l'appello alla santità è iscritto nella logica del battesimo";

"Essi moltiplicano la presenza di cristiani autentici, capaci di essere ovunque degli apostoli;

"Essi rispondono alla situazione contemporanea dando la possibilità ai veri cristiani di essere presenti nelle strutture profane del mondo moderno".

Ho preso in prestito queste tre frasi dal Padre J. M. Perrin, o.p. (DS, t. V, col. 1783). Esse hanno la capacità di darvi piena fiducia in una forma di vita consacrata, che voi avete liberamente scelta il giorno della vostra incorporazione nel vostro Istituto, e che è palesemente un'opera dello Spirito.

Per riassumere e concludere: voi siete dei laici consacrati, siete l'uno e l'altro, in modo totale e inseparabile. Lo ripeto qui ancora una volta, perché non c'è una comprensione profonda degli Istituti Secolari se si prescinde da questo. Nella Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesia la Chiesa ha voluto dare pieno accesso alla vita consacrata mediante i tre consigli evangelici, a laici che restano e operano nel mondo. Ogni Istituto Secolare è dunque una scuola di santità, che ha ricevuto la garanzia della Chiesa. Ecco l'essenziale che bisogna dire e ripetere, e sul quale si dovrà meditare sempre più.

Discorso ai partecipante
al IV Congresso Mondiale degli Istituti Secolari
S. S. Giovanni Paolo II, 26 agosto 1988




Carissimi fratelli e sorelle degli Istituti Secolari!

1. Con grande gioia vi accolgo in occasione del vostro IV Congresso Mondiale, e vi ringrazio per questa numerosa e significativa presenza. Voi siete rappresentanti qualificati di una realtà ecclesiale che è stata, specialmente in questo secolo, segno di una speciale “mozione” dello Spirito Santo in seno alla Chiesa di Dio. Gli Istituti Secolari, infatti, hanno chiaramente messo in luce il valore della consacrazione anche per quanti operano “nel secolo”, cioè per coloro che sono inseriti nelle attività terrene, sia come sacerdoti secolari, sia, soprattutto, come laici. Per il laicato, anzi, la storia degli Istituti Secolari segna una tappa preziosa nello sviluppo della dottrina riguardante la peculiare natura dell’apostolato laicale e nel riconoscimento della vocazione universale dei fedeli alla santità ed al servizio a Cristo.

La vostra missione è oggi situata in una prospettiva consolidata da una tradizione teologica: essa consiste nella “consacratio mundi”, cioè nel ricondurre a Cristo, come ad un unico capo, tutte le cose (cf. Ef 1, 10), operando dal di dentro, nelle realtà terrene.

Mi compiaccio per il tema scelto per la presente assemblea: “La missione degli Istituti Secolari nel mondo del 2000”. In realtà, questo è un argomento complesso, che corrisponde alle speranze ed alle attese della Chiesa nel suo prossimo futuro.

Tale programma è quanto mai stimolante per voi, perché apre alla vostra specifica vocazione ed esperienza spirituale gli orizzonti del terzo millennio di Cristo, al fine di aiutarvi a realizzare sempre più consapevolmente la vostra chiamata alla santità vivendo nel secolo, e a collaborare mediante la consacrazione interiormente e autenticamente vissuta nell’opera di salvezza e di evangelizzazione di tutto il Popolo di Dio.

2. Saluto il Cardinal Jean Jérôme Hamer, Prefetto della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, il quale vi ha intrattenuto sulle conclusioni del recente Sinodo dei Vescovi e sulle conseguenze che tali conclusioni comportano per la vostra comunità. E nel salutare tutti i collaboratori, gli organizzatori e tutti voi qui presenti con i fratelli e le sorelle degli istituti da voi rappresentati, a tutti rivolgo un cordialissimo augurio: che, cioè, la presente assemblea sia occasione propizia per vivere una profonda esperienza di comunione ecclesiale, di solidarietà, di grazia e di conforto per il vostro cammino, che illumini di luce particolare la vostra vocazione specifica.

3. L’impatto con il terzo millennio dell’era cristiana è indubbiamente stimolante per tutti coloro che intendono dedicare la propria vita al bene ed al progresso dell’umanità. Noi tutti vorremmo che l’era nuova corrispondesse all’immagine, che il Creatore ha ideato per l’umanità. È lui che costruisce e conduce avanti la storia, come storia di salvezza per gli uomini di ogni epoca. Ciascuno, perciò, è chiamato ad impegnarsi per realizzare nel nuovo millennio un nuovo capitolo della storia della redenzione.

Voi intendete contribuire alla santificazione del mondo dall’interno, “in saeculo viventes”, operando dall’intimo delle realtà terrene, “praesertim ab intus”, secondo la legge della Chiesa (cf. Codex Iuris Canonici, 710).

Pur nella condizione di secolarità, voi siete dei consacrati. Di qui l’originalità del vostro compito: voi siete a pieno titolo, laici; ma siete consacrati, vi siete legati a Cristo con una vocazione speciale, per seguirlo più da vicino, per imitare la sua condizione di “servo di Dio”, nell’umiltà dei voti di castità, povertà e obbedienza.

4. Voi siete consapevoli di condividere con tutti i cristiani la dignità di essere figli di Dio, membra vive di Cristo, incorporati alla Chiesa, insigniti, mediante il Battesimo, del sacerdozio comune dei fedeli. Ma avete anche accolto il messaggio intrinsecamente connesso con tale dignità: quello dell’impegno per la santità, per la perfezione della carità; quello di corrispondere alla chiamata dei consigli evangelici, nei quali si attua una donazione di sé a Dio ed a Cristo con cuore indiviso e con pieno abbandono alla volontà ed alla guida dello Spirito. Tale impegno voi lo attuate, non separandovi dal mondo, ma dall’interno delle complesse realtà del lavoro, della cultura, delle professioni, dei servizi sociali di ogni genere. Ciò significa che le vostre attività professionali e le condizioni di condivisione con gli altri laici delle cure terrene, saranno il campo di prova, di sfida, la croce, ma anche l’appello, la missione e il momento di grazia e di comunione con Cristo, nel quale si costruisce e si sviluppa la vostra spiritualità.

Ciò richiede, come ben sapete, un continuo progresso spirituale nel vostro modo di agire nei confronti degli uomini, delle realtà e della storia. Si richiede da voi la capacità di cogliere, tanto nelle piccole come nelle grandi vicende del mondo, una presenza, quella di Cristo Salvatore, il quale cammina sempre accanto all’uomo, anche quando questi lo ignora e lo nega. Ciò richiede, ancora, una attenzione permanente al significato salvifico degli eventi quotidiani, affinché si possano interpretare alla luce della fede e dei principi cristiani.

Si esige da voi, perciò, profonda unione con la Chiesa, fedeltà al suo ministero. Vi si domanda amorosa, totale adesione al suo pensiero e al suo messaggio, ben sapendo che ciò va fatto in forza dello speciale vincolo che ad essa vi lega.

Tutto questo non significa una diminuzione della giusta autonomia dei laici in ordine alla consacrazione del mondo; piuttosto si tratta di collocarla nella sua luce propria, affinché non si indebolisca né operi isolatamente. La dinamica della vostra missione, così come voi la intendete, lungi dall’estraniarsi dalla vita della Chiesa, si attua in unione di carità con essa.

5. Un’altra fondamentale esigenza consiste nell’accettazione generosa e consapevole del mistero della croce.

Ogni azione ecclesiale è oggettivamente radicata nell’opera della salvezza, nell’azione redentrice di Cristo, ed attinge la sua forza dal sacrificio del Signore, dal suo sangue sparso sulla croce. Il sacrificio di Cristo, sempre presente nell’opera della Chiesa, costituisce la sua forza e la sua speranza, il suo dono di grazia più misterioso e più grande.

la Chiesa sa bene che la sua storia è storia di abnegazione e di immolazione.

La vostra condizione di laici consacrati vi fa sperimentare ogni giorno quanto ciò sia vero anche nel campo di attività e di missione, che ciascuno di voi svolge. Voi conoscete quale dedizione comporti tale opera per lottare contro se stessi, contro il mondo e le sue concupiscenze; ma solo così si può conseguire quella vera pace interiore, che solo il Cristo può e sa dare.

Proprio questa via evangelica, percorsa spesso in situazioni di solitudine e di sofferenza, è la via che vi dà speranza, poiché nella croce siete sicuri di essere in comunione col nostro Redentore e Signore.

6. Il contesto della croce non vi scoraggi. Esso vi sarà di aiuto e di sostegno per dilatare l’opera della redenzione e portare la presenza santificatrice del Cristo tra i fratelli. Tale vostro atteggiamento manifesterà la provvidente azione dello Spirito Santo, il quale “soffia dove vuole” (Gv 3, 8). Egli solo può suscitare forze, iniziative, segni potenti, mediante i quali porta a compimento l’opera di Cristo.

Il compito di estendere a tutte le opere dell’uomo il dono della redenzione è missione che lo Spirito vi ha donato, è missione sublime, esige coraggio, ma è sempre motivo di beatitudine per voi, se vivrete nella comunione di carità con Cristo e con i fratelli.

La Chiesa del 2000 attende quindi da voi una valida collaborazione lungo l’arduo percorso della santificazione del mondo.

Auspico che il presente incontro possa davvero fortificare i vostri propositi, ed illuminare sempre più i vostri cuori.

Con tali auspici volentieri imparto a tutti voi la mia benedizione apostolica, estensibile alle persone ed alle iniziative affidate al vostro servizio ecclesiale.

S. S. GIOVANNI PAOLO II, 28 AGOSTO 1984

Messaggio del Cardinale Angelo Sodano
per il V Congresso Mondiale Degli Istituti Secolari
7 agosto 1992




Signor Cardinale,

Il Santo Padre, informato dello svolgimento del V Congresso Mondiale degli Istituti Secolari, mi ha incaricato di far pervenire il Suo cordiale saluto agli organizzatori e a tutti i partecipanti all’incontro. Sua Santità esprime, anzitutto, apprezzamento per la scelta del tema: “Gli Istituti Secolari e l’Evangelizzazione oggi”, che si inserisce opportunamente nel vasto impegno della Chiesa per la promozione della nuova evangelizzazione. Si tratta di un processo di grazia, che tocca il suo culmine nella sempre necessaria conversione del cuore, intesa come ritorno a Dio, Padre provvidente e misericordioso, e disponibilità verso i fratelli, che attendono comprensione, amore e solidale annuncio della Parola rivelata.

Oggi la missione evangelizzatrice della Chiesa deve tener conto delle profonde trasformazioni culturali e sociali del nostro tempo, le quali non di rado, anziché favorire, possono essere di ostacolo all’azione missionaria. Gli appartenenti agli Istituti Secolari sono ben consapevoli di queste sfide, cui sono chiamati a far fronte, perché hanno ricevuto il dono di una “forma di consacrazione nuova e originale, suggerita dallo Spirito Santo per essere vissuta in mezzo alle realtà temporali, e per immettere la forza dei consigli evangelici - cioè dei valori divini ed eterni - in mezzo ai valori umani e temporali” (Insegnamenti di Paolo VI, X (1972), 943).

Lo Spirito Santo ha concesso loro la grazia di configurarsi più radicalmente a Gesù nel cammino che egli ha compiuto per riconciliare gli uomini, per abbattere il muro di inimicizia (Ef 2, 14) e per ricreare la Nuova Umanità. Per realizzare pienamente tutto ciò, occorre un “nuovo ardore”: si richiede che gli Istituti Secolari si impegnino straordinariamente nella testimonianza della novità del Vangelo. Senza una corrispondenza più ardente alla chiamata alla santità per comunicare il Vangelo della Pace al mondo che sta per entrare nel nuovo millennio, ogni sforzo si ridurrebbe ad un tentativo senza efficacia apostolica. Nuovi debbono essere anche i metodi per comunicare la novità del Vangelo al mondo. A tal fine i membri degli Istituti Secolari devono aprirsi alle nuove forme di comunicazione che vengono loro offerte dal progresso della tecnica. Ma non bisogna dimenticare che anche la comunicazione deve adeguarsi alla novità che è chiamata a diffondere. Essa deve distinguersi per semplicità evangelica e per proposta gratuita (Mt 10, 8), al fine di favorire una risposta libera, responsabile e gioiosa.

L’esperienza della ricerca e dell’incontro personale con il Dio vivente è quanto si ha di più prezioso da offrire agli uomini. Non c’è dubbio che la chiamata alla santità sta alla radice della chiamata alla nuova evangelizzazione. Questa richiede una profonda comunione ecclesiale, che ha inizio in seno ai propri Istituti e si amplia in una affettiva ed effettiva comunione con tutto il popolo di Dio. La stretta relazione che esiste tra la costruzione della comunità cristiana e il servizio al mondo è stata chiaramente espressa dal Santo Padre Giovanni Paolo II nella Esortazione Apostolica Christifideles laici (n. 34), là dove afferma che “è urgente rifare il tessuto cristiano della società umana. Ma la condizione è che si rifaccia il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali”.

Ma la nuova evangelizzazione richiede anche un servizio al mondo. I modi di realizzazione, secondo le vocazioni particolari e le necessità concrete, sono molteplici: la testimonianza di vita, il dialogo e la militanza, il contatto personale, il servizio nascosto, la presenza individuale e comunitaria, l’annuncio e la denuncia profetica, la difesa della verità e la testimonianza dell’amore. È importante che in un mondo segnato dalla “cultura della morte”, ma che pure anela ai valori dello Spirito, gli Istituti Secolari siano capaci di essere segni del Dio vivo ed artefici della “cultura della solidarietà cristiana”.

Il Santo Padre, pertanto, esorta tutti a continuare in tale cammino, ad accrescere le molteplici iniziative di animazione cristiana e a non temere di rendersi presenti nei vari “areopaghi moderni” per proclamarvi con le parole e con i fatti la buona novella del Vangelo. L’impegno per la pace e lo sviluppo dei popoli, la difesa dei diritti umani, la promozione della donna e l’educazione dei giovani sono alcuni di questi “areopaghi” del mondo moderno, in cui gli Istituti Secolari debbono sentirsi impegnati.

Con questi voti, invocando su tutti i partecipanti al Convegno e su tutti i membri degli Istituti Secolari la protezione di Maria SS.ma, Regina degli Apostoli e Stella dell’evangelizzazione, il Sommo Pontefice imparte di cuore l’implorata Benedizione Apostolica, propiziatrice dei più abbondanti favori celesti.

Colgo volentieri l’occasione per confermarmi con sensi di profondo ossequio dell’Eminenza Vostra Reverendissima dev.mo nel Signore,

ANGELO CARD. SODANO,
Segretario di Stato

Esortazione Apostolica Vita Consecrata - S. S. Giovanni Paolo II, 1996




GLI ISTITUTI SECOLARI

10. Lo Spirito Santo, artefice mirabile della varietà dei carismi, ha suscitato nel nostro tempo nuove espressioni di vita consacrata, quasi a voler corrispondere, secondo un provvidenziale disegno, alle nuove necessità che la Chiesa oggi incontra nell'adempimento della sua missione nel mondo.

Il pensiero va innanzitutto agli Istituti secolari, i cui membri intendono vivere la consacrazione a Dio nel mondo attraverso la professione dei consigli evangelici nel contesto delle strutture temporali, per essere così lievito di sapienza e testimoni di grazia all'interno della vita culturale, economica e politica. Attraverso la sintesi, che è loro specifica, di secolarità e consacrazione, essi intendono immettere nella società le energie nuove del Regno di Cristo, cercando di trasfigurare il mondo dal di dentro con la forza delle Beatitudini. In questo modo, mentre la totale appartenenza a Dio li rende pienamente consacrati al suo servizio, la loro attività nelle normali condizioni laicali contribuisce, sotto l'azione dello Spirito, all'animazione evangelica delle realtà secolari. Gli Istituti secolari contribuiscono così ad assicurare alla Chiesa, secondo la specifica indole di ciascuno, una presenza incisiva nella società.

Una preziosa funzione svolgono anche gli Istituti secolari clericali, in cui sacerdoti appartenenti al presbiterio diocesano, anche quando viene ad alcuni di loro riconosciuta l'incardinazione al proprio Istituto, si consacrano a Cristo mediante la pratica dei consigli evangelici secondo uno specifico carisma. Essi trovano nelle ricchezze spirituali dell'Istituto a cui appartengono un grande aiuto per vivere intensamente la spiritualità propria del sacerdozio e, in tal modo, essere fermento di comunione e di generosità apostolica tra i confratelli.

S. S. GIOVANNI PAOLO II, 28 AGOSTO 1984

Card. Eduardo Martínez Somalo

Indirizzo di apertura al Simposio nel

50ª Anniversario della Provida Mater Ecclesia

(31 gennaio 1997)




Carissimi Partecipanti a questo simposio,

rendo grazie al Signore per la provvidenziale opportunità di incontrare una così rilevante rappresentanza di membri di vari Istituti Secolari, riuniti in questa Pontificia Università che da oltre 400 anni è una delle protagoniste della ricerca e della cultura teologica tra le più prestigiose e qualificate.

Ringrazio coloro che hanno fortemente voluto questo simposio: la Conferenza Mondiale degli Istituti Secolari, che attraverso il suo Consiglio Esecutivo ha organizzato gli incontri di questi giorni, per ricordare adeguatamente la data tanto significativa nella vita di tutti gli Istituti Secolari: i 50 anni della Costituzione Apostolica Provida Mater, promulgata appunto il 2 febbraio 1947 dal Santo Padre Pio XII di venerata e santa memoria. E sono anche 50 anni che il Dicastero al quale Mons. Dorronsoro ed io prestiamo il nostro servizio, ha avuto affidata la competenza per questa particolare forma di vita consacrata, che ha ormai consolidato e precisato la sua fisionomia e la sua missione specifica nella grande famiglia della Chiesa.

La nostra gioia, ed il nostro ringraziamento alla Santissima Trinità, sono senz'altro condivisi da coloro che, nel consolante mistero della Comunione dei Santi, vivono già per sempre in Dio, e partecipano assieme a noi al gaudio di tutta la Chiesa. E' doveroso ricordare l'artefice saggio e illuminato di ciò che stiamo celebrando, il venerato Padre Arcadio Larraona, dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria (Claretiani), futuro Cardinale, e all'epoca, Sottosegretario della Sacra Congregazione dei Religiosi, il cui ricordo è ancora vivo e grato in tanti di noi, e la cui memoria è in benedizione!

A lui, il Sommo Pontefice Pio XII affidò nel 1941 lo studio del problema di questi nuovi Istituti, istituendo una Commissione composta da membri delle Congregazioni dell'allora S. Uffizio e dei Religiosi, in vista di una adeguata legislazione in materia. Così si arrivò alla promulgazione del documento pontificio che conteneva una esposizione del fondamento teologico e giuridico degli Istituti Secolari e la Legge peculiare che li regge.

Pio XII inoltre precisò ancora, l'anno seguente, la dottrina relativa alla nuova forma di vita consacrata, col Motu proprio Primo feliciter mentre nello stesso anno la Sacra Congregazione dei Religiosi sottolineò alcuni punti con l'istruzione Cum Sanctissimus.

Con questi Documenti possiamo dire che è avvenuto un arricchimento nella Chiesa, in quanto viene riconosciuta la possibilità di una totale consacrazione anche per coloro che scelgono di restare nel mondo, unendo secolarità e consacrazione come elementi costitutivi dei nuovi Istituti. La piena consacrazione e la totale secolarità vengono dichiarate non solo compatibili, ma anche in aiuto reciproco, rispondenti alle esigenze dei tempi moderni; insieme al classico riferimento evangelico della città posta sul monte e della luce posta sul candelabro, viene messa in evidenza l'immagine del sale e del lievito che fanno insaporire e crescere.

Il Magistero Pontificio ha in seguito ulteriormente confermato la dottrina e la prassi degli Istituti Secolari; così il Concilio Vaticano II, che raccomanda loro di conservare la propria fisionomia, tenendo molto alla formazione nelle cose divine e umane (cfr. PC 11); e ancora riconosce l'opera dei consacrati secolari utilissima nelle missioni, come segno di dedizione totale alla evangelizzazione del mondo (cfr. AG 40). E venticinque anni fa, celebrando nella stessa data di quest'anno l'anniversario particolarmente solenne, il Santo Padre Paolo VI vi incoraggiava ad offrire la vostra testimonianza di secolarità consacrata, tanto necessaria perché la Chiesa possa incarnare il nuovo atteggiamento che esige il mondo d'oggi! (cfr.: Discorso di Paolo VI nel XXV° della Provida Mater, Roma 2 febbraio 1972).

Gli illustri Relatori che tra breve interverranno, approfondiranno questi temi, tracciando le linee essenziali del cammino cinquantennale che ci ha condotto fino alla Esortazione Apostolica Post-sinodale Vita Consecrata, in cui il Santo Padre Giovanni Paolo II ancora una volta invita tutti i consacrati nel mondo ad immettere nella società le energie nuove del Regno di Cristo, cercando di trasfigurare il mondo con la forza delle Beatitudini (cfr. VC 10). Anche per questo dono dell'Esortazione che il Santo Padre ci ha offerto come ulteriore riflessione sulla magnifica realtà della vocazione alla totale sequela di Cristo, sgorga nel nostro animo un sincero sentimento di filiale gratitudine.

Non mi resta che formulare un augurio cordiale e sincero che si fa preghiera per tutti voi. Augurio e preghiera con voi affinché gli Istituti Secolari siano sempre fedeli al loro carisma, mirando al giusto equilibrio tra la secolarità e la consacrazione; attingano alla fonte della loro spiritualità, meditino con coraggio, senza false interpretazioni, la volontà dei Fondatori, che in risposta ad una precisa ispirazione dello Spirito di Verità, hanno iniziato un cammino di santità che la Chiesa ha fatto proprio, e attraverso il quale tutti coloro che lo seguono hanno la certezza di rispondere generosamente alla chiamata divina.
Sono certo che la nuova evangelizzazione del terzo millennio dell'era cristiana vedrà tutti voi protagonisti convinti ed impegnati nell'annuncio sempre nuovo della Salvezza che può venire al mondo soltanto da Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre, e al Quale va la nostra lode e il nostro ringraziamento!

Discorso ai partecipanti al Simposio
Internazionale sul 50º Anniversario diProvida Mater Ecclesia
S. S. Giovanni Paolo II, 1 febbraio 1997




Signor Cardinale, Venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Vi accolgo con grande affetto in questa speciale Udienza con cui si vuole ricordare e celebrare una data importante per gli Istituti Secolari. Ringrazio il Signor Cardinale Martínez Somalo per le parole con le quali, interpretando i sentimenti di voi tutti, ha posto nella sua giusta luce il significato di questo incontro, che raccoglie simbolicamente in quest’Aula innumerevoli persone sparse nel mondo intero. Ringrazio anche il vostro rappresentante che ha parlato dopo il Cardinale.

La materna sollecitudine ed il sapiente affetto della Chiesa per i suoi figli, che dedicano la vita a Cristo nelle varie forme di speciale consacrazione, si espresse cinquant’anni fa nella Costituzione Apostolica Provida Mater Ecclesia, che intese dare nuovo assetto canonico all’esperienza cristiana degli Istituti Secolari (cfr Pio XII, Provida Mater Ecclesia, AAS 39 [1947], 114-124).

Con felice intuizione, anticipando alcuni temi che avrebbero trovato nel Concilio Vaticano II la loro adeguata formulazione, il mio predecessore di venerata memoria, Pio XII, confermò con la sua autorità apostolica un cammino e una forma di vita che già da un secolo avevano attirato molti cristiani, uomini e donne: essi si impegnavano nella sequela di Cristo vergine, povero e obbediente, rimanendo nella condizione di vita del proprio stato secolare. È bello riconoscere, in questa prima fase della storia degli Istituti Secolari, la dedizione e il sacrificio di tanti fratelli e sorelle nella fede, che affrontarono intrepidi la sfida dei tempi nuovi. Essi offrirono una testimonianza coerente di vera santità cristiana nelle condizioni più diverse di lavoro, di abitazione, d’inserimento nella vita sociale, economica e politica delle comunità umane alle quali appartenevano.

Non possiamo dimenticare l’intelligente passione con la quale alcuni grandi uomini di Chiesa accompagnarono tale cammino negli anni che precedettero immediatamente la promulgazione della Provida Mater Ecclesia. Tra i tanti, oltre al citato Pontefice, mi piace ricordare con affetto e gratitudine l’allora Sostituto della Segreteria di Stato, il futuro Papa Paolo VI, Mons.Giovanni Battista Montini, e colui che al tempo della Costituzione Apostolica era Sotto-Segretario della Congregazione dei Religiosi, il venerato Cardinale Arcadio Larraona, che ebbero grande parte nella elaborazione e definizione della dottrina e delle scelte canoniche contenute nel documento.

2. A distanza di mezzo secolo, la Provida Mater Ecclesia ci appare ancora di grande attualità. L’avete messo in evidenza durante i lavori del vostro Simposio internazionale. Essa anzi si caratterizza per un suo afflato profetico, che merita di essere sottolineato. La forma di vita degli Istituti Secolari, infatti, oggi più che mai, si mostra come una provvidenziale ed efficace modalità di testimonianza evangelica nelle circostanze determinate dall’odierna condizione culturale e sociale nella quale la Chiesa è chiamata a vivere e ad esercitare la propria missione. Con l’approvazione di tali Istituti la Costituzione, coronando una tensione spirituale che animava la vita della Chiesa almeno dai tempi di San Francesco di Sales, riconosceva che la perfezione della vita cristiana poteva e doveva essere vissuta in ogni circostanza e situazione esistenziale, essendo la vocazione alla santità universale (cfr Pio XII, Provida Mater Ecclesia, 118). Di conseguenza, affermava che la vita religiosa - intesa nella sua propria forma canonica - non esauriva in se stessa ogni possibilità di sequela integrale del Signore, ed auspicava che attraverso la presenza e la testimonianza della consacrazione secolare si determinasse un rinnovamento cristiano della vita familiare, professionale e sociale, grazie al quale scaturissero nuove ed efficaci forme di apostolato, rivolte a persone ed ambienti normalmente lontani dal Vangelo e quasi impenetrabili al suo annuncio.

3. Già anni fa, rivolgendomi ai partecipanti al secondo Congresso internazionale degli Istituti Secolari, affermavo che essi si trovano “per così dire, al centro del conflitto che agita e divide l’animo moderno” (Giovanni Paolo II, Alla Conferenza mondiale degli Istituti secolari, 28 ago. 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. III, 2, 1980, p. 469). Con questa espressione intendevo riprendere alcune considerazioni del mio venerato predecessore, Paolo VI, che aveva parlato degli Istituti Secolari come della risposta ad un’ansia profonda: quella di trovare la strada della sintesi tra la piena consacrazione della vita secondo i consigli evangelici e la piena responsabilità di una presenza e di un’azione trasformatrice al di dentro del mondo, per plasmarlo, perfezionarlo e santificarlo (cfr Paolo VI, Ai rappresentanti degli Istituti secolari sacerdotali e laicali, 2 feb. 1972: Insegnamenti di Paolo VI, vol. X, 1972, p. 102).

Da un lato, infatti, assistiamo al rapido diffondersi di forme di religiosità che propongono esperienze affascinanti, in qualche caso anche impegnative ed esigenti. L’accento, però, è posto sul livello emotivo e sensibile dell’esperienza, più che su quello ascetico e spirituale. Si può riconoscere che tali forme di religiosità tentano di rispondere ad un sempre rinnovato anelito di comunione con Dio, di ricerca della verità ultima su di Lui e sul destino dell’umanità. E si presentano con il fascino della novità e del facile universalismo. Queste esperienze, però, suppongono una concezione di Dio ambigua, che s’allontana da quella offerta dalla Rivelazione. Esse, inoltre, risultano avulse dalla realtà e dalla concreta storia dell’umanità.

A questa religiosità si contrappone una falsa concezione della secolarità, secondo cui Dio resta estraneo alla costruzione del futuro dell’umanità. La relazione con Lui va considerata come una scelta privata e una questione soggettiva, che può essere tutt’al più tollerata, purché non pretenda di incidere in qualche modo sulla cultura o sulla società.

4. Come, dunque, affrontare questo immane conflitto che attraversa l’animo e il cuore dell’umanità contemporanea? Esso diventa una sfida per il cristiano: la sfida a diventare operatore di una nuova sintesi tra il massimo possibile di adesione a Dio e alla sua volontà e il massimo possibile di partecipazione alle gioie e alle speranze, alle angosce e ai dolori del mondo, per volgerli verso il progetto di salvezza integrale che Dio Padre ci ha manifestato in Cristo, e continuamente mette a nostra disposizione attraverso il dono dello Spirito Santo.

I membri degli Istituti Secolari proprio a questo si impegnano, esprimendo la loro piena fedeltà alla professione dei consigli evangelici in una forma di vita secolare, carica di rischi e di esigenze spesso imprevedibili, ma ricca di una potenzialità specifica ed originale.

5. Portatori umili e fieri della forza trasformante del Regno di Dio e testimoni coraggiosi e coerenti del compito e della missione di evangelizzazione delle culture e dei popoli, i membri degli Istituti Secolari sono, nella storia, segno di una Chiesa amica degli uomini, capace di offrire consolazione per ogni genere di afflizione, pronta a sostenere ogni vero progresso dell’umana convivenza, ma insieme intransigente contro ogni scelta di morte, di violenza, di menzogna e d’ingiustizia. Essi sono, pure, segno e richiamo per i cristiani del compito di prendersi cura, in nome di Dio, di una creazione che rimane oggetto dell’amore e del compiacimento del suo Creatore, anche se segnata dalla contraddizione della ribellione e del peccato, e bisognosa di essere liberata dalla corruzione e dalla morte.

C’è da meravigliarsi se l’ambiente con cui essi dovranno misurarsi sarà spesso poco disposto a comprendere ed accettare la loro testimonianza?

La Chiesa oggi attende uomini e donne che siano capaci di una rinnovata testimonianza al Vangelo e alle sue esigenze radicali, stando dentro alla condizione esistenziale della gran parte delle creature umane. Ed anche il mondo, spesso senza averne coscienza, desidera l’incontro con la verità del Vangelo per un vero e integrale progresso dell’umanità, secondo il piano di Dio.

In una condizione di tal genere, si richiede ai membri degli Istituti Secolari una grande determinazione e una limpida adesione al carisma tipico della loro consacrazione: quello di operare la sintesi di fede e vita, di Vangelo e storia umana, di integrale dedizione alla gloria di Dio e di incondizionata disponibilità a servire la pienezza della vita dei fratelli e delle sorelle, in questo mondo.

I membri degli Istituti Secolari sono per vocazione e per missione al punto d’incrocio tra l’iniziativa di Dio e l’attesa della creazione: l’iniziativa di Dio, che portano nel mondo attraverso l’amore e l’intima unione a Cristo; l’attesa della creazione, che condividono nella condizione quotidiana e secolare dei loro simili, caricandosi delle contraddizioni e delle speranze di ogni essere umano, soprattutto dei più deboli e dei sofferenti.

Agli Istituti Secolari, in ogni caso, è affidata la responsabilità di richiamare a tutti questa missione, attestandola con una speciale consacrazione, nella radicalità dei consigli evangelici, affinché l’intera comunità cristiana svolga con sempre maggior impegno il compito che Dio, in Cristo, le ha affidato con il dono del suo Spirito (Giovanni Paolo II, Vita consecrata, nn. 17-22).

6. Il mondo contemporaneo appare particolarmente sensibile alla testimonianza di chi sa assumersi con coraggio il rischio e la responsabilità del discernimento epocale e del progetto di edificazione di un’umanità nuova e più giusta. I nostri sono tempi di grandi rivolgimenti culturali e sociali.

Per questo motivo appare sempre più chiaro che la missione del cristiano nel mondo non può essere ridotta a un puro e semplice esempio di onestà, competenza e fedeltà al dovere. Tutto ciò va presupposto. Si tratta di rivestirsi degli stessi sentimenti di Cristo Gesù per essere nel mondo segni del suo amore. Questo è il senso e lo scopo dell’autentica secolarità cristiana, e quindi il fine e il valore della consacrazione cristiana vissuta negli Istituti Secolari.

In questa linea si rivela quanto mai importante che i membri degli Istituti Secolari vivano intensamente la comunione fraterna sia all’interno del proprio Istituto che con i membri di Istituti diversi. Proprio perché dispersi come il lievito e il sale in mezzo al mondo, essi dovrebbero considerarsi testimoni privilegiati del valore della fraternità e dell’amicizia cristiana, oggi tanto necessarie, soprattutto nelle grandi aree urbanizzate che ormai raccolgono la gran parte della popolazione mondiale.

Mi auguro che ogni Istituto Secolare diventi questa palestra di amore fraterno, questo focolare acceso al quale molti uomini e donne possano attingere luce e calore per la vita del mondo.

7. Infine, chiedo a Maria di dare a tutti i membri degli Istituti Secolari la lucidità del suo sguardo sulla situazione del mondo, la profondità della sua fede nella parola di Dio e la prontezza della sua disponibilità a compierne i misteriosi disegni per una collaborazione sempre più incisiva all’opera della salvezza.

Affidando alle sue mani materne il futuro degli Istituti Secolari, porzione eletta del popolo di Dio, imparto a ciascuno di voi qui presenti la Benedizione Apostolica, che estendo volentieri a tutti i membri degli Istituti Secolari sparsi nei cinque continenti.

S. S. GIOVANNI PAOLO II, 28 AGOSTO 1984

Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata

e le Societá di Vita Apostolica (CIVCSVA)

(19 marzo 1998)


Primi passi per la fondazione di un Istituto Secolare




1. Secondo la prassi consigliata da questo Dicastero, prima di giungere all'erezione canonica di un Istituto Secolare, si raccomanda che gli Ordinari diocesani interessati procedano alla costituzione di una Associazione pubblica, secondo il can. 312 par. 1, 3°.

2. E' molto importante definire bene il carisma del fondatore o della fondatrice, la spiritualità e l'apostolato propri dell'associazione.

3. Comprovata la natura del carisma, l'autenticità di vita, l'utilità, la vitalità, l'efficacia e la stabilità del gruppo, il Vescovo può erigere l'Associazione pubblica anche con poche persone. Nel decreto di erezione dell'Associazione è importante inserire la seguente frase: "in vista di essere eretta in Istituto Secolare di diritto diocesano". Con la suddetta frase, i membri possono vivere una vita in modo analogo a quella dei membri degli Istituti Secolari.

4. La struttura giuridica dell'associazione deve essere già dal suo inizio quella che s'intende avere quando sarà eretta in Istituto Secolare, seguendo le norme del Codice per la parte dedicata agli stessi (can. 710¬-730), tenendo conto ovviamente del numero attuale dei membri e della diffusione dell'Associazione.

5. I membri, pertanto, possono:

1) emettere i voti (o promesse o altri vincoli) privati, i quali nel foro interno sono simili ai voti (o promesse o altri vincoli) fatti in un Istituto Secolare, ma non sono considerati "vincoli sacri" e decadono con la stessa uscita dall'Associazione autorizzata dal Vescovo diocesano;

2) avere una formazione propria,

3) essere retti da un proprio governo, tenendo conto del numero dei membri definitivamente incorporati;

4) essere accettati anche in quanto tali in altre diocesi.

6. La procedura della dimissione dall'Associazione segue i canoni 729, 694 704, con gli adattamenti necessari; i canoni 726, 727 e 730 non si applicano all'Associazione.

7. Questo modo di vivere nell'Associazione faciliterà il passaggio alla vita propria di un Istituto Secolare eretto canonicamente.

8. Il Vescovo che erige l'Associazione ha diritto di approvare, anche "ad experimentum", i suoi Statuti. Nella redazione del testo, sarebbe opportuno valersi di un canonista esperto in questa materia.

9. Quando l'Associazione raggiungerà circa 40 membri "incorporati", il Vescovo diocesano della sede principale potrà consultare la Sede Apostolica, a norma del can. 579, per procedere all'erezione dell'Istituto Secolare di diritto diocesano.

Discorso ai partecipanti
al VII Congresso della Conferenza Mondiale
degli Istituti Secolari
S. S. Giovanni Paolo II, 28 agosto 2000




Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Sono lieto di accogliervi in occasione del vostro Congresso, che dalla celebrazione giubilare in atto riceve un orientamento e uno stimolo particolare. Vi saluto tutti con viva cordialità, rivolgendo un particolare pensiero al Cardinale Eduardo Martínez Somalo, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, che ha interpretato con calore i vostri sentimenti.

Nell'anno del Grande Giubileo la Chiesa invita tutti i laici, ma con un titolo particolare i membri degli Istituti Secolari, all'impegno di animazione evangelica e di testimonianza cristiana all’interno delle realtà secolari. Come ebbi a dire in occasione del nostro incontro per il cinquantesimo anniversario della Provida Mater Ecclesia, voi siete per vocazione e per missione al punto d'incrocio tra l’iniziativa di Dio e l’attesa della creazione: l’iniziativa di Dio, che portate al mondo attraverso l’amore e l’intima unione con Cristo; l’attesa della creazione, che condividete nella condizione quotidiana e secolare dei vostri simili (cfr Insegnamenti di Giovanni Paolo II vol. XX/1, 1997, n. 5, p. 232). Per questo, come consacrati secolari, dovete vivere con consapevolezza operosa le realtà del vostro tempo, perché la sequela di Cristo, che dà significato alla vostra vita, vi impegna seriamente nei confronti di quel mondo che siete chiamati a trasformare secondo il progetto di Dio.

2. Il vostro Congresso Mondiale concentra l’attenzione sul tema della formazione dei membri degli Istituti Secolari. Occorre che essi siano sempre in grado di discernere la volontà di Dio e le vie della nuova evangelizzazione in ogni "oggi" della storia, nella complessità e mutevolezza dei segni dei tempi.

Nell’Esortazione Apostolica Christifideles laici ho dedicato ampio spazio al tema della formazione dei cristiani nelle loro responsabilità storiche e secolari, come anche nella loro diretta collaborazione all’edificazione della comunità cristiana; ed ho indicato le fonti indispensabili di tale formazione: "l’ascolto pronto e docile della parola di Dio e della Chiesa, la preghiera filiale e costante, il riferimento a una saggia e amorevole guida spirituale, la lettura nella fede dei doni e dei talenti ricevuti e nello stesso tempo delle diverse situazioni sociali e storiche entro cui si è inseriti" (n. 59).

La formazione riguarda quindi in modo globale tutta la vita del consacrato. Essa si nutre anche delle analisi e delle riflessioni degli esperti di sociologia e delle altre scienze umane, ma non può trascurare, come suo centro vitale e come criterio per la valutazione cristiana dei fenomeni storici, la dimensione spirituale, teologica e sapienziale della vita di fede, che fornisce le chiavi ultime e decisive per la lettura dell’odierna condizione umana e per la scelta delle priorità e degli stili di un’autentica testimonianza.

Lo sguardo che noi rivolgiamo alle realtà del mondo contemporaneo, sguardo che vorremmo sempre carico della compassione e della misericordia insegnataci da nostro Signore Gesù Cristo, non si ferma a individuare errori e pericoli. Certo, non può trascurare di notare anche gli aspetti negativi e problematici, ma si rivolge subito a individuare vie di speranza e ad indicare prospettive di fervido impegno per la promozione integrale della persona, per la sua liberazione e la pienezza della sua felicità.

3. Nel cuore di un mondo che cambia, nel quale persistono e si aggravano ingiustizie e sofferenze inaudite, voi siete chiamati ad una lettura cristiana dei fatti e dei fenomeni storici e culturali. In particolare, dovete essere portatori di luce e di speranza nella società di oggi. Non lasciatevi ingannare da ingenui ottimismi, ma restate fedeli testimoni di un Dio che certamente ama questa umanità e le offre la grazia necessaria perché possa lavorare efficacemente alla costruzione di un mondo migliore, più giusto e più rispettoso della dignità di ogni essere umano. La sfida, che la cultura contemporanea rivolge alla fede, sembra proprio questa: abbandonare la facile inclinazione a dipingere scenari bui e negativi, per tracciare percorsi possibili, non illusori, di redenzione, di liberazione e di speranza.

La vostra esperienza di consacrati nella condizione secolare vi mostra che non ci si deve attendere l’avvento di un mondo migliore solo dalle scelte che calano dall’alto delle grandi responsabilità e delle grandi istituzioni. La grazia del Signore, capace di salvare e di redimere anche questa epoca della storia, nasce e cresce nei cuori dei credenti. Essi accolgono, assecondano e favoriscono l’iniziativa di Dio nella storia e la fanno crescere dal basso e dall’interno delle semplici vite umane che diventano così le vere portatrici del cambiamento e della salvezza. Basta pensare all’azione esercitata in questo senso dall’innumerevole schiera di santi e sante, anche di quelli non ufficialmente dichiarati tali dalla Chiesa, che hanno segnato profondamente l'epoca in cui sono vissuti, portando ad essa dei valori e delle energie di bene la cui importanza sfugge agli strumenti dell'analisi sociale, ma è ben visibile agli occhi di Dio e alla pensosa riflessione dei credenti.

4. La formazione al discernimento non può trascurare il fondamento di ogni progetto umano che è e rimane Gesù Cristo. La missione degli Istituti Secolari è di "immettere nella società le energie nuove del Regno di Cristo cercando di trasfigurare il mondo dal di dentro con la forza delle Beatitudini" (Vita consecrata, 10). La fede dei discepoli diventa in questo modo anima del mondo, secondo la felice immagine della lettera "A Diogneto", e produce un rinnovamento culturale e sociale che va messo a disposizione dell'umanità. Quanto più l'umanità si trova lontana ed estranea rispetto al messaggio evangelico, tanto più dovrà risuonare forte e persuasivo l'annuncio della verità di Cristo e dell'uomo redento in Lui.

Certo, si dovrà fare sempre attenzione alle modalità di questo annuncio, perché l’umanità non lo avverta come invadenza e imposizione da parte dei credenti. Al contrario, sarà nostro compito far sì che appaia sempre più chiaro che la Chiesa, portatrice della missione di Cristo, si prende cura dell’uomo con amore. E lo fa non per l'umanità in astratto, ma per questo uomo concreto e storico, nella convinzione che "questo uomo è la prima via che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione... la via tracciata da Cristo stesso, via che immutabilmente passa attraverso il mistero dell'Incarnazione e della Redenzione" (Redemptor hominis, 14; cfr Centesimus annus, 53).

5. La vostra formazione iniziale e permanente, cari responsabili e membri degli Istituti Secolari, va nutrita da queste certezze. Essa produrrà frutti abbondanti nella misura in cui continuerà ad attingere all’inesauribile tesoro della Rivelazione, letto e proclamato con sapienza e amore dalla Chiesa.

A Maria, Stella dell'evangelizzazione, che della Chiesa è icona ineguagliabile, affido il vostro cammino per le strade del mondo. Sia accanto a voi e la sua intercessione renda fecondi i lavori del vostro Congresso e doni fervore e rinnovato slancio apostolico alle Istituzioni che voi qui rappresentate, affinché l'evento giubilare segni l'inizio di una nuova Pentecoste e di un profondo rinnovamento interiore.

Con questi voti a tutti imparto, quale pegno di costante affetto, l'Apostolica Benedizione.

S. S. GIOVANNI PAOLO II, 28 AGOSTO 1984

TORNA SU